Parità scolastica: una storia italiana lunga tre anni
La Redazione - 24-05-2013
In occasione del referendum bolognese, e del rinnovato dibattito sulla correttezza costituzionale dei contributi statali alle scuole private, pubblichiamo un interessante spaccato storico, tratto dal volume Ministri, di Francesco di Lorenzo.
E'il racconto di tre anni - 1997/2000 - alla fine dei quali quali il Governo Prodi è riuscito in un'impresa fino a quel momento impossibile per la stessa Democrazia Cristiana: la parità scolastica, appunto.
Ripercorriamo le tappe della gestazione e della nascita di una Legge, che, forse non del tutto appagante per il mondo cattolico, senza dubbio il più largamente coinvolto, ha però rappresentato una tappa fondamentale nel contraddittorio "cammino democratico".
Per alcuni infatti la Legge salvaguarda il diritto alla libertà individuale, per altri affossa il principio di laicità dello Stato.
Non siamo andati molto oltre, verrebbe da dire, e ci chiediamo quale peso, nelle scelte politiche, abbiano gli ideali e quale gli interessi. Con i nostri auguri per il Nuovo Ministro, lasciamo ai lettori le loro conclusioni.

La Redazione


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STORIA DELLA PARITA' SCOLASTICA IN ITALIA

INDICE

- La proposta di legge

- Il dibattito parlamentare

- Maggioranze trasversali e parità

- Verso l'approvazione

- Parità e cicli: il punto

- Fatta anche la 'parità'


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La proposta di legge

1997: sono appena finite le vacanze di Natale, si rientra a scuola, si riprende il lavoro e il ministro dell'istruzione Berlinguer è più attivo che mai. Per il governo Prodi la scuola viene prima di tutto. Il progetto di Berlinguer per riformare la vecchia scuola italiana è pronto. Alla presentazione ci sarà lo stesso presidente del consiglio Prodi e il suo vice, Walter Veltroni. Avverrà in una conferenza stampa prevista per le 16.30 del 14 gennaio. La sera prima, il TG1 delle venti già fa delle anticipazioni. Rivela che non ci saranno né scuole elementari né medie, né tantomeno il liceo classico. L'obbligo scolastico passerà da otto a dieci anni. In pratica diventerà obbligatorio iscrivere i bambini all'ultimo anno delle materne, a cinque anni. La scuola sarà divisa in due cicli, quello inferiore di sei anni, eliminando quindi la scuola media, e quello superiore diviso in due trienni. Il primo obbligatorio e il secondo corrispondente alla vera e propria scuola superiore. In questo modo si uscirà dalla scuola a 18 anni, si guadagnerà un anno, ma l'obbligo finirebbe a quindici e non a quattordici come adesso. Ovviamente, questo varrebbe sia per la scuola pubblica che privata.
Insomma, per chi è abituato a vedere la scuola italiana fissa nella sua staticità è un vero sconquasso.
Se andasse in porto una riforma del genere, Berlinguer legherebbe il suo nome ad una rivoluzione storica nella scuola italiana. E oscurerebbe quella di Gentile fatta nel 1923 che si basava sulla centralità dei tre anni di scuola media e sul quinquennio ginnasio-liceo.
È proprio Prodi a dire che non è possibile entrare nel nuovo millennio con una struttura del sapere troppo antiquata. E anche Walter Veltroni ribadisce che nella nuova scuola ci sarà posto per musica, teatro, cinema e beni culturali e per chissà quante altre cose.
Il ministro però, inspiegabilmente, frena.
Dice che questa sua proposta dovrà essere discussa, modificata e aggiustata negli errori che sicuramente contiene. Quindi dibattito per i prossimi due mesi, e poi subito approvazione in parlamento.
Alla fine della presentazione nella quale vengono confermate tutte le anticipazioni del TG, il ministro riceve molti applausi e qualche fischio. Uno di questi fischi proviene dall'autorevole bocca di Sua Eccellenza il cardinale Ruini. "In questo modo le superiori, che passeranno da cinque a tre anni, perderanno il loro valore rischiando di banalizzare ancora di più il sapere - dice il sant'uomo al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana - E, cosa non secondaria, nel contesto di una riforma scolastica globale è poi del tutto necessario dare finalmente attuazione concreta alla parità per le scuole non statali...".
Ecco il problema: la scuola privata. Tema caro agli uomini evoluti.
Stavolta però corrisponde anche agli impegni presi in campagna elettorale dalla maggioranza: parità tra scuole statali e non. La Chiesa, e non solo, vuole fermamente la scuola privata. Sarà il papa stesso a presentare il conto. È il 23 febbraio 97. Papa Wojtyla, parlando ai giovani della scuola cattolica Villa Flamini a Roma, chiede esplicitamente al ministro che nella sua annunciata riforma ci sia finalmente posto per una effettiva parità tra scuole pubbliche e scuole cattoliche.
[Accanto al papa che pronunciava queste parole, il cardinale Ruini annuisce soddisfatto.]
Insomma, su questo tema il ministro è 'marcato stretto'. Non solo. A dar man forte gli alti esponenti del mondo episcopale italiano, c'era già stato, tempo prima, l'onorevole Buttiglione che aveva sentenziato, senza mezzi termini, che 'per il ministro Berlinguer le scuole cattoliche sono un cancro da estirpare'.

