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La scuola deve cambiare
Arturo Ghinelli - 30-11-2002

E' questo il titolo di un bel libro edito dall'ancora del mediterraneo, di cui sono autori: Anna Maria Ajello, Paola di Cori, Lucia Marchetti, Clotilde Pontecorvo e Marco Rossi-Doria; ma è anche una affermazione importante da riproporre in un momento come questo in cui, nel giro di due anni, si sono discusse ben due proposte di riforma del sistema scolastico italiano senza che nessuna delle due cambiasse granchè nella pratica quotidiana della scuola.
E' tanto più importante oggi ribadire che la scuola deve cambiare perché non passi l'idea che gli insegnanti sono contrari ad ogni cambiamento e da bravi conservatori preferiscono lasciare le cose come stanno.
Questo libro vuole proprio essere una riflessione utile a quegli insegnanti che non hanno rinunciato al cambiamento e al sogno di una scuola migliore. Gli autori ricordano che la buona relazione educativa resta la bussola di ogni buona scuola per ogni buona società. Certo nella società odierna le cose sono complicate dal fatto che c'è una situazione diffusa di perdita di responsabilità adulta, per cui per i nostri ragazzi è sempre più complicato identificarsi e differenziarsi. I nuovi compiti educativi portano con sé una inevitabile incertezza che il docente deve poter sostenere.
Secondo gli autori quindi gli insegnanti devono scegliere i rischi dell'incertezza e accettarne le sfide. La strada della crescita della scuola non può che passare attraverso l'esperienza faticosa dell'autonomia vissuta in prima persona, dell'aumento delle responsabilità dirette e di autentico federalismo.
Gli autori affrontano il tema della responsabilità, che per loro è centrale, sia per quanto attiene l'adulto insegnante sia per quanto attiene l'adulto genitore e i loro reciproci rapporti in merito alla formazione dei ragazzi.
Per questo affermano: "La scuola autonoma non è quella dei genitori, è quella dei docenti capaci di autentico e continuo dialogo con i genitori, e anche seriamente disposti a difendere il campo educativo che spetta alla scuola: le regole, i limiti, le proposte, i contenuti, le attività autonome. E' la chiara separazione dei ruoli che favorisce un'alleanza educativa, non la confusione e anche intrusione reciproca."
Infatti definiscono la scuola, tra l'altro come crocevia di partecipazione, perché è l'occasione in cui generazioni diverse possono confrontarsi sull'educare oggi e nello stesso tempo è il luogo in cui avvengono esperienze di apprendimento adulto. La scuola è il principale, se non l'unico luogo, in cui si può tentare di costruire un'etica alternativa a quella della competizione e dell'individualismo sfrenato, così come un rapporto positivo e consapevole con il territorio e con l'ambiente. Perciò le scuole non possono più rimanere organismi chiusi e autosufficienti. Tale apertura va misurata su un progetto culturale che prima di tutto deve costruirsi all'interno della scuola. E' questa la via maestra- dicono gli autori- se le rappresentanze sanno essere parte di questo processo, funzionano perché acquistano valore per genitori e docenti, altrimenti divengono vuoti simulacri.
Sono parole chiare e mi sembra importante che vengano riproposte oggi per almeno due buoni motivi. Il primo è che davvero gli Organi Collegiali assomigliano sempre più a vuoti simulacri in mancanza di una riforma. Il secondo motivo è dovuto agli esperti ministeriali che, sostituendo la scheda di valutazione con il portfolio, sembrano stringere l'occhio ai genitori, che avrebbero diritto di entrare nella valutazione del figlio, aumentando così la confusione dei ruoli tra famiglia e scuola. In questo modo avanza l'idea rischiosa di percorsi scolastici gestiti dallo stesso studente o dalla famiglia, svilendo la funzione docente e limitando pericolosamente la libertà d'insegnamento.
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