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Pensieri e sogni di una bambina sudanese
Superabile - 02-12-2002

Mi chiamo Joyce, ho otto anni e vivo in Sudan. Il mio Paese è in guerra, una guerra tra nord e sud. Io non ne capisco il motivo, so solo che noi bambini non faremmo mai le guerre. Non posso camminare perché quando ero più piccola mi sono ammalata di poliomielite, una malattia che nei paesi ricchi non esiste più, perché laggiù c'è il vaccino. Qui non è possibile vaccinare i bambini per via della guerra. A causa di questa malattia, i muscoli delle mie gambe sono diventati talmente corti che non ho mai potuto camminare. Nel mio villaggio dicevano che avevo ricevuto una punizione da Dio e per questo non mi volevano a scuola.

Tempo fa il mio amico Peter, che ha avuto la mia stessa malattia, ha raccontato ai miei genitori di un uomo, Erwin che lavora in un centro a Karthoum e che poteva aiutarmi. Così mio padre mi ha portato al Cheshire Home. Lì ho visto tanti bambini come me, bambini che si trascinavano a carponi, ma ho visto anche un sacco di bambini che camminavano con le stampelle e poi tante persone adulte che, più tardi, mio padre mi ha spiegato essere il personale del Cheshire.

Appena arrivata, sono stata subito visitata: «La guariremo» hanno detto a mio padre. Più tardi è arrivato Erwin. Con molta delicatezza mi ha ingessato le gambe: mi facevano un po' male. La sera ho mangiato insieme agli altri bambini: c'è chi è sulla sedia a rotelle, chi ha un braccio ingessato, chi entrambe le gambe, chi i piedi. C'è persino un bambino che non ha più le gambe perché è finito su una mina! Si mangia e si ride. Dormo su un letto comodo: mi hanno detto che degli artigiani stanno costruendo dei nuovi letti, così sarà possibile ospitare 100 bambini al posto dei 50 che ci sono adesso.

Erwin mi ha raccontato che al centro lavorano più di 30 persone: fisioterapisti, infermieri, cuochi, sorveglianti, falegnami, saldatori, fabbri e un chirurgo ortopedico. Non so bene cosa vogliano dire tutte queste parole ma so che anch'io imparerò un mestiere un giorno. Erwin mi ha detto che se tutto va bene potrò presto camminare da sola, con dei sostegni e che poi potrò persino andare a scuola. Di giorno mi ha fatto fare degli esercizi faticosissimi per imparare a tenermi diritta sulle gambe! In poco tempo mi hanno tolto il gesso e mi hanno rimesso sulla mia sedia a rotelle, nel frattempo Keith, il nostro fabbro, anche lui poliomielitico, mi ha preparato delle gambe finte e un deambulatore, in modo da potermi muovere in maniera indipendente. Ho ricevuto persino delle scarpe, le prime scarpe della mia vita! Finalmente posso anch'io andare a scuola e costruirmi un futuro!


Per saperne di più:




Sudan, un popolo senza diritti

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