Le buone intenzioni e le cattive compagnie
Francesco di Lorenzo - 18-05-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Mentre questo governo vive sotto il ricatto continuo di una parte dei suoi stessi componenti, nella scuola si vivacchia, come sempre. L'infantilismo congenito di chi dice 'o si fa così o il governo cade', per molte persone passa per grande politica, per ottima strategia. Non si sa però a chi giova tutto questo, se non a mantenere nei posti di potere persone che negli anni hanno gonfiato di sola aria gli spazi della politica e delle decisioni. Altrimenti, il calcolo è semplice, non ci troveremmo nello stato pietoso nel quale ci troviamo.

Non deve meravigliare quindi che il neoministro Carrozza ci stia presentando il suo catalogo delle buone intenzioni in stile letterina degli intenti. Non può fare altro. In tale catalogo c'è spazio per investimenti 'importanti' nell'edilizia scolastica, per il miglioramento della professionalità degli insegnanti, c'è attenzione al problema dei precari e dell'Università italiana e molto altro ancora. Come dire, c'è di tutto.

Sarebbe, però, anche il caso di sentire dal ministro se la scuola che ha in mente prevede un rafforzamento serio e concreto della scuola statale e per tutti, come dice la nostra Costituzione. Ma temiamo che se pure lo pensa (ma lo pensa?) comunque non lo possa dire. Se per ipotesi lo facesse, partirebbero all'istante drappelli di sottosegretari e vice ministri del PDL, pronti a bilanciare una così netta affermazione. E scandalosa, per di più. Si assisterebbe ad una sequenza di controproposte e di distinguo con tutto l'armamentario scaduto e scadente che abbiamo sentito e risentito negli ultimi vent'anni. La conclusione è che tutto resta bloccato, e non si farà niente di niente. Certo, l'obiezione può essere che questa è la democrazia e che in qualche modo si deve soffrire per raggiungere dei risultati. Ma, mancando proprio il risultato finale, questa versione più che suggerire la democrazia, sembra proiettarci verso la follia.


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E mentre le notizie sulla scuola sono monopolizzate dai possibili metodi per non far copiare all'esame di Stato (ma perché prima è ammesso?) e dall'arresto di una dirigente e un'insegnante di una scuola materna romana per violenze sui bambini, arriva ancora una denuncia contro l'Invalsi. Sembra proprio che questo istituto non riesca a combinarne una buona. Ora, docenti e genitori denunciano l'Invalsi per aver discriminato gli studenti disabili, escludendoli di fatto dalle prove che si sono svolte in questi giorni nei tre ordini di scuola.

A parte le difficoltà evidenziate per acquisire le prove da somministrare agli alunni disabili, a parte l'esclusione degli insegnanti di sostegno che, ad esempio, non hanno potuto aiutare gli alunni ipovedenti con la lettura a voce delle domande, la cosa ancora più discriminante è stata che era prevista sulle singole prove la segnalazione di un codice di disabilità. Cioè sui fascicoletti con i quiz che ogni alunno ha avuto, c'era il contrassegno che indicava l'entità della disabilità. Di fatto, prevedendo una valutazione a parte, cioè non inserita nella statistica dei risultati di tutta la classe.

Proprio da qui parte la denuncia: docenti e genitori hanno fatto rilevare che ci sono handicap motori che non inficiano affatto le facoltà intellettive e quindi di apprendimento. Non si capisce quindi con quale criterio si possano escludere questi studenti dalla rilevazione del rendimento complessivo di una classe.

Insomma, qualcuno si è chiesto se l'Invalsi conosce la legge 104/92 sull'integrazione degli alunni disabili. Qualcun altro si è chiesto se l'Invalsi ha sede in Italia e se si considera libero dalle norme. Qualcuno ha perso anche la pazienza di fare e farsi domande sull'Invalsi.

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 Francesco Martino    - 19-05-2013
Perché non ci poniamo il problema della cattiva coscienza degli insegnanti che non hanno saputo rispondere in maniera "professionale" di fronte a quelle banalità che sono i test Invalsi.
Una categoria che si reputa di avere una "professione" subisce i test senza protestare (se non in parte minima delle scuole) e accetta la vergogna di queste discriminazioni.
I potenti vincono perché i sudditi subiscono senza fiatare.
Mi sembra che come docenti dovremmo vergognarci e se siamo caduti in basso, perché non siano professionisti dell'educazione, ma sudditi di consorterie (Invalsi compreso) che stanno distruggendo la scuola critica per tutti.

 Francesco di Lorenzo    - 22-05-2013
E' proprio vero, serve un attento esame di coscienza da parte di tutti noi. Siamo troppo presi dalle nostre situazioni particolari, facciamo solo riferimento alla scuola in cui lavoriamo, dimenticandoci la situazione generale...se continuiamo a ragionare in termini particolaristici, a non cogliere il problema generale, saremo fritti!