Si scrive scuola, si legge futuro
Giuseppe Aragno - 12-10-2013
"Si scrive scuola, si legge futuro". Questo slogan ha spinto ieri in piazza gli studenti delle superiori, mentre Lampedusa allineava sul molo nuove vittime di leggi razziali. Ovunque l'onda della protesta ha chiamato in causa il governo; nel mirino non solo Letta, ma Napolitano, "deus ex machina" di "larghe intese", inammissibili manomissioni della Costituzione e scorciatoie presidenzialiste.
"Politica, non è più tempo di tergiversare", hanno urlato i giovani, traditi da tagli feroci travestiti da riforme: un monito chiaro, tra flash mobbing e cortei pacifici, ma carichi di tensione. Sullo sfondo, presenti come non mai, l'occupazione militare e la criminalizzazione della Valsusa e il ricorso intimidatorio al Codice Rocco, eredità del fascismo. In piazza, ferita mai rimarginata, la memoria di Genova 2001, le manganellate mai più fermate, i lacrimogeni lanciati persino dai Ministeri e i morti per polizia. Troppi e troppe volte impuniti, per non temere colpi proibiti, nel silenzio di una stampa tornata da tempo ai fasti di Telesio Interlandi e Mario Appelius.
Non s'è spenta l'eco della protesta di ieri contro lo smantellamento del sistema formativo pubblico a favore del padronato e dei suoi interessi privati e a Roma è scesa in piazza la gente che non vuole bavagli. "Dignità e Futuro per la Scuola della Costituzione". Sotto lo striscione oggi pomeriggio, chiamati a raccolta dal Coordinamento scuole di Roma, ecco in piazza per la Costituzione i docenti che si tenta di asservire con l'umiliazione economica e la delegittimazione sociale, secondo la triste logica del ventennio fascista. Nessuna concessione a rituali "girotondini". Piuttosto, una risposta al fiume di parole e promesse di un ministro che non riconosce l'impotenza cui la condannano il pareggio di bilancio inserito illegalmente nella Costituzione e l'accordo sul "fiscal compact". Il messaggio è chiaro: difesa della Costituzione, in quanto baluardo di diritti che solo la scuola statale garantisce: pari dignità, rimozione di ostacoli alla piena realizzazione umana, culturale e, quindi, sociale, di ogni cittadino. Un baluardo della convivenza civile che, nel conflitto tra le classi, guarda ai deboli, forma coscienze critiche ed è perciò illegalmente privata di fondi, a vantaggio del privato, e si discredita chiedendo alle famiglie contributi "volontari" che marcano di nuovo confini tra chi può e chi non può.
Giornali e televisioni si guardano bene dal dirlo e, se lo fanno, è solo per creare strumentali allarmi sui rischi di un terrorismo buono per tutte le occasioni: il 18 la scuola torna in piazza e apre la via alla manifestazione del 19, convocata dai movimenti di lotta per il lavoro e per i diritti di cui gran parte del Paese ignora persino l'esistenza. L'informazione, degna ormai di regimi autoritari, è muta di fronte alle richieste dei giovani, dei disoccupati, di coloro che non hanno mai lavorato, di chi è finito sul lastrico per il malgoverno, le speculazioni della finanza e una politica che ha socializzato le perdite di banche e bancarottieri e tutelato i privilegi. Di fronte alla tragedia del Paese, la ministra dell'Istruzione non trova di meglio che studiare rapporti di Enti che hanno sede legale su Marte. "Vorrei che il rapporto PIAAC OECD venisse letto da tutte le componenti del mondo dell'istruzione e della cultura" - scrive su facebook, trovando sconvolgenti dati che sono l'esito fatale di scelte politiche dei governi degli ultimi decenni. Benché sconvolta, la ministra Carozza torna alla solfa delle promesse e delle esortazioni: "dobbiamo fare dell'istruzione e della formazione il pilastro della nostra politica economica, con coraggio riformatore, dobbiamo chiedere maggiori risorse ma dobbiamo anche cambiare la nostra scuola".
Per carità cristiana, ministra, ma non lo vede? La scuola muore per congestione da leggi votate al cambiamento, come di leggi per l'accoglienza muoiono i "clandestini" nel Mediterraneo. Muore, clandestina tra i clandestini, uccisa dai tradimenti della politica. Non ponga mano a nuove leggi. Pretenda piuttosto che tra il 18 e il 19 non ci sia tra i suoi colleghi chi metta all'opera infiltrati, apposti cecchini sui tetti dei Ministeri e crei incidenti. Pretenda solo che si applichi la Costituzione. Invece di leggere rapporti, Ministra, legga attentamente i contenuti del Decreto 953 (l'ex disegno di legge Aprea) che sta per diventare legge. Provi a capire che significherà per la scuola il "Consiglio dell'Autonomia" che potrebbe sostituire quello d'Istituto. Immagini i danni estremi che verranno al Paese da un organo d'indirizzo della scuola che escluda i rappresentanti dei genitori e degli studenti per far posto a realtà produttive, professionali e dei servizi; provi a valutare le conseguenze della commistione tra i fini della scuola statale e gli obiettivi di realtà private, l'insanabile contraddizione tra formazione delineata dalla Costituzione e formazione legata a interessi privati. Il suo ruolo Ministra, ricorda da vicino quello della sua collega Fornero: un'impostazione errata della scienza economica fece giustizia sommaria dei diritti dei lavoratori, un'idea malintesa di pedagogia sta per mettere al muro i "Decreti Delegati" che hanno dato dignità e democrazia al sistema formativo.
Apra le porte del suo ufficio a chi manifesta, ministra Carrozza, ascolti il Paese prima che da qualche parte prendano ad affiorare cadaveri di scuole un tempo fiorenti e resti di università ormai morenti. Non serve altro. Basta tornare a una legalità che significhi giustizia sociale. Provi a capirlo, se ci riesce: agli occhi di chi studia, lavora, paga le tasse e i costi della corruzione di politici e padroni del vapore, il Parlamento dei nominati non ha alcuna legittimità. Sullo sfondo delle piazze che protestano c'è la Grecia affamata che chiude le università nel silenzio del circo mediatico; è un tappo che non reggerà molto all'onda d'urto della crisi. La Grecia siamo noi e ci sono radici così profonde, che ogni ulivo calcificato dalla Troika nella terra di Omero è linfa sottratta alla civiltà dell'Occidente. Di questo passo, l'unico Parlamento che conterà in Europa sarà la piazza. Da troppo tempo la barbarie governa il Palazzo. Non provi anche lei a cambiare la scuola. Di cambiamento si muore. Come fa a non capirlo? Sta navigando in rotta di collisione con la democrazia. Lavori per cambiare finalmente la rotta, ministra. E' questo il cambiamento che occorre e non c'è più tempo.

Tags: Ministra Carrozza, Valsusa, Telesio Interlandi, Mario Appelius, Enrico Letta, Giorgio Napolitano, fiscal compact, PIAAC OECD, migranti, Mediterraneo, Lampedusa, Trika, Decreti Delegati, Fornero


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