Contemporaneamente parte l'attacco della Compagnia delle Opere, braccio secolare di Comunione e Liberazione.
Al Palavobis, è domenica 14 aprile, si dovrebbe parlare di scuola ma nei fatti, si tratta di una chiamata alle armi. Si spara a zero su ministro e governo. La platea è agguerrita. Scalda il pubblico il solito Rocco Buttiglione (il politico, non il colonnello) che, senza fronzoli, dice che il ministro ha la precisa volontà di egemonizzare la scuola con Gramsci e la cultura comunista. Dopo aver detto, ancora una volta, che Berlinguer considera la scuola cattolica un cancro da estirpare.

Il centro-sinistra, ingenuamente, fa parlare l'onorevole Dini. Apparentemente ha parole di zucchero per il Polo ma critica in modo aspro Berlinguer che, dice, non si muove bene sulla parità. Dice, inoltre, che personalmente ha una proposta su questo tema molto più avanzata. Berlusconi, gongola. Già su questo punto Dini è con noi, pensa tutto contento. Gli applausi sono scroscianti.
Dini, chiamato a rapporto subito dopo da Berlinguer, fa lo gnorri. Dice che non si sono capiti e che non c'è nessun problema con la linea del governo. Intanto Berlinguer da Bruno Vespa, a Porta a Porta, ad una specifica domanda afferma chiaramente che la parità sta nel programma di governo e si farà. Non sa ancora come, ma si farà. Ma non finisce qui. Passa qualche giorno e in un'altra uscita, l'arcivescovo Ennio Antonelli, segretario della CEI, sollecitando il ministro sempre sullo stesso tema, dirà: "Nell'azione del governo Prodi ci sono delle luci, c'è qualche ombra e soprattutto ci sono delle cose che attendono di essere realizzate".

Ore 13,35 del 19 luglio 1997: dopo tre ore di consiglio dei ministri, Prodi e Berlinguer scendono in sala stampa e danno l'annuncio. Il governo ha approvato il disegno di legge sulla parità scolastica. È il primo passo verso una legge che nessun governo democristiano aveva osato finora neanche mettere all'ordine del giorno. Lo ha fatto invece l'Ulivo con il primo ministro ex comunista della Pubblica istruzione. Prodi ci tiene a precisare che era nel programma ed è stato fatto. Ma bisogna ricordare, sottolinea, che questa riforma non potrà andare a scapito della scuola statale, poiché tale scuola resta il pilastro dell'Istruzione.

