Finale di partita?
Francesco di Lorenzo - 18-01-2014
Ci mancava solo il problema della pulizia delle aule scolastiche. Il taglio delle spese ha portato al dimezzamento dei fondi, così, nell'anno nuovo, nelle scuole che usufruiscono del servizio fatto dalle ditte di pulizia esterne, è scoppiato il caos. Meno soldi, meno addetti e aule che non vengono pulite. Come sempre l'autonomia da noi si risolve in un grande caos. C'era libertà di decidere e chi ha esternalizzato il servizio ha avuto meno collaboratori e oggi si ritrova con poco personale e con le aule sporche. Non c'è che dire. E quando al ministero hanno risposto, in nome dell'autonomia, che le single ditte se la vedano con le singole scuole, non è che abbiano risolto il problema: hanno solo spostato le responsabilità di qualche passo, forse nemmeno. Intanto, la sporcizia rimane.

Stop and go della ministra Carrozza sulla sua idea della Costituente della scuola. O comunque dubbi e incertezze sul proseguimento del suo mandato. In un incontro pubblico ha detto che al...."Miur si sta lavorando seriamente e con grande professionalità per garantire una grande consultazione pubblica, dove sono invitati a partecipare tutti gli uffici scolastici regionali e tanti dirigenti scolastici". In questa affermazione c'è qualcosa che stride. O si è ristretto il campo e avevamo capito male, oppure l'informazione è in questo caso incompleta. All'inizio si era capito che la Costituente fosse aperta all'espressione delle opinioni di tutti, è vero o no? È cambiato qualcosa? Ci sono stati problemi interni? Cambiamenti di rotta? Chissà.
Certo è che quando in Italia, con il il PD in prima fila, si devono decidere le regole delle consultazioni, non è che le idee risultino chiarissime.
Ma non è questo il solo problema perché, nel corso dello stesso incontro, e qui arriva il riferimento allo stop, la ministra Carrozza ha detto esplicitamente che tutto il lavoro del ministero riguardo alla Costituente potrà avere buon fine se il clima politico lo consentirà. Altro dubbio che sorge: che cosa mai significherà questa frase tanto ambigua? C'è e non c'è entusiasmo, lì al ministero? Questa Costituente si farà o non si farà? Si andrà da qualche parte o si sbatterà contro un clima politico avverso e contro un bel rimpasto dentro cui il nome della ministra Carrozza non ci sarà? È questo che si deve e si vorrebbe capire.
Quel che è certo è che non solo non c'è grande prospettiva per questo governo, ma se mai dovesse continuare l'esecutivo, probabilmente il ministro dell'istruzione attuale non avrà un futuro. Dai quotidiani, nei giorni scorsi, si è appreso che in un più che probabile rimpasto governativo, uno dei nomi da sostituire sarebbe proprio quello della ministra Carrozza. Pensate alla situazione che si è creata: un governo che traballa e un ministero dell'istruzione che va avanti stancamente come un corpo agonizzante che si trascina a forza di non si sa che. Ogni ironia e qualsiasi commento sono del tutto inutili.

È vero che viviamo in tempi di forti contraddizioni, ma sarebbe anche opportuno che ogni tanto qualcuno si desse una calmata e portasse nella discussione qualche dose di equilibrio.
Ma a leggere le notizie dell'ultima settimana, l'ipotesi di un po' di chiarezza non è all'ordine del giorno. Così, mentre leggiamo che i nostri ragazzi quando escono dalle scuole non hanno le competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro (lo dice un rapporto presentato a Bruxelles), c'è, proprio accanto, la notizia che la ministra Carrozza invita gli insegnanti a dare meno compiti a casa e a portare di più i ragazzi nei musei. Certo, si potrà obiettare che le due cose, più musei e più competenze (e meno compiti), potrebbero benissimo convivere. Ma, quando ci ricordiamo che negli ultimi anni si sono tagliate drasticamente le ore di laboratorio in tutti gli ordini di scuola, quindi mancano i momenti cruciali per acquisire competenze, come la mettiamo?
Naturalmente, ci teniamo la contraddizione, portiamo di più i ragazzi nei musei che fa sempre bene e nel frattempo spieghiamo ai nostri ragazzi che qui da noi nessuno ha un'idea precisa di scuola. Si va per tentativi, quasi mai 'azzeccati'.

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