breve di cronaca
Devolution in classe
L'Espresso - 27-11-2002
Le Regioni avranno competenza nell’organizzazione scolastica, nella gestione degli istituti, nella definizione dei programmi. Ecco cosa accadrà all’istruzione con il progetto federalista del Governo


Una casella di posta elettronica gratuita, per ogni insegnante, a partire dal prossimo anno. E’ la promessa di Letizia Moratti a studenti, genitori e insegnanti. Il ministro dell’Istruzione ha spiegato che, attraverso l’e-mail «le famiglie potranno dialogare direttamente con gli insegnanti dei propri figli e chiedere informazioni sui corsi scolastici. Anche gli studenti potranno avere un dialogo più libero con i professori e questi ultimi un sistema flessibile che consentirà loro di informarsi e aggiornarsi costantemente». Un annuncio in grande stile. Ma si tratta di una ciliegina senza la torta. Perché arriva in un momento in cui le scuole cadono letteralmente a pezzi, le modifiche alla Finanziaria non hanno portato nuove risorse, la mannaia del ministro dell’Economia Giulio Tremonti è pronta ad abbattersi su migliaia di professori, bidelli e personale amministrativo che si prepara a far le valige e a tornare a casa. Una proposta che ha fatto arrabbiare gli addetti ai lavori, a partire dai sindacati. Per Daniela Colturani della Cisl Scuola, «quella del ministro è un’iniziativa apprezzabile ma i problemi e le domande che la scuola in questo momento pone a Governo e Parlamento sono di ben altra portata». Per la prima volta nella storia della Repubblica, le spese per l'istruzione registrano un decremento di circa 500 milioni di euro, mancano i finanziamenti per l'università, i tagli al personale docente superano le 37 mila unità, mentre quelli del personale amministrativo hanno toccato quota 16 mila.

Senza parlare poi dello spettro ”devolution” che rischia di spaccare l’Italia tra una scuola di serie A e una di serie B. Secondo Tuttoscuola, il progetto del Governo non garantirebbe «l'unitarietà del sistema d'istruzione nazionale e potrebbe indebolire nelle giovani generazioni il senso di appartenenza alla comunità nazionale». Per quanto riguarda l'istruzione, infatti, secondo gli esperti della rivista Tuttoscuola, si prevede che alle Regioni venga attribuita una competenza legislativa esclusiva, senza alcun intervento dello Stato per l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti (anche quelli di formazione), e per la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione. «La riforma Bossi - secondo gli esperti - farebbe intervenire quindi le Regioni sulla gestione degli istituti e sulla materia dei programmi». Con quali conseguenze? «Probabilmente una compressione dell'autonomia dei singoli istituti (tutelata dalla nuova Costituzione) e della libertà di insegnamento, intesa quest'ultima come strumento per il sistema d'istruzione di raggiungere i propri fini formativi e culturali». Proteste contro la riforma e la devolution si registrano in decine di città italiane. E molte altre sono programmate per le prossime settimane. A Domodossola, in difesa dei loro compagni disabili, 22 alunni della classe IV A delle scuole elementari Kennedy hanno protestato e hanno disertato le lezioni per solidarietà verso due bambini che si sono visti ridurre le ore in cui possono godere di assistenti sociali mandate dal Consorzio Servizi Sociali dell'Ossola. La scuola è in piena emergenza, di questo passo partiranno le prime occupazioni delle aule.

Andrea Benvenuti
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