Il presidente Prodi deve fare attenzione alle parole che usa. Deve tenere a bada chi nella maggioranza esprime dubbi, come si vedrà subito dopo. Gli articoli sono appena quattro. La novità è che potranno ottenere la parità tutte le scuole non statali, cioè religiose o laiche private, che però dovranno rispettare alcuni standard stabiliti. Gli standard sono quelli della qualità della didattica, gli spazi, le sedi e le strutture adeguate. Inoltre, gli ordinamenti didattici dovranno essere conformi a quelli delle scuole statali. E si dovranno accettare le ispezioni del ministero. Le scuole che ottengono la parità potranno rilasciare titoli accademici legali allo stesso modo di quelle statali. I docenti dovranno avere gli stessi requisiti di preparazioni di tutti gli altri ed essere inquadrati secondo il contratto nazionale di categoria. Le scuole cattoliche potranno, su questo punto, avvalersi di personale volontario nella misura di un quarto del totale. La nota dolente sono però i finanziamenti. La bozza che finora si conosceva, recitava che le scuole non statali potevano avere contributi dallo Stato fino ad un tetto del 35%. Nel disegno di legge attuale tutto ciò è sparito. La cifra verrà stabilita ogni anno dalla finanziaria: in pratica si potrà avere tutto o niente, a seconda delle disponibilità economiche. Ci saranno inoltre altri finanziamenti attraverso le regioni: borse di studio e buono-scuola che verrebbero dati direttamente alle scuole anche se assegnati nominalmente agli alunni.
Il tutto è piuttosto confuso, non c'è che dire.
Ma ora la parola passa al parlamento. Come da copione le critiche arrivano sia dall'interno della maggioranza che dall'esterno. La sinistra Pds è contraria al finanziamento. Bertinotti è deciso a dare battaglia per la scuola pubblica. Allo stesso modo sono contrari i 'verdi'. Invece, l'ex ministro Lombardi, deputato del Ppi, si dice sconcertato. Non solo pensa ma addirittura afferma: "Una parità senza soldi è una presa in giro!". Del resto, quando si preparava a fare il ministro della Pubblica Istruzione, aveva già previsto per le scuole private una cifra di almeno tremila miliardi. Il cardinale Pio Laghi, responsabile vaticano per l'educazione cattolica, è invece l'unico contento. L'unico che ha capito che quello è solo il primo passo, che non era mai stato fatto in cinquant'anni. Nemmeno quando al governo c'erano i più ferventi cattolici.
Bisogna vigilare e spingere, dice, ma il ghiaccio è rotto.
Tutti sembrano dimenticare che se la scuola privata viene finanziata dallo Stato, i figli degli operai e degli impiegati (che pagano le tasse) pagano la scuola anche ai figli dei ricchi.



il dibattito parlamentare.

Ma cominciano subito i dissidi. Il ministro dell'Ambiente Edo Ronchi dichiara che, pur non avendo votato contro, a lui la legge sulla parità scolastica non piace. È una questione che attiene alla Costituzione, dice. C'è l'articolo 33 nel quale si dice che le scuole non statali non possono essere finanziate dallo Stato. Se si vuole farlo perché i tempi sono cambiati, allora si faccia una modifica. Ma attraverso un nuovo patto sociale che aggiorni quello che ci fu all'epoca della Costituzione.
La chiesa intanto non molla.
Il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini, durante un convegno su 'Le scuole cattoliche e la parità', chiede al ministro Berlinguer un'accelerazione dell'iter della legge. Una corsia preferenziale, perché, spiega: "La parità non è un favore fatto ai cattolici ma una garanzia per tutti, solo così ci sarà vera democrazia e libertà".
 
Berlinguer prontamente risponde che solleciterà l'avvio dell'iter parlamentare per arrivare finalmente alla legge.
In questo scorcio di 1997 le posizioni, su questo punto, si delineano. Il pressing sul ministro, da parte dei fautori della parità, è costante. Come del resto il contrasto attuato dagli oppositori della legge.
Intanto, se a febbraio Papa Woityla aveva sollecitato la legge, ora, ad ottobre, scende di nuovo in campo. Lo fa per ri-sollecitare e 'prontamente', usa questa parola, l'attuazione di quello che nella legge è stato delineato.
 
È un passaggio importante. Su questa materia così delicata per due volte interviene addirittura Sua Santità. Berlinguer conscio dell'autorevolezza dell'intervento e del rispetto che merita, risponde al Papa con una lettera privata. Lo rivela ad una riunione di presidi che chiedono più soldi per la scuola pubblica. Il ministro precisa che nella lettera ha ricordato al pontefice che la stragrande maggioranza degli studenti cattolici frequenta le scuole pubbliche. E che c'è bisogno quindi di farsi carico di tutta l'istruzione, non solo di quella cattolica.
 
