Linee di credito scadute
Francesco Di Lorenzo - 04-05-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Che la scuola vada ripensata è un dato di fatto. Il perché è tutto scritto e documentato negli ultimi anni, diciamo venti, nei quali lì al ministero veramente si è visto di tutto. Gli avvicendamenti dei vari ministri con i loro staff sono stati, a guardarli adesso, un qualcosa di comico, se non fosse che contemporaneamente la cosa si è fatta anche tragica. Tragica per la scuola, per tutti quelli che ci lavorano e principalmente per gli studenti. In questi anni non c'è stata nessuna linea comune di intenti e di prospettiva, nemmeno tra chi era dello stesso schieramento. Tranne una, forse, che era quella di navigare nella genericità più assoluta, proponendo una scuola di parte (ognuno la sua) ma neanche tanto e scimmiottando tendenze esterofile ormai fallite per farci precipitare nella confusione più totale.

Sul neoministro naturalmente è inutile fare previsioni. La linea di credito che un anno e mezzo fa fu aperta per Profumo, sembra che non sia andata a buon fine. Inutile, quindi, oltre che dannoso, aprirne altre. Che una delle prime uscite del ministro Carrozza sia stata la dichiarazione che la Riforma (?) Gelmini è da cambiare, non è un buon motivo per farci presagire che questo avverrà. Solo per dovere di cronaca, bisogna ricordare che in tutta la girandola di ministri ce n'è stato uno, Tullio De Mauro, che provò - lì nelle alte sfere - a forzare le cose per cambiare. Si parlava di idee, scuola inclusiva, scuola statale. Bene, non solo non ci riuscì ma fu osteggiato anche dalla sua stessa parte politica. Figuriamoci adesso con una maggioranza che ha già iniziato il giochetto dei veti e il rito del 'pescaggio' nel torbido. Quindi, non si tratta di mancanza di fiducia nel ministro nuovo. È che avendone viste di tutti i colori, il minimo che si possa fare è dire che gli intenti non bastano e le dichiarazioni neanche. Chi vive nella scuola (quella di tutti, quella statale), naturalmente è disposto a cambiare atteggiamento e opinione alla prova dei fatti.

Finalmente vengono ristabilite alcune verità. Dopo la chiusura delle iscrizioni online, quindi non più occultabili, come avveniva regolarmente durante altri 'ministeri' (e misteri), i dati sono a disposizione di tutti. Ora sappiamo che il 38 per cento delle famiglie italiane preferisce il tempo pieno per i propri figli che si iscrivono alle elementari. Cioè la scuola per otto ore al giorno. Nel 2010, l'ex ministro Gelmini disse che i dati erano stati falsati (e si trattava della stessa quantità di richieste). Secondo lei i genitori chiedevano il tempo pieno per dar fastidio e perché al governo c'era il centro-destra. Adesso come allora, delle circa duecentomila richieste, una parte non potrà essere soddisfatta. Almeno ventimila alunni non avranno per il prossimo anno il tempo pieno. La musica è cambiata ma di poco. Anche perché, si legge nella notizia, i genitori hanno potuto scegliere l'opzione del tempo pieno solo nelle scuole dove era stato già attivato. Come dire che non sapremo mai quanti lo avrebbero scelto se ci fosse stata dappertutto una casella con l'indicazione ad hoc. Ci resta un'unica consolazione, sperare almeno che nessuno ci venga a dire che il tempo pieno fa male ai bambini. Magari inventandosi la teoria pedagogica per cui due maestre/i che si alternano nella stessa classe confondono le idee. La neoministra siamo certi che questo ce lo risparmierà. Il che non è forse il risparmio che serve di più, ma è già qualcosa.

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