breve di cronaca
Università polemiche sulla riforma
La Stampa - 26-11-2002
«Non prendiamoci in giro: la laurea triennale non forma compiutamente un individuo». Con queste parole, nel giorno dell´inaugurazione dell´anno accademico, il rettore del Politecnico Giulio Ballio ha dato voce alle perplessità del mondo universitario sulla riforma dei corsi di laurea. La cerimonia con il ministro per l´Innovazione Lucio Stanca non è stata dunque uno scambio di sorrisi fra i vertici del Politecnico e le autorità politiche. «Non ci aspettano tempi felici - prevede Ballio - ed è inutile prenderci in giro: il corso di laurea che prevede il cosiddetto tre più due è destinato ad abbassare la qualità delle persone formate, e quindi a ridurre la qualità della produzione di innovazione». Subentrato dopo otto anni ad Adriano De Maio (ora rettore della Luiss di Roma) Ballio ha sostenuto che è sbagliato pensare che l´università possa essere gestita secondo criteri aziendali. Per questo «l´università italiana è di fronte a un equivoco»: pensare che la competizione fra atenei migliori la qualità della formazione. «Il sistema universitario - spiega Ballio - ha un padrone che sembra divertirsi a veder competere tra loro i diversi atenei. Con il risultato che si mette a rischio la capacità di produrre innovazione». Altro argomento di discussione fra il mondo universitario e il governo sono i tagli alla ricerca disposti dalla Finanziaria. «Bisogna trovare risorse aggiuntive - ha detto Stanca - perché questi settori riguardano direttamente la possibilità di sviluppo e crescita del Paese, che certamente ha un deficit di innovazione». Gli fa eco Guido Possa, viceministro dell´Istruzione, secondo il quale «l´importanza della ricerca, e in particolare della ricerca applicata, in Italia è stata sottovalutata. E´ opportuno riscattarsi da questa posizione».

GIUSEPPE SALVAGGIULO


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 annarita tiezzi    - 01-12-2002
Qui in Italia non si capisce bene quanti secoli ci vorrebbero per formare 'compiutamente' un individuo. 13 anni di storia dalla prima elementare fino alla maturità, anni e anni di inglese senza riuscire ad in segnarglielo! Solo perchè lo scopo è 'formare compiutamente'.Che presunzione! L'università deve formare le competenze e dare un codice deontologico ai futuri dirigenti e professionisti, e per fare questo credo non sia una questione di quanti anni ma di qualità del lavoro. I baroni universitari amano trascinare per le lunghe i ns studenti, me lo raccontano ex studenti (insegno al liceo) di svariate facoltà. Come mai in Irlanda, in Danimarca e in altre luoghi del mondo si trovano in posti di responsabilità giovani poco più che ventenni, ben preparati e responsabilizzati? Vogliamo svezzare i ns studenti? Li vogliamo rendere uguali ai loro coetanei europei? Oppure no?