La legge intanto è ferma in commissione al Senato, ma già Rifondazione Comunista dice che non ci sta. Anzi, i suoi esponenti invitano il ministro a cercarsi i voti dell'opposizione perché loro voteranno contro. Sulle modalità del finanziamento, l'onorevole Buttiglione, che nella vicende è sempre puntualmente intervenuto, dice che il ministro si è svenduto a Rifondazione. A questo punto il ministro, infastidito, chiede se interessa una legge sulla parità scolastica o se si vuole solo giocare al rialzo.
Ma non è tutto.
Già in precedenza Berlinguer aveva detto che l'unità di tutte le forze di governo su questa tematica era importante per il buon esito finale. Ma lo sfaldamento è evidente. Franco Marini del Ppi presenta autonomamente un emendamento alla finanziaria chiedendo più soldi per la scuola cattolica. Dopo questa iniziativa partono una serie di bordate e di interpretazioni: il Partito Popolare su questo tema si potrebbe alleare con Ccd, Cdu e forzisti per creare una maggioranza diversa sulla legge. Berlinguer è categorico, non ci sta. "Se vogliono fare la vecchia DC sulla pelle della scuola hanno sbagliato indirizzo", dice risoluto. Intanto fa finta di non sapere che era stato proprio Bertinotti, del suo governo, a sollecitare una soluzione del genere.
 


Maggioranze trasversali e parità.

Gli appelli alla laicità seppure fatti da personaggi e intellettuali di assoluto rilievo, restano solo appelli. Bisogna evitare le guerre di religione e stare più calmi e sereni, dice il ministro.
Tutti a parole sono d'accordo, ma nei fatti la situazione è difficile da gestire. Una volta i cattolici avevano la Democrazia Cristiana come partito di riferimento, ed era un solo partito. Adesso di DC ce ne sono tante. La maggioranza trasversale che si è messa insieme per far passare alla camera la legge sulla procreazione assistita (contro l'uso del seme di un donatore estraneo alla coppia, contro la fecondazione eterologa) ha visto votare congiuntamente Polo, Lega, Ppi, Udeur e Rinnovamento Italiano. Berlinguer ha paura che sulla parità si formi lo stesso schieramento. E lancia appelli ad evitare ogni integralismo sia di destra che di sinistra.
Al contrario, i vescovi chiedono anche sulla parità, a tutti i cattolici, dovunque essi siano, lo stesso impegno dimostrato sulla fecondazione. Nicola Mancino, ex democristiano doc, presidente del Senato, dice di condividere l'appello di Berlinguer perché anche lui ha visto in giro troppo integralismo. Ma poi, da vero democristiano, non prende posizioni sulla fecondazione e conclude dicendo: "Non vedo perché scandalizzarsi di fronte ad un preciso orientamento espresso da oltre la metà dei deputati".
 
Alla fine, dice ancora, che sulla parità scolastica ci dovrà essere 'pacatezza nella discussione'. Il che, è tutto dire.
Ma andiamo con ordine.
Prima e dopo l'apertura delle scuole a settembre, ci sono molte cose che accadono e non di poco conto. La lunga marcia di avvicinamento alla sospirata legge sulla parità scolastica conosce impennate e frenate, polemiche preventive e successive mediazioni. Il ministro prima di arrivare alla discussione in senato del disegno di legge, prevista per il 20 luglio, cerca un accordo anticipato con la maggioranza. È evidente che non vorrebbe sorprese in questa fase. Dopo tre ore di discussioni si arriva ad una mezza intesa. L'osso duro è Buttiglione del Cdu. Lui non è d'accordo. Anzi, dichiara che la permanenza nel governo del Cdu è legata alla legge sulla parità. Buttiglione non vuole una legge confusa che faccia passare il diritto allo studio da garantire a chiunque, con una 'vera' legge sulla parità tra scuole statali e scuole cattoliche. Dice di aver capito che queste sono le intenzioni, ascoltando vari esponenti della maggioranza. Ed è molto, molto diffidente. Poi, fa un ulteriore affondo: "O la legge viene cambiata, rafforzando le agevolazioni per chi si iscrive alle private, oppure verrà meno il nostro sostegno al governo".
 
