Lettera precaria
Marcella Raiola - 06-01-2014
Signora Ministra,
dovrei ringraziarla per gli auguri che mi ha mandato e che ho letto solo oggi, ma non riesco, perché li avverto come auguri "antifrastici"... Quando noi docenti di materie inutili, quelle umanistiche, illustriamo le figure retoriche ai ragazzi, per l'antifrasi siamo soliti ricorrere all'esempio del vaso prezioso fatto cadere e del familiare che commenta, con rovesciata ironia, dicendo: "Bene! ... Hai fatto un bel capolavoro!". Ecco; i suoi auguri mi suonano così, ritorsivi e sprezzanti come il commento del familiare dell'esempio didattico. Solo che io non ho rotto niente; anzi: mi pare, al contrario, di costituire giusto il mastice di una Scuola Pubblica cui vengono staccati uno a uno i pezzi. Per carità: non intendo minimamente deplorare l'ottimo marchese De Condorcet, che, tra le tante altre cose, è stato un pionieristico teorico dell'emancipazione femminile, ma la riflessione che Lei ha scelto mi pare più orientata a convincere i "privilegiati" di allora a non disdegnare la mescolanza con i "meno dotati", in un contesto politico e teorico quale quello postulato dal dispotismo illuminato, che a rimarcare la necessità della Scuola Pubblica e uguale per tutti come postulato di uno Stato democratico.
L'espressione selezionata, inoltre, contiene tratti di fastidioso paternalismo, nel punto in cui si sostiene che la salvaguardia dell'uguaglianza nel godimento dei diritti procede dall'autocontrollo di chi è "naturaliter" superiore, il quale deve resistere alla tentazione di creare "dipendenza reale" (dei mediocri) dal proprio ingegno ipertrofico, le ragioni della cui altezza, però, restano prudentemente ma anche ingenuamente inindagate...
Sì... sono proprio auguri antifrastici; sono paragonabili all'addio ironico che l'eroe del West dà al nemico quando sta per sparargli ("salutami i vermi, amico!"); sono auguri che surrettiziamente, ma nemmeno poi tanto, proclamano il mutato ruolo della Scuola: non più integrare, riequilibrare, educare e recuperare, ma selezionare, trascegliere e coccolare i più promettenti, i più talentuosi secondo indici interessatamente precostituiti di valutazione del "valore" della "risorsa umana".
Ma è stata veramente la Scuola, finora, a mortificare l'ingegno dei "migliori"? A me risulta che migliaia di giovani facciano la valigia e scappino dal paese dopo essersi laureati, portando altrove il frutto di un'istruzione liceale e poi universitaria di spessore notevole, ma non supportate da adeguate politiche del lavoro, ovvero vanificate da clientelismi soffocanti e da un'ottusità istituzionale deprimente (devo riportare nuovamente il dato relativo alla percentuale del PIL destinata dal nostro paese alla cultura, oppure evocare le polemiche suscitate dall'offensiva etichetta di "choosy" affibbiata ai giovani qualificati che si rifiutino di accettare lavoro nero e sottopagato?).
Davvero, poi, mi chiedo e Le chiedo, in un'Italia in cui le continue controriforme scolastiche, i tagli drammatici, la precarizzazione deliberata dei docenti, la polverizzazione o soppressione di materie portanti, hanno prodotto, unitamente a un degrado istituzionale che ha sdoganato ogni possibile bassezza, una progressiva dealfabetizzazione di massa, una disaffezione endemica allo studio e una pesante insofferenza verso tutto ciò che possa essere vagamente ricondotto alla "cultura", si imponeva come prioritaria e inevitabile una riflessione sul dovere di rassicurare i detentori di immanenti doti superiori che i mediocri non soffocheranno le loro giuste aspirazioni al dominio, sia pure "illuminato"? Sarò diffidente e prevenuta io, Signora Ministra, ma a me pare provocatorio e fuori luogo, il suo lambiccato e ambiguo (perché decontestualizzato) auspicio. Avrei apprezzato maggiormente una citazione più universale e apoftegmatica, quale quella di Quintiliano, che, nell'illustrare i pregi della Scuola Pubblica e nell'elencare i vantaggi che essa offre rispetto al precettore privato, dice, nel libro I della sua Institutio Oratoria: "La voce del maestro ... non è come il cibo, che diminuisce col crescere dei commensali, bensì come il sole, che elargisce a tutti la medesima luce e il medesimo calore". Auguro a me stessa e ai miei colleghi precari, minacciati da nuovi tagli mascherati da "sperimentazioni" e "razionalizzazioni", di trovare la forza per continuare generosamente a bruciare di passione per il nostro meraviglioso lavoro e ad ardere di sdegno per chi vuol rovesciarne o distorcerne il senso.

Tags: antifrastico, De Condorcet, ministra Carrozza, West, choosy, precarizzazione, Quintiliano


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