Gli studenti della mia classe e il terremoto
Gianni Mereghetti - 24-11-2002
In un “tema” gli studenti di una classe in cui insegno hanno discusso i giudizi che Eugenio Scalfari ha dato sulla tragica vicenda del terremoto. e quindi sia la domanda se Dio si fosse distratto mentre la terra tremava a San Giuliano di Puglia, sia l’idea che la tragedia di quei bambini morti fosse stata in fondo una necessità, in quanto Dio coincide con le forme della vita, tutte!
Sono rimasto colpito dalle risposte che gli studenti hanno dato, risposte che rifiutano il male come orizzonte ultimo della vita e chiedono un positivo. Mi permetto allora riportare qualche breve, ma significativa frase!

"Il pensiero che possa esistere un Dio che provochi il bene e il male secondo il caso è per me difficile. Riesco più facilmente a pensare che Dio abbia creato l’uomo libero mostrandogli cosa è il bene.”

“Concepire un Dio che, anche se non volontariamente, compia o causa il male, per me è difficile, se non impossibile, ma avvenimenti come questi, soprattutto dove le vittime sono bambini, sono difficili da accettare, specialmente per i genitori, che non avendoli più tra le braccia, possono solo augurarsi che siano andati a trovare una felicità eterna, come è nel progetto di Dio”.

“Dio non si è distratto, mentre tanti bambini morivano nella scuola di San Giuliano di Puglia, ma, cosa incomprensibile alla ragione umana, ha un disegno più grande di quanto noi possiamo immaginare”

“Bene e male si alternano secondo una necessità che per Scalari diventa puro caso, incomprensibile all’uomo, che deve tuttavia accettarlo. Con una risposta così viene eliminato un punto verso cui l’uomo potrebbe tendere per trovare un positivo. Ribaltando la questione verrebbe da chiedersi: e la gioia? E i momenti felici? Anche quelli verrebbero ridotti ad una vuota necessità o “disegno della vita”, anch’essi incomprensibili all’uomo”.

Sono affermazioni semplici, ma che mi hanno commosso, perché indicano come i giovani, anche di fronte alla tragedia, hanno uno sguardo positivo, una tensione ad affermare la vita.

E non per una superficialità distratta e grezza, ma perché portano dentro il cuore la modalità originaria con cui l’uomo si pone di fronte alla realtà, quella di riconoscerla come data. Una ragazza lo ha scritto in modo chiaro ed esplicito!

Mi è così risultato ancor più evidente che a noi adulti tocca un compito decisivo, quello di far crescere questo sguardo!

La maggior parte di noi non l’ha fatto, anzi ha insinuato il dubbio ed ha usato del terremoto per tentare di inculcare l’idea che Dio non c’è!

Se tutti avessimo invece guardato con stupore quella madre che ha chiamato “Angeli” i bambini morti sotto il crollo della scuola di San Giuliano, forse avremmo aiutato i nostri figli, i nostri studenti a riconoscere e a implorare la Presenza Buona di Dio che ci prende per mano dentro la tragedia del terremoto.

Così non c’è bisogno di sforzarsi di essere positivi, perché uno sguardo aperto alla vita è l’unico atteggiamento realistico, e l’educazione è la capacità di portarlo dentro i fatti dell’esistenza

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