In una successiva riunione di maggioranza viene proposto un emendamento alla legge sottoscritto da tutti ad eccezione dell'Udc.
Buttiglione non si presenta neanche.
 
L'accordo finale prevede l'istituzione di un sistema nazionale di istruzione costituito dalle scuole statali e dalle scuole private. Stabilisce un sistema di regole per le scuole paritarie. Assegna per il diritto allo studio finanziamenti di pari importo per gli studenti, indipendentemente dalla scuola frequentata, dando priorità alle famiglie economicamente svantaggiate. Prevede un cospicuo sostegno alla scuola per l'infanzia nella prospettiva della sua generalizzazione e ulteriore qualificazione.
Intanto, in un vertice informale, che si tiene nella sede del gruppo del Ppi a Palazzo Madama, i contrasti vengono allo scoperto. Ma Buttiglione abbandona l'incontro in segno di protesta per il "no" del governo alla sua proposta. Quella di differenziare gli importi delle borse di studio tra gli alunni delle scuole statali e quelli delle parificate, a vantaggio di queste ultime.
Diversità di opinione anche nel gruppo di Rinnovamento italiano, che però alla fine si pronuncia per il "sì". Loro dicono di essere in attesa dell'iter parlamentare. Controlleranno se tutte le forze saranno fedeli all'accordo, o se si formerà - come su altri temi, esempio la fecondazione assistita - una maggioranza trasversale cattolica. Che è quello che si augurano.
Alla fine, al Senato si fa un altro piccolo passo avanti, dice il ministro. La legge viene approvata. A favore ha votato la maggioranza. Contro il Polo, la Lega Nord, Rifondazione Comunista e Cdu. Contraria anche la vice presidente del Senato ed esponente dei Ds, Ersilia Salvato.
Ora la legge deve ritornare alla camera.



Verso l'approvazione

Il Papa. Il Papa, si è visto, è intervenuto più volte sulla parità manifestando tutta la sua scontentezza per come procede l'iter legislativo. Ogni occasione è buona. Per esempio, mentre riceve il nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede trova il modo per chiedere, evidentemente attraverso di lui,
'rispetto e sostegno mediante l'effettiva parità giuridica ed economica tra scuole statali e non statali, superando coraggiosamente incomprensioni e settarismi'.
E, contemporaneamente, vantando la genialità creativa delle scuole create dai religiosi.
 
Sabato 27 ottobre 1999: a conclusione dell'Assemblea della CEI, ci sono 200mila persone riunite a Piazza San Pietro. Sul palco le maggiori autorità del paese. Il Papa pronuncia le stesse parole chiedendo l'affettiva parità giuridica ed economica delle scuole statali e non statali. Parte un applauso che dura cinque minuti cronometrati. E durante questo tempo la folla, ritmando il battimani, grida "Parità! Parità!" e "Libertà! Libertà!".
Il vice presidente del consiglio Mattarella e il ministro Berlinguer, presenti sul palco e precedentemente per questo ringraziati dal Papa, per un po' battono anche loro le mani. Chi però partecipa con entusiasmo all'ovazione, alzandosi in piedi, sono gli altri politici presenti: Berlusconi, Fini, Casini, Buttiglione, Mastella e Castagnetti.
 
Il Papa, nel corso del suo intervento, fa rilevare che per il ritardo nell'attuazione della parità, molti prestigiosi istituti religiosi sono stati costretti a chiudere. Questo perché le famiglie non riescono a pagare l'onere aggiuntivo della scelta di una scuola privata. E ciò, ha ribadito, mentre in Europa c'è sempre più attenzione verso le scuole non statali.
Giovanni Paolo II auspica un netto recupero delle scuole religiose. Sarebbe strano, ha continuato, che proprio in Italia, che per tradizione cultura e storia deve assolvere al compito della presenza cristiana nel continente europeo, si indebolisca un pilastro come la scuola cattolica. Insomma, il ragionamento, dal punto di vista del papa, non fa una piega. E il cardinale Ruini, nel ringraziarlo al termine dell'assemblea, ribadisce:
"Vostra Santità ha così contribuito in maniera straordinaria a quel mutamento di clima culturale che si sta producendo anche in Italia, sebbene non ne siano sufficientemente maturi i frutti sul terreno legislativo e amministrativo".
 
