Pedagogicamente scorretti e non solo
Francesco Di Lorenzo - 27-04-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



C'è di sicuro una classe politica che pur di continuare a vivere nei suoi antichi privilegi, fa finta di non capire la domanda di cambiamento che viene da tutte le latitudini possibili. C'è anche, d'altra parte, una eccessiva semplificazione delle cose e dei fatti che fa a pugni con l'idea di far funzionare il cervello. O almeno tentare di farlo funzionare. Lo scontro, per ora senza eccessiva violenza, avvantaggia i soliti noti, cioè quelli che ci hanno trascinato nell'attuale burrone o melma, che dir si voglia. Per la scuola, l' ottimismo della volontà, utile per uscire da una situazione complicata, combatte strenuamente con il pessimismo di una ragione che analizza gli ultimi - pessimi - vent'anni di politica scolastica italiana.
Il brivido viene quando a chiedere il cambiamento è lo stesso ministro che ha contribuito ad affossarci. E senza che a nessuno venga, ad esempio, una crisi di nervi. Speriamo che sia solo un incubo.


Una piccola notiziola confortante: la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la possibilità delle scuole di assumere direttamente gli insegnanti, come voleva introdurre surrettiziamente nel nostro sistema la regione Lombardia. Una norma della legge sulla scuola 'lombarda' voleva e sbandierava, come atto di libertà, proprio questo. Che fossero le singole scuole, sia pure in forma sperimentale, ad assumere gli insegnanti. In base a quale criterio non si sa. Probabilmente l'inflessione o la conoscenza del dialetto locale per comunicare con qualche assessore in vena di scherzare. O anche di fare sul serio (sospetto).
Il fatto grave è che sulla scia di questa stupidità, anche altre regioni si preparavano a presentare leggi contenenti tale aberrazione mentale. Giocare con l'autonomia delle regioni per conquistare fettine di potere, proprio quando si parla di scuola, è scorretto in sé e, soprattutto, è scorretto pedagogicamente. Si parlava una volta di una norma che imponeva a tutte le leggi, le circolari, gli atti concernenti la scuola, di aderire al principio di essere pedagogicamente corretti. Ci si doveva assicurare cioè che ogni singolo atto fosse compatibile con l'idea di insegnamento, che non contrastasse con il guidare, l'accompagnare il discente e rappresentasse un 'esempio'. Chissà tale norma dove è andata a finire. Certo che rappresentare l'autonomia come scorciatoia per far quello che si vuole - fare i furbetti - non sarebbe stato (e non è) un grandissimo esempio.
Ora comunque le regioni disinvolte e arroganti dovranno rifare i conti, rivedere la loro idea di populismo stupido e proporre delle leggi sulla scuola che siano un po' più serie.


Un'ultima notizia sulle biblioteche scolastiche. La situazione è, neanche a dirlo, disastrosa. In generale si parla un patrimonio librario inconsistente, poco più di 4 libri per studente. Per quanto riguarda gli acquisti di libri nuovi, con questi chiari di luna, neanche a parlarne. Si apprende di biblioteche relegate in locali angusti con una media di 57 metri quadrati di spazio, che diventano oggettivamente impraticabili. Aggiungiamo la mancanza di personale, orari di consultazione minimi, a volte impossibili, e una professionalità zero: sembra che solo il 2,5% delle biblioteche sia affidato alle cure di professionisti del settore. Gli altri sono insegnanti benemeriti ma volontari.
Interessante che dalla ricerca fatta dall'Associazione italiana editori emerga che più del 25% delle biblioteche interpellate abbia a disposizione degli studenti solo 15 posti. Ci sono materialmente 15 sedie. Metà di una classe. Quindi, quando si presenta una classe in biblioteca, metà si siede e metà sta in piedi. Per quelli che vedono nei libri uno strumento superato, non c'è problema: il tablet si può appoggiare sulle ginocchia. Anche se poi non è così agevole. Però, senza voler essere catastrofisti e parlar solo male della scuola, viene da pensare che, come minimo, la mancata attenzione ai libri denota altre strutturali mancanze. E si parla di mancanze di natura culturale.

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