A scuola tra Invalsi e Expo
Francesco Di Lorenzo - 17-05-2014
È vero, sulle prove Invalsi si è detto tutto. E Fuoriregistro ha dato ampio spazio al dibattito che è tutt'ora in corso. L'ultima notizia in ordine di tempo è che anche la Cgil-scuola ha preso posizione contro questo tipo di valutazione. Non lo aveva mai fatto apertamente, finora si era limitata a non essere esplicitamente favorevole. Quantomeno ci sarebbe bisogno, ha detto Mimmo Pantaleo, di sospendere tali prove fino a quando non si decide come e quale tipo di valutazione 'seria' bisognerà adottare. Invece, l'assessore all'Istruzione della regione Lombardia ed ex sottosegretario, Valentina Aprea, ha chiesto - sia al suo direttore dell'Ufficio scolastico che al Ministro direttamente - "l'eventuale adozione di tutte le conseguenti misure a tutela della valutazione". Ma non contenta, ha detto: "Ritengo che anche quei limitati casi di ammutinamento organizzato, per boicottare la somministrazione dei test, evidenziati dalla stampa siano inopportuni e censurabili". Speriamo solo che il ministro non risponda in alcun modo a questa istigazione alla stupidità. Ma come? A parte le proteste e gli scioperi che nessuno può censurare (da qui la stupidità della richiesta) c'è una larghissima parte di studenti, genitori e docenti che stanno gridando in tutti i modi possibili che questo tipo di test sono lontani dalla realtà scolastica, non hanno nessun valore, non dicono niente della qualità della scuola.
La verità è che test Invalsi non sono presi in seria considerazione da nessuno. Vengono eseguiti con aperta ostilità o, al limite, con grande diffidenza. Insomma, se la situazione è questa, si dica che altro bisogna fare per esprimere il proprio dissenso, mandare segnali del proprio pensiero, comunicare la propria opinione.
Il 'cantiere scuola' appena aperto dal ministro Giannini, cioè la volontà di conoscere l'opinione di studenti, genitori, docenti e sindacati, non ha bisogno di molto altro, la situazione è sotto gli occhi di tutti, basta aprire i giornali la mattina, e leggerli.

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Mentre le scuole riescono con dedizione e impegno a portare avanti il discorso sulla 'legalità' coniugandolo in vario modo (e spesso lo fanno con modalità veramente creative), la realtà si incarica di contraddire e vanificare tutto il lavoro di costruzione che viene fatto da migliaia di persone. Pensiamoci. Nelle scuole, anche se non sempre e non in tutte (ma in buona parte) si attuano progetti sulla legalità. Di vario tipo, di vario genere. Si va dalle lezioni che coinvolgono più di mille studenti - come in provincia di Rieti - sugli aspetti economici della legalità, con dati statistici ed esempi sull'evasione fiscale, sullo sperpero delle risorse pubbliche, sullo spaccio della droga, e si continua, come succede in moltissime scuole, con laboratori creativi gestiti benissimo dagli insegnanti che producono, espongono e valorizzano il lavoro dei ragazzi, partendo da singoli episodi o dalla commemorazione delle vittime dell'illegalità.
Infine, su questo argomento, ci sono anche le iniziative del Miur. La nave che il 22 maggio salperà dal porto di Civitavecchia con autorità, vari esponenti e 1500 ragazzi per raggiungere il porto di Palermo e commemorare il giorno 23 maggio le stragi di Capaci e di via D'Amelio, ne è l'esempio più evidente.
Se a tutto questo, però, si aggiungono altre notizie di natura opposta, la contraddizione esplode e il controcanto diventa eclatante. La nuova tangentopoli legata ad Expo 2015, con la visione di buste che passano di mano in mano e la spiegazione di tutto quello che c'è dietro, non fa certo un grande effetto e stride con tutto quello che nelle scuole si cerca di insegnare. Manca l'esempio che rafforza le conoscenze, mentre è la realtà che vanifica tutto un discorso fatto con pazienza, dedizione e amore.
Se poi si legge che ad un concorso per dirigenti alcuni insegnanti sono stati incriminati perché sorpresi a copiare, come studenti qualsiasi presi con le mani nel sacco, beh, allora, la situazione è davvero grave.