Evidentemente Il cardinale Ruini parlava di mutamento del clima guardando la piazza. E alla grande prova di forza che la Chiesa è stata in grado di dare. Piazza San Pietro, piazza Pio XII e via della Conciliazione occupate dal popolo chiamato e accorso da tutta Italia. Un popolo fatto di genitori, bambini, insegnanti e religiosi. Le voci sono unanimi. Mai così tanta gente in piazza per chiedere libertà di educazione per tutti. Qualcuno dice che per la beatificazione di Padre Pio c'era meno gente. Gli istituti religiosi che hanno chiuso o stanno per chiudere, hanno stretto le fila. Suor Ida, che insegna in una scuola romana, dice: "Siamo qui per far vedere all'Italia e a questo governo che la scuola cattolica è una grande realtà".
E altri: "Siamo qui per far vedere a questo governo che la scuola cattolica è una realtà di cui si deve per forza tener conto".
 
C'è tutta la penisola riunita, i cartelli degli istituti son lì a testimoniarlo. E gli slogan sono significativi: "No allo Sato educatore" e "Libertà = Parità".



Parità e cicli: il punto.

Inizio 2000: la legge sulla parità e la riforma dei cicli stanno per concludere il loro iter parlamentare.
Sono trascorsi solo cinque mesi dalla presentazione della proposta di legge quadro sulla riforma dei cicli scolastici (i due anni e mezzo precedenti erano stati spesi per l'elaborazione, la messa a punto e la discussione infinita).
Ai primi di febbraio passa definitivamente la legge. Dopo il "sì" delle Camera, anche il Senato, con 146 voti a favore e 65 contrari, approva la riforma. Al momento della votazione il gruppo Ccd per protesta ha abbandonato l'aula.
Tutto come previsto: ci sarà un primo ciclo di sette anni e un secondo ciclo di cinque. L'enfasi è giustificata. A 77 anni dalla riforma Gentile la scuola si avvia a una profonda fase di cambiamenti. La riforma, dice il ministro, partirà nel 2001, ma prima il governo presenterà al parlamento un programma quinquennale di attuazione progressiva. E, una volta esaminato, si appresterà ad approvare i regolamenti che daranno vita alla riforma.
L'opposizione, insieme alla Cisl, batte sul nervo scoperto della scomparsa delle scuola media.
 
È vero, non è una cosa di poco conto riorganizzare otto anni in sette, mettere insieme nello stesso ciclo gli insegnanti laureati e i maestri, da sempre considerati con sufficienza dai colleghi. Lo si vede già nella difficile convivenza che hanno tutti i giorni professori e maestri negli istituti comprensivi. Quegli istituti che da qualche anno, per effetto del dimensionamento delle scuole, mettono sotto la stessa direzione scuole materne, elementari e medie.
 
Intanto si va, non si sa dove, ma si va. [Per meglio dire] 'si aspetta'. Si aspettano chiarimenti.
Settembre 2001 è ancora lontano.

(La legge di riforma dei cicli non partirà mai. Nel giugno 2001 il nuovo governo Berlusconi, come promesso, con uno dei primi provvedimenti la bloccherà per farla poi scomparire definitivamente.)
 


Fatta anche la 'parità'.

