Prove tecniche di unità
Francesco di Lorenzo - 24-05-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Era ora che anche i 'ciechi' e i 'sordi' cominciassero a prendere atto che la situazione non è buona. E rischia di continuare ad essere cattiva per chissà quanto tempo. Così avviene che all'ultimo congresso nazionale della Cisl Scuola, i massimi dirigenti ricomincino a parlare di unità sindacale. L'occasione scatenante è il prossimo rinnovo del contratto di lavoro e su questa scadenza, dopo tanto tempo, i sindacati della scuola provano a stare insieme, almeno a prospettare un minimo - una base comune - che vada bene a tutti.Tradotto in soldoni, la base comune sarebbe scongiurare l'ulteriore blocco degli scatti automatici nelle buste paga dei lavoratori della scuola. Un furto che forse è il caso di denunciare alzando tutti insieme la voce.

Poiché, da almeno vent'anni (che guarda caso coincidono con l'entrata in scena di Berlusconi) le sirene (o esche) lanciate verso 'molli' esponenti sindacali hanno sempre avuto un grande successo. Le sirene naturalmente avevano l'intenzione di rompere l'unità, e ciò era evidente. Peccato che ci sia stato chi si è prestato al gioco, con il risultato di avere oggi una situazione oggettivamente disastrata e un terreno in alcuni casi impraticabile.

Nel frattempo abbiamo avuto il tempo di capire che dietro il concetto di 'bene comune e di tutti' c'era il vuoto assoluto, che un'idea forte era diventata solo uno slogan, per di più servito a costruire piccole carriere e a difendere minuscoli orticelli. Ora sarebbe sperabile interrompere tale spirale negativa che non solo ha portato zero benefici, ma è riuscita a generare una serie di disastri di natura culturale ancora più difficili da eliminare.

La prova generale di questo auspicato ritorno all'unità è la manifestazione che si terrà a Roma il 22 giugno prossimo. Si manifesterà perché dopo l'enunciazione delle buone intenzioni del neo ministro Carrozza, sono affiorate anche notizie di altro tipo, come un ulteriore rinvio del rinnovo contrattuale. E una novità del genere vanificherebbe tutto il resto: buone intenzioni, linee di credito e quant'altro.

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Quando la restituzione comincia dal basso. Secondo i responsabili della Funzione Pubblica il personale Ata, bidelli e impiegati, dovrebbe restituire allo Stato il frutto di un aumento contributivo dichiarato illegittimo. In breve, dal 2011 ad oggi i bidelli avrebbero guadagnato illegittimamente 1200 euro e gli impiegati il doppio. Ora, però, queste cifre devono tassativamente ritornare a chi le ha elargite, cioè devono essere restituite allo Stato.

La spiegazione è che secondo un provvedimento dell'allora ministro Tremonti, dall'anno di grazia 2010 non avrebbero dovuto esserci aumenti negli stipendi del personale. Allora, non si sa né come né perché, lì al ministero, qualcuno decise che il personale Ata non rientrava in questa limitazione. Ma probabilmente si sbagliava.

In questi tre anni, calcoli alla mano, con i quasi quaranta euro al mese di aumento, il nostro personale Ata ha potuto spendere e spandere in modo indecoroso. Evidentemente li avrà impiegati in vacanze di sogno o in una infinità di cene lussuose. Ora però che bisogna tirare la cinghia, la realtà impone anche a loro un sacrificio. Dovranno fare a meno di questi eccessi. Finora i tentativi per bloccare la restituzione sono falliti. Al ministero hanno detto che se ne riparlerà il 27 maggio, giorno in cui è convocato un incontro tra le parti per decidere il da farsi.Vedremo.

Però, sarà un caso, ma la canzone è sempre la stessa: cominciano a pagare (e restituire) per prima i piccoli. Ma quando verrà il turno anche dei pesci grandi? Poi.....cioè mai!

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