Il bambino con la maestra che gli tiene la mano sulla spalla
Cosimo De Nitto - 17-05-2013
Per tanto tempo ho cercato nella mia mente un'immagine, un'istantanea che potesse rappresentare la scuola italiana, la sua peculiarità, la sua identità, le sue radici e il tratto distintivo rispetto agli altri sistemi formativi ai quali ormai cercano di convincerci che dobbiamo assolutamente conformarci. Non mi veniva assolutamente, mi occorrevano molte parole per raccontare la scuola italiana, troppe per una situazione comunicativa che sembra anch'essa improntata ad una sorta di spending review imposta dagli stili comunicativi del web e dei social network in particolare. Quando ormai cominciavo a disperare di poter trovare questa immagine, questa figura, improvvisamente, per una serie di combinazioni forse astrali, l'ho trovata. E' un fotogramma, un fermo immagine che si è piantato all'improvviso nella mia testa.
Mi è venuto in mente così quasi per caso, dato il tempo e data la stagione, di intrufolarmi in una scuola elementare confuso tra i genitori, per assistere ad una rappresentazione di fine anno di una quinta classe. Non darò riferimenti precisi, eviterò nomi, luoghi, persone. La rappresentazione aveva per tema "Storia e diritti umani" e per sottotitolo una citazione di Nelson Mandela. "Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli."
Il cuore dello spettacolo erano le poesie scritte dai bambini sul tema della libertà e alcune lettere scelte di soldati dalle trincee della prima guerra mondiale. I testi letti o declamati a memoria inframezzavano belle musiche e belle coreografie con i costumi, le "scene" fatte interamente dai bambini con le loro mani. Intanto ho notato che gli "argomenti" erano di storia contemporanea, quindi le insegnanti dovevano essersene sbattute dei limiti imposti che in quinta fanno arrivare lo studio della storia alla crisi dell'impero romano. Bello veramente, non banale, tutto estremamente significativo. Tra l'arcobaleno dei bambini di diversa provenienza non era possibile non notarne uno molto grosso, alto una volta e mezza gli altri. Sembrava un ragazzo di seconda o terza media. Gli toccava di leggere la poesia sulla libertà da lui stesso composta. E' entrato in scena, la prima volta nella sua vita breve ma difficile, era sorridente e baldanzoso, ma arrivato a metà poesia si è bloccato, ha roteato gli occhi smarriti, terrorizzati, chini a terra per la vergogna.
L'emozione l'aveva sopraffatto. A nulla è valso il nostro incoraggiamento; ho cominciato ad applaudirlo e gli altri genitori hanno applaudito con me, tuttavia non c'è stato niente da fare. Si è girato e con gli occhi e la testa bassi e con le spalle cascanti, è andato frustrato dietro le quinte che abbiamo visto agitarsi. Dopo un po' è uscito accompagnato dalla sua maestra che gli teneva la mano sulle sue spalle grandi. Mentre manteneva la testa china, la maestra ha detto: "è stato bravissimo, si è impegnato molto"... e che lei ci teneva molto a che lui declamasse per intero la sua poesia, perché era molto bella e sarebbe stato un peccato se i genitori tutti non l'avessero ascoltata. Lui la guardava con occhio smarrito ma fiducioso, lo abbiamo applaudito, ha preso coraggio e, sempre con la mano della maestra sulle sue spalle, l'ha declamata per intero senza fermarsi. Alla fine i suoi occhi sprizzavano felicità: aveva vinto la sua battaglia. Ecco, ho pensato, questa è l'immagine della scuola italiana che ho cercato per tanto tempo. Una maestra con una mano sulle spalle di un bambino robusto oltremisura, scuro di pelle, straniero che combatte la sua battaglia per la conoscenza, per il sapere, ma anche per l'integrazione e l'affermazione della sua persona in un mare di difficoltà esistenziali, familiari, sociali. Un'immagine bellissima difficilmente riscontrabile in altri sistemi formativi che magari saranno anche più moderni, tecnologici, faranno più quiz e test, saranno più "misurati" in base a valori standard nei quali il nostro piccolo grande, grande e grosso e ingombrante com'è, sicuramente non riesce ad entrare. Poi ho chiesto notizie di lui. Ho saputo che era arrivato in quella scuola in settembre. Ho saputo che era stato "schedato" dalle scuole di provenienza come "socialmente pericoloso", totalmente non scolarizzato e privo degli ancorché minimi strumenti di conoscenza di base; inoltre alla famiglia hanno tagliato la luce, l'acqua e il gas. Nella scuola di provenienza erano più i giorni che marinava di quelli in cui si recava a scuola. In questi ultimi nove mesi il "bambino" straordinario, che a vederlo sorridente danzare volando al ritmo della musica, mi ricordava gli ippopotami del cartone di Disney che ballavano leggerissimi "La danza delle ore", fermo per competenze al livello della seconda, ha fatto notevoli progressi, non ha dato nessun problema di comportamento, è stato integrato in una classe che pratica molto la cooperazione, il lavoro di gruppo e di coppia. Ha scritto una poesia che da lui nessuno si sarebbe mai aspettato per profondità di pensiero e pertinenza di figure. Tutto bene, ma a quel punto la sua "performance" si è bloccata per l'emozione. Si poteva smarrire nelle sue frustrazioni.
La maestra ha capito subito, ha capito che questo "bambino" è destinato a perdersi con la sua storia se non incontrerà altri insegnanti che se lo prenderanno in carico. Non c'entrano i servizi sociali, l'assistenza comunale, gli psicologi, i mediatori culturali. Avrà solo bisogno di insegnanti che come quelle della scuola, di quella scuola elementare, se lo prendano in carico e lo "salvino", per se stesso, per la famiglia, per la società. La scuola italiana, in massima parte, me l'immagino così, come in questo fotogramma.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Claudio Berretta    - 19-05-2013
Grazie. Una storia molto bella ed emblematica.