Facciamo l'ipotesi
Piero Calamandrei - 04-05-2013
Si trova da mille parti in Internet: sul sito del Pd di Genova come su quello di un Istituto Comprensivo a Venezia; sul blog di Giulio Cavalli, attore, come su quello di Roberto Sconocchini, maestro. E potremmo continuare di questo passo, citando la vastità della Rete.
Si tratta di un pezzo del Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN). Si era a Roma e cadeva il giorno 11 febbraio 1950.
Qualcuno lo definisce una profezia, noi lo riteniamo un ottimo spunto per riflettere, in questo oggi all'apparenza così confuso, sulla chiarezza d'intenti di molte nebbie nostrane.
Sappiamo che la tematica pubblico-privato rapportata alla scuola non è di facile soluzione e sappiamo che sui famosi oneri per lo Stato i Padri Costituenti hanno dibattuto a lungo, senza riuscire ad accordarsi una volta per tutte. Non è però tanto in quel dibattito che vogliamo rientrare.
Quello che ci spinge a riproporre parole già note è il bisogno urgente di rimettere le cose al loro posto e di tornare a pensare alla scuola dello Stato come nodo centrale, prezioso, organico alla democrazia. Una democrazia che amiamo e difendiamo.
La redazione



Facciamo l'ipotesi ...

«Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: - rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. - attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso, la fase più pericolosa di tutta l'operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito».

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