breve di cronaca
«Né qui né altrove».
L'Unità - 30-11-2002
Da Torino i diecimila 'no' del Movimento alla Bossi-Fini e ai Centri di permanenza


«Né qui né altrove». Questo lo striscione con cui ha sfilato a Torino il corteo nazionale organizzato dal Tavolo dei Migranti dei social forum italiani contro la legge Bossi-Fini e per la chiusura dei centri di permanenza temporanea per stranieri. Al momento della partenza il corteo era composto da circa 10mila manifestanti, ma altri se ne sono aggiunti con l'arrivo degli ultimi pullman e dei treni speciali. La manifestazione si è diretto verso il centro di Corso Brunelleschi. Rilevante lo spiegamento delle forze di polizia. E anche un breve tafferuglio mentre il corteo sfilava, a poca distanza dall'ingresso del Centro di permanenza. Un gruppetto di ragazzi dei centri sociali torinesi si è azzuffato con alcuni giovani dell'estrema destra che avevano provocato i manifestanti. Tutto è terminato in pochi istanti e le forze dell'ordine non sono intervenute.

Alla manifestazione hanno partecipano, oltre a numerose associazioni e forum sociali, anche partiti politici, con alcuni parlamentari e consiglieri, Verdi, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, i Giovani comunisti, l'Arci e diversi sindacati. Presenti al corteo la Cgil i Cobas, i Sin Cobas di Mirafiori, la Federazione dei lavoratori della scuola e la Fiom che ha sfilato anche con uno striscione «In lotta per il futuro no alle zero ore».

«Ritengo importante - ha detto uno dei portavoce dei Disobbedienti, Luca Casarini - che si allarghi nel Paese la voglia di disobbedire ad una legge ingiusta ed insieme a questo si allarghi la consapevolezza degli errori di chi ha voluto i centri di permanenza, veri centri di detenzione, lager che si basano sul principio etnico per incarcerare gente che non ha commesso reati». «Disobbedire alla Bossi-Fini significa concepire la violazione di una legge per rispettare una legge più grande, quella dei diritti umani. Dobbiamo costruire questo percorso con iniziative dal basso, con centri di accoglienza autogestiti».

La manifestazione di Torino non è stata però la sola a contrapporsi oggi alla legge Bossi-Fini e ai Cpt. Un lenzuolo bianco con una grande impronta digitale, «l'impronta della vergogna», ha aperto il corteo di Lecce, partito pochi minuti dopo mezzogiorno dalla Torre Costiera di San Foca di Melendugno e diretto verso il vicino centro per immigrati Regina Pacis, da sempre uno dei più affollati. Tra i circa quattrocento manifestanti, anche il parlamentare dei Verdi, Mauro Bulgarelli e l'attivista dei diritti civili, Dino Frisullo. Dal corteo, slogan contro la legge sull'immigrazione e gli esponenti politici che l'hanno proposta: «Mantovano, Bossi-Fini, siete voi i veri clandestini».

Una delegazione del social forum, con i parlamentari, ha chiesto di incontrare, don Cesare Lodeserto, fondatore e responsabile del Regina Pacis, ma l'incontro è stato rifiutato. «Siamo contenti che questi nostri amici si siano accorti dopo tanti anni che noi ci siamo. Loro sicuramente non c'erano quando questa gente arrivava, quando non c'era da dormire e bisognava organizzare l'accoglienza». Così, don Cesare, il direttore del Regina Pacis di San Foca, ha commentato la manifestazione, aggiungendo poi che «è indiscutibile la libertà di protestare, ma senza dimenticare che la protesta è contro la legge Bossi-Fini». Attualmente il Regina pacis ospita 185 immigrati provenienti dell'Est europeo e dal Nordafrica, di cui 36 donne e 149 uomini.
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