Tra Carrozza e De Sanctis: un'eternità
Francesco di Lorenzo - 26-10-2013
È una storia che conosciamo già. La scuola perde la centralità che le spetta nel dibattito politico e sociale, ritorna ai margini e continua a vivacchiare con piccoli aggiustamenti che non portano a nulla. Oppure, ancora peggio, passano una serie di miniriforme decise nel chiuso di una stanza, proposte da un gruppo ristretto di esperti senza sentire il bisogno di presentarle e farle discuterle prima. È quanto rilevano alcuni sindacati sulla sperimentazione avviata dal ministro Carrozza del liceo quadriennale. Portare a quattro gli anni del liceo non è affatto una novità. Regolarmente e in varie salse la proposta di ridurre di un anno la secondaria superiore è riemersa negli ultimi vent'anni con una ciclicità puntuale e precisa. I sindacati, però, adesso, accusano la ministra di voler innescare, con la sperimentazione, un meccanismo utile ad evitare la discussione e far trovare tutti davanti al fatto compiuto. Sembra, è stato detto, di essere ancora alle prese con il metodo del precedente ministro Profumo: e questa è forse la pura verità. Una continuità così palese che non ha bisogno né di smentite, né di conferme perché sotto gli occhi di tutti.


A Torino si svolgono in questi giorni un convegno e una mostra incentrati sulla figura di Francesco De Sanctis. Il grande intellettuale italiano che era nato in Irpinia, fu il primo ministro della Pubblica Istruzione dell'Italia unita, infatti resse il ministero dal 1861 al 1862 con i governi di Cavour e di Ricasoli. De Sanctis, oltre ad essere il grande critico letterario celebrato e riconosciuto, nel corso della sua vita non rinunciò mai all'impegno sociale e alla partecipazione politica.
Per lui fu coniata la sintesi che dice: 'ebbe sempre due risvolti, quello politico e quello letterario non distinguibili l'uno dall'altro'. Ma la sua figura e l'essenziale dell'impegno che profuse nelle questioni scolastiche hanno ancora un'attualità per alcuni versi sconcertante. Nonostante gli anni trascorsi, le sue idee e alcuni suoi concetti non hanno perso nulla della loro forza, anzi, la loro attualità è data dal fatto che se ne discute ancora perché non si sono trovate finora le soluzioni. Una sua frase come questa: 'preferirei chiudere una facoltà universitaria piuttosto che una scuola tecnico-professionale', ne è l'esempio e denota una idea forte di scuola. Forte ma non solo, anche avanzata, non usuale, prospettica, cose che mancano da troppo tempo nel nostro panorama culturale.
Pensiamo solo, per cercare di inquadrarlo, che nel suo discorso inaugurale al ministero, tenuto nell'aprile del 1861, disse che... ' Noi saremo contenti quando in Italia l'ultimo degli italiani saprà leggere e scrivere', che con il 78 per cento di analfabetismo di partenza era un'impresa a dir poco titanica. Eppure la volontà, le idee ben precise, l'entusiasmo che trasmetteva con parole ed azioni, poche altre volte si sono avvertite negli uomini che si sono interessati di scuola. E viste le condizioni attuali, si può dire che i suoi ideali sono stati per lo più traditi; o comunque non sono stati rinnovati. In sintesi, l'entusiasmo e la capacità di coinvolgimento che De Sanctis cercò di trasmettere ha avuto pochissimo seguito.
Basti pensare che quando tornò al ministero dopo quasi vent'anni e ormai alla fine della sua vita, esclamò scoraggiato: 'Chi parla dì scuola in Italia è condannato all'eternità'. Noi forse per non smentirlo, siamo ancora qui a parlare di istituti tecnici e professionali e della insostituibilità del liceo. Come se niente fosse.
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