Gentile Monsignor Nazzaro
Nichi Vendola - 29-11-2002
forse non le importerà nulla di questa lettera, ma io gliela scrivo ugualmente perché sento l'urgenza di
comunicarle il grande turbamento (stavo per dire lo "scandalo") che provoca in me il suo brutale licenziamento di Don Vitaliano.
Ho imparato a conoscere questo giovane parroco nel vivo di molte battaglie di giustizia, ho imparato a volergli bene anche per quella sua capacità
di spendersi sempre in prima persona, ho sentito sempre l'urto "evangelico" della sua testimonianza.

Oggi lei lo butta fuori dalla sua parrocchia: ma perché?
Don Vitaliano è forse un usuraio, è forse un pedofilo, è forse un truffatore, è forse uno spericolato appaltatore di opere pie e di sacri affari, è forse un
trafficante? Non credo. E allora? Forse perché ci spiega San Paolo mentre manifestiamo contro le basi militari? Forse perché è un costruttore e un camminatore di pace, non con l'eloquio della domenica, ma con la fatica feriale dei suoi passi che lo hanno accompagnato tra i poveri indigeni del Chiapas o nella terra santa del dolore palestinese?
Qual è la sua colpa? Quella di aver lavato i piedi alla Maddalena e di aver parlato al gay pride? Quella di aver levato alta e forte la sua voce contro quel Mercato che spesso invade anche il Tempio? Quella di
credere che ogni uomo è icona di Dio e che Dio spesso ha un figlio kurdo o senegalese inchiodato alla croce di una espulsione e di un foglio di via?

Mi perdoni se mi intrometto nelle faccende di Chiesa: io sono un militante comunista, siedo su uno scranno parlamentare, non ho titoli per sindacare la sua decisione di cacciare don Vitaliano.
Eppure mi prende una strana rabbia dentro: ripenso alla chiesetta di Sant'Angelo a Scala, a quel paesello caldo e accogliente, a quel prete sempre di corsa che però ha sempre il tempo per dare un consiglio o una carezza a tutti: un pastore premuroso, così direste se non fosse don Vitaliano.

Caro Monsignore, si sente la puzza del "sepolcro imbiancato" nella sua lettera: così burocratica e così povera di speranza. Questo genere epistolare ricorda le lettere aziendali di licenziamento piuttosto che le Scritture. Appartiene alla storia del Potere e delle sue censure piuttosto che alla storia dell'Annuncio e delle sue profezie.
Proprio qualche sera fa don Vitaliano mi parlava di lei: Tarcisio Nazzaro è un buon uomo, così mi diceva, chissà quante pressioni riceve per la mia
estromissione dalla parrocchia. E dunque anch'io credo che lei sia un buon uomo: ma oggi ha scritto una pagina cattiva, ispirata da una fede capovolta e vendicativa. Lo so che questa è una lettera che le giungerà da molto lontano, da territori forse sconsacrati, chissà: eppure sappia che ogni volta che ho incontrato don Vitaliano ho sentito di imparare
qualcosa di bello e di pulito.

Caro Monsignore, mi perdoni se io, oggi, nel mio piccolo, non riuscirò a perdonarla.

da news@peacelink.it
discussione chiusa  condividi pdf

 manuela    - 04-12-2002
Caro Signor Vendola
per essere un militante comunista sembra conoscere talmente bene le cose di Chiesa che mi stupisce. Lei crede che il vescovo abbia sbagliato e scrive una lettera molto astiosa nei di lui confronti inneggiando alle cose belle che invece ha fatto Don Vitaliano, ma non crede di esagerare? Lo sa che spesso è sufficiente l'esempio per fare proseliti, lo sa che se non si vuole andare nell'anarchia ci vogliono delle regole che poi bisogna seguire e non credo che come pastore di anime ,dovendo insegnare il rispetto, l'amore per tutti, compresi i diversi, sia testimonianza di amore sfilare con maglie con l'effigie di CheQuevara o fare apprezzamenti sul Papa proprio dalla bocca di chi dovrebbe rispettarlo. Io credo che la sua lettera contro la decisione del Vescovo avrebbe dovuto avere toni più leggeri e sopratutto rispettare decisioni che esulano dal suo campo, invece le sue parole denotano saccenza su argomenti troppo lontani dalla sua sfera di pensiero ed azione quotidiano.