Il 2 marzo 2000, alle ore 12.31, con 231 voti a favore, 160 contrari e 4 astenuti, la parità scolastica è legge dello Stato.
Hanno votato contro: Forza Italia, Alleanza nazionale, Ccd, Cdu, Lega Nord, Rifondazione Comunista e due rappresentanti dei Verdi. A favore, i partiti del centrosinistra insieme allo Sdi.
Da oggi le scuole pubbliche e private fanno parte del Sistema nazionale d'istruzione. Alle scuole paritarie private viene assicurata
"piena libertà di indirizzo pedagogico e didattico, ma devono improntare l'insegnamento ai principi di libertà stabiliti dalla Costituzione".  
Per diventare paritarie le scuola private devono sottostare ad alcune regole. Non possono, in soldoni, fare proselitismo. Devono avere strutture adeguate ai compiti didattici, istituire organi collegiali di studenti e genitori, garantire l'accesso a chiunque e anche ai disabili. Inoltre, disporre di insegnanti abilitati e a cui applicare il contratto collettivo di lavoro. E infine, accettare il controllo del Servizio nazionale di valutazione dell'istruzione (che deve ancora partire). In termini economici si avranno maggiori stanziamenti per le materne e le elementari paritarie, rispettivamente 280 e 60 miliardi. Per gli altri istituti non sono previsti finanziamenti ma borse di studio per gli alunni e detrazioni fiscali per le famiglie.
La mina vagante della parità è arrivata in porto. Nei primi anni sessanta, il minimo accenno di dare libertà di scelta alle famiglie sul tipo di scuola pubblica o privata, portò alle dimissioni il governo presieduto da Aldo Moro. Luigi Berlinguer, invece, ci è riuscito.
Dopo la cocente sconfitta sul concorsone/concorsaccio, per Berlinguer sembra arrivato un raggio di sole. Quando intenso e riscaldante non si sa. La Cei, conferenza episcopale italiana, fa sapere che è stata approvata una legge incompiuta e ambigua. Per i vescovi, se le scuole cattoliche sono riconosciute come pubblico servizio, devono anche avere il pubblico finanziamento completo. E auspicano che la legge sia solo una tappa per giungere all'effettiva parità giuridica ed economica delle loro scuole.
Il Ppi è moderatamente soddisfatto. L'opposizione tuona contro l'ambiguità della legge che non è stato possibile modificare con degli emendamenti. Perché, dicono, in aula è stata presentata blindata ed inamovibile. Le associazioni delle famiglie delle scuole cattoliche sono insoddisfatte e pronte a dare battaglia. Se la prendono con i partiti di centro che non sono stati capaci di mettersi insieme per approvare una legge migliore. I Cobas fanno sapere che è stata scritta una pagina nerissima della scuola e della società italiana. Alla Cgil, fatta salva qualche critica, si dichiarano soddisfatti.

Passa solo un mese e in aprile cade il governo D'Alema. Il ministro Luigi Berlinguer esce di scena. il nuovo governo Amato che giurerà il 25 aprile del 2000, avrà come ministro dell'istruzione il professor Tullio De Mauro.
Ma questa è un'altra storia ...


Francesco di Lorenzo



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 Stefania Buosi    - 26-05-2013
Bravissimo Francesco! Ben scritto il libro “Ministri”, ne suggerisco a tutti, insegnanti e non, la lettura. Aiuta a capire molto e soprattutto quanto sia necessario non smettere di vigilare e contrastare il malgoverno ai fini di un cambiamento realmente democratico.
Mi indigna l’uso improprio che viene fatto delle parole “parità” e “libertà” da parte di alcuni schieramenti politici in particolare, che sono peraltro gli stessi che votano leggi così invasive della libertà individuale come quelle contro la procreazione assistita!
"No allo Sato educatore" e "Libertà = Parità".
Uno slogan terrificante e che denota un’ignoranza mostruosa (se non un tentativo manipolatorio della realtà per proprio tornaconto personale). Basta pensare, come dice Francesco, che, se la scuola privata viene finanziata dallo Stato, così come chiede questo slogan e chi lo sostiene, i figli degli operai e degli impiegati (CHE PAGANO LE TASSE) pagano la scuola anche ai figli dei “ricchi”!
Io la vedo così: un ente privato NON PUO’ essere finanziato dallo Stato, la definizione stessa di privato ci dice che non si può chiamare privato un ente finanziato dallo Stato, perché il privato è un ente che non riceve alcun finanziamento pubblico ma che recupera altrove i fondi necessari. In Italia c’è la confusione di sempre e così il privato diventa pubblico!
Il sistema dovrebbe funzionare piuttosto nel senso che se pago le tasse per finanziare la scuola pubblica, questa non deve chiedermi nient’altro (soldi per libri, contributi, rate universitarie etc.)
Paghiamo le tasse più salate d’Europa, dovremmo essere i cittadini con i più efficienti servizi pubblici d’Europa, in primis l’istruzione. Dove vanno a finire i nostri soldi?