Poco fumo, niente arrosto ...
Francesco di Lorenzo - 04-11-2013
È stato approvato alla Camera il decreto sulla scuola che porta la firma del ministro Carrozza. Tra le novità, l'estensione del divieto di fumare nelle zone aperte attigue alla scuola. Chi saranno i guardiani dell'aria pulita? Fioccheranno le multe? Domande sospese: staremo a vedere che cosa succederà. La notizia, però, sembra un richiamo mediatico utile più a nascondere altro che a informare. Invece, tra le non-novità del decreto e in linea con una continuità sorprendente, come fanno notare alcuni sindacati, i precari continueranno a soffrire. Intanto si parla di sessantamila da assorbire in tre anni, mentre il loro numero è ben maggiore. Poi, sempre nella linea del risparmio e non essendoci un'adeguata copertura finanziaria, i fortunati assunti come dono percepiranno per otto anni lo stipendio di base senza progressioni di carriera. Che senza fare grandi analisi sembra ed è un'enorme ingiustizia. Una iniquità che genera due ragionamenti: il primo fatto da chi dice che ci troviamo in tempi di crisi e bisogna accontentarsi; l'altro fatto da chi pensa che sui precari la questione appena citata attenga più allo sfruttamento e al ricatto.
Populista o meno che sia il ragionamento di sintesi, c'è di fatto che i sacrifici alla fine li fanno sempre agli stessi, in questo caso chi li ha già subìti per anni e a tutti i livelli. Mai che si tocchi e si intacchi un privilegio; in tempo di crisi, poi, neanche a parlarne.
Come contorno alla notizia c'è da sapere che una parte dello stesso governo di larghe intese, il centro-destra, pur votando il decreto, ha esplicitamente detto per bocca dei suoi esponenti che non è d'accordo. Prova ne sia che il relatore designato, Galan (Pdl), si è dimesso lasciando l'incombenza ad altri. Invece, la Lega nord dall'opposizione chiede le dimissioni del ministro. Insomma, un buongiorno che è tutto dire.

L'Università di Bologna ha conferito la laurea honoris causa in filosofia al premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi. La signora, politica Birmana, attivissima sul fronte dei diritti umani e costretta dal regime del suo paese per moltissimi anni a subire limitazioni della libertà e arresti vari, oltre alla lezione di rito, ha voluto incontrare i ragazzi delle superiori che l'avevano ascoltata in un'aula. È stato un fuori programma deciso da lei. Il concetto centrale del suo discorso è stato questo: 'La crisi oggi è economica perché politica, è politica perché culturale, è culturale perché è morale e spirituale'. Parole che i nostri giovani non sono abituati a sentire. I nostri politici li hanno abituati a ben altro. Il massimo a cui hanno potuto aspirare in questi anni è stato l'invito a dire Vaffa...
Poi, il premio nobel si è rivolta direttamente agli studenti esortandoli ad occuparsi di politica, perché la politica, ha detto, 'siete voi'. Nel congedarsi ha affermato che il dramma del suo paese poteva sembrare un problema lontano, eppure con l'attenzione e la vicinanza, chi lo ha fatto, è riuscito ad anteporre gli interessi degli altri a quelli personali. Quindi, c'è una speranza per il futuro. Parole che stranamente non sembravano vuote. Un po' di ossigeno per le menti dei nostri studenti?

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