Tags: Aprea, Invalsi, Cgil, legalità


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 Franco Dore    - 18-05-2014
nel numero FUORI REGISTRO del 11-03-20 13 commentai un articolo di Luca Perissin sul tema "prove INVALSI" e dintorni. Il commento è tuttora attuale e riporta alcune considerazioni che ripropongo integralmente perché ancora attuali per la soluzione proposta.

La valutazione sull'opportunità che una scuola adotti il sistema INVALSI è di competenza del Collegio Docenti di quella Istituzione; questo prioritario elemento deve essere pacificamente riconosciuto.
Altro è il tema del diritto al compenso per lavoro, ben riconosciuto e quantificato dall'articolista come sopra (200 euro forfetarie prodie procapite); eppure non vi è chi non riconosca che il lavoro reale è svolto dai maestri sia per somministrazione, che per correzione e tabulazione risultati. Sul tema offro l'esperienza maturata lo scorso anno perchè possa essere utilizzata.
Come segretario provinciale della FLC.CGIL della provincia di Olbia ho dovuto affrontare, insieme alle RSU e sigle sindacali CGIL-CISL-UIL, una lunga e complessa vertenza in una scuola elementare. Da una parte il rifiuto della Dirigente a includere nella trattativa sul fondo di istituto circa 23mila euro di fondi residui e dall'altra il preteso misconoscimento del diritto a far valere la delibera del Collegio che non voleva svolgere le prove INVALSI nella scuola con motivazioni squisitamente afferenti alla didattica.
In aperto contrasto con la delibera del Collegio, la Dirigente ha inteso imporre comunque, con ordine di servizio, l'attività all'intera scuola; a tale disposizione abbiamo indicato l'utilizzo della rimostranza ex DPR n.3/57 provocando reiterazione di ordine individuale scritto. Le prove INVALSI si sono quindi svolte, pur nel mugugno e con segnalazione da parte nostra dell'abuso di potere all'Ufficio Scolastico Regionale e riserva di adire vie legali. A fine maggio (quindi ormai fine anno scolastico), il tavolo regionale ex CCNL certificava il diritto alla inclusione fra le risorse disponibili della scuola dei 23mila euro residui.
La preoccupazione della Dirigente di dover retribuire il lavoro delle maestre, dimostrabile dalla emissione degli ordini scritti, DI TASCA PROPRIA, in mancanza di appositi stanziamenti MIUR, ha consentito la stipula di un accordo sindacale che ha compensato ciascuna maestra che ha svolto effettivamente il lavoro dietro ordine scritto con importo pari a 200 euro prodie procapite esattamente come i c.d. "sommministratori" esterni (generalmente Dirigenti Scolastici); il tutto a carico di quei fondi residui di cui prima parlato .
Ecco, qui sta il ruolo del sindacato: questo soggetto non entra nel merito della validità o meno della proposizione di un lavoro perché ciò spetta al Collegio ; ma se il lavoro viene svolto esso va pagato senza meno.
Il principio è esattamente pari a quello, ad esempio, del comparto edile (è molto utile conoscere casa d'altri, si capisce subito cosa non funziona in casa tua): se in un cantiere viene fatto un gettito di calcestruzzo che ha bisogno di 10 ore anziché di 8 ordinarie, le maestranze sono tenute a svolgerlo (è previsto dal loro contratto di lavoro) ma il datore di lavoro è tenuto al pagamento di straordinario aggiuntivo e ciò e pacificamente accettato.
Perché nel Comparto Scuola, dove si fa ancora tantissimo encomiabile volontariato, i DS pretendono di imporre lavoro ancora gratuito ? Il primo diritto del lavoro è quello della retribuzione .