Oltre gli stretti confini
Gennaro Tedesco - 24-05-2013
Sprovincializzazione e Cosmopolitizzazione


Vorrei continuare il mio discorso sulla didattica della storia non disgiunta dalla didattica della geografia e, direi, non disgiunta nemmeno dalla così detta educazione alla cittadinanza.
Vorrei cominciare dal lato dei docenti. Non c'è solo la necessità di conoscere, possedere e saper utilizzare le nuove modalità elettroniche di ricerca, ma anche di una mentalità e di un atteggiamento che non può prescindere da una apertura mentale verso il nuovo e il prossimo che non sempre mi sembra scontata in questa nostra Repubblica da anni ripiegata totalmente su se stessa. Se non sono aperto al prossimo, se non conosco ciò che accade ad Oriente, se non ho mai vissuto per qualche tempo in mezzo e a fianco di sumatrani, giavanesi, balinesi, se non conosco e frequento gli albanesi e i rumeni, se non conosco la loro civiltà, il loro diritto, la loro storia, potrò cimentarmi con una didattica della storia che è sempre più interculturale, sempre meno una educazione alla cittadinanza occidentale e sempre più una "educazione", ammesso che si possa parlare ancora in questi termini se penso all'Oriente, alla cosmopoli?
Colgo l'occasione per ribadire quella che mi sembra, però, una necessità strategica tanto più in un Paese che, a cominciare dalla Scuola e dall'Università fino al macro-micro-cosmo sociale, manifesta tristi chiusure: la sprovincializzazione non solo didattica (storia, geografia, "educazione alla cittadinanza"). Il nostro territorio sia come docenti che come allievi non può che essere il distretto planetario. Anch'io in passato ho prodotto lavori che partivano dal livello locale. Ma adesso è nostro dovere fissare la nostra attenzione e quella dei giovani sulla dimensione planetaria e cosmopolitica. Prima di ogni altra priorità, è necessario portare il mondo a scuola non solo tra gli allievi, ma anche e forse soprattutto tra i docenti e gli attori sociali che non sono solo i genitori. Proprio e soltanto la cosmopolitizzazione delle conoscenze e delle competenze può creare la necessaria dialettica non solo epistemologica ed educativa, ma anche e soprattutto sociale.
C'è troppa ignoranza delle culture degli "altri", della loro antropologia e della nostra in dialettica costante, c'è troppo Oriente tra di noi che ci obbliga a divenire "professionisti" della conoscenza in prima linea contro il razzismo e l'oscurantismo dilagante. Questo nostro impegno mi sembra simile, ma forse anche più importante, a quello degli anni Sessanta, quando la Repubblica inviava i suoi maestri per la penisola nel tentativo riuscito di "deruralizzare" e "nazionalizzare" i contadini.
Il nostro compito, oggi, è quello di sprovincializzare e "cosmopolitizzare" allievi, genitori e cittadini.

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