La scelta della scuola
Francesco di Lorenzo - 07-02-2014
Mentre il governo attuale e quindi anche il ministero dell'Istruzione (con annesso ministro) vacillano in modo spaventoso, a Viale Trastevere arriva l'ufficiale giudiziario. Insieme al Codacons hanno deciso di far valere le ragioni di una sentenza non applicata, minacciando di portarsi via addirittura la 'poltrona' del ministro.
Si tratta di una disposizione della giustizia amministrativa che un paio di anni fa aveva imposto al ministero di risarcire 472 insegnanti per non averli pagati correttamente: in pratica, contravvenendo ad una direttiva europea, gli insegnanti in questione erano stati trattati economicamente e giuridicamente in modo difforme dagli altri. Pagati e trattati da precari anche se svolgevano un lavoro uguale agli stabilizzati. E il ministero, a due anni dalla sentenza, ancora non li ha risarciti.
Evidentemente lì, nelle segrete stanze, avranno avuto altro da fare, per esempio, correre dietro ad incombenze più urgenti. Non dimenticando che, nel frattempo, sono passati almeno due (se non tre) ministri, complicando ancora di più le cose e aumentando la confusione tra traslochi e insediamenti.
Intanto, l'Ufficiale giudiziario ha quantificato la somma dovuta dal ministero, elencando una serie di oggetti e suppellettili da pignorare. Si legge che nella lista sono compresi mobili, orologi ombrelli e lampadine. E in più, anche la poltrona dove siede il ministro. Naturalmente l'operazione è stata fatta solo a scopo dimostrativo e simbolico: un modo per dire sbrigatevi. Resta solo una curiosità: ma quanto vale la poltrona del ministro Carrozza?

Tempo di iscrizioni a scuola. È Panorama, settimanale nazionale, che propone una serie di consigli su quale scuola scegliere. Un decalogo (Kieslowski non c'entra) stilato da esperti, per capire qual è la scuola migliore. Naturalmente, scorrendo l'elenco, si capisce che il buon senso la fa da padrone, ma anche la banalità non scherza. Così, troviamo delle cose tipo: se la scuola ha un alto numero di iscrizioni è un buon segnale, se, invece, ci sono troppi episodi di bullismo, no. Oppure, se la scuola che stiamo scegliendo pubblica i risultati delle prove Invalsi, dobbiamo considerarlo un fattore positivo perché vuol dire che non teme il confronto; mentre, è certamente negativo se la scuola non ha spazi ed attrezzature sufficienti. Poi, c'è da capire se nella scuola che stiamo per scegliere, il dirigente è una persona che incarna una leadership 'riconosciuta ed efficace', e se la rivoluzione digitale è entrata a regime e come è vissuta. Interessante ancora sapere se la scuola che sceglieremo organizza corsi di recupero e se ha legami con le aziende, perché in questo caso la positività aumenta di colpo. Insomma, per scegliere una scuola il primo passo è fare un corso di aggiornamento per capirci qualcosa, poi, avere un sacco di tempo libero per fare indagini, chiedere in giro, visitare istituti e siti.
Inoltre, cosa non secondaria, bisogna anche vivere in un posto dove c'è possibilità di scelta, altrimenti si rimane fregati.

Sul quotidiano Il Manifesto, invece, nella rubrica di Giuseppe Caliceti 'i bambini ci parlano', ecco le parole che alcuni alunni hanno usato per presentare la loro scuola:
'Nella nostra scuola possono venire anche bambini che non parlano l'italiano o hanno la pelle diversa dalla mia. Anche se non sono nati in Italia. O sono nati in Italia ma i loro genitori no...
- A scuola possono venire tutti i bambini?
- Certo!
- Anche sordi o muti? O ciechi?
- Certo! Perché sono sempre bambini! Loro vengono nella nostra scuola perché anche se non ci vedono o non ci sentono, loro hanno voglia di stare ugualmente insieme agli altri bambini. Poi possono fare comunque dei miglioramenti. Poi noi possiamo fare compagnia a loro e loro possono fare compagnia a noi. Secondo me, se nella nostra scuola non potevano venire i bambini che non parlavano bene italiano o erano sordi, allora la nostra non era neanche una scuola! Perché la scuola serve propria a imparare a parlare bene, e a scrivere in italiano'.
Si tratta di un testo collettivo, scritto cioè da tutti i bambini. E, in quanto a informazioni sulla scuola, sembra che sia oltremodo illuminante. Dopo i test Invalsi, gli spazi e i computer, guarda un po', ci sono anche le idee.

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