Commissione Cultura della Camera e carriera dei docenti, ancora maestose, e pericolose, banalità
Cub Piemonte Ufficio Stampa - 10-10-2013
Colpisce, quando si legge quanto ha deliberato recentemente la Commissione Cultura della Camera, la serena inconsapevolezza con la quale si affronta la condizione retributiva del personale della scuola.

In una situazione che vede

- un contratto bloccato già da quattro anni per quanto riguarda il passato e non si sa sino a quando per il futuro
- una riduzione secca della retribuzione media dei docenti, per non parlare di quella del personale non docente
- stipendi fra i più bassi rispetto agli altri paesi europei

la Commissione riesce, con supremo sprezzo del ridicolo, ad affermare:

"la valorizzazione del personale docente passa per la definizione di
nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti stessi, con l'avvio
di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato
ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera anzianità di
servizio"
.

Se dovessimo valutare le "prestazioni professionali" di coloro che hanno steso e votato questa frase dovremmo decidere che le loro retribuzioni, straordinariamente superiori a quelle dei docenti e di tutti i coloro che lavorano, vanno seccamente ridotte.

Valutazioni didattiche a parte, è evidente che questi signori insistono nell'idea che si debbano porre gli insegnanti in concorrenza fra di loro. Ciò mentre è ben noto che la scuola funziona bene solo quando valorizza la dimensione collegiale e cooperativa del lavoro, quando è una vera comunità educante e non l'arena dove ci si batte per conquistare le grazie dei dirigenti e - ci si passi la citazione carducciana - tirare quattro paghe per il lesso.

Contro questa deriva demente la CUB Scuola Università Ricerca ha indetto lo sciopero di venerdì 18 ottobre con manifestazioni nazionali a Milano e Roma come primo momento di risposta.


Per la CUB Scuola Università Ricerca
Il Coordinatore Nazionale
Cosimo Scarinzi
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Maria Laura Cascone    - 13-10-2013
Se per un verso lo sdegno è lecito, è vero che, per altro verso, in una scuola dove si dovrebbe "valorizzare la dimensione collegiale e cooperativa del lavoro", spesso ci sono quelli che lavorano, sia in classe sia a livello di consigli di classe, e quelli che non lavorano (poco in classe e nulla a livello di consigli): e quando dico "lavorano" mi riferisco a coloro che veramente lavorano in classe, e non a coloro che, con fantasiosi progggggetti e proggggggettini, fanno finta di lavorare e in classe producono pochissimo. Che fare?