Il trucco assurdo
Francesco Di Lorenzo - 23-03-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Evviva la non-scuola. Sembra che la pratica - l'ultima moda - delle nostre scuole sia quella di selezionare preliminarmente i migliori e poi far finta di avere al proprio interno tutti alunni super. Attribuendosene, cioè, i meriti.
Idea aberrante e senza senso che provoca una previsione prevedibile: dopo poco tempo, ogni scuola presenterà falsi risultati alla propria platea, fatta di super (soprattutto di genitori super), e dopo ancora un po' saranno tutti lì a morire di noia e di inedia, uccisi dalla loro stessa stupidità.
Che 'sfizio' (o che senso) ci sia ad insegnare in una scuola così, proprio non si sa. Tanto che, arrivati a questo punto, ci vorrebbe una sferzata di orgoglio. Tutti gli insegnanti 'intelligenti' abbandonino tali scuole. Si trasferiscano, mettano in gioco se stessi. Non si può vivere facendo finta di insegnare: quale professionalità e quale sfida ci può essere, e a quale idea di scuola si fa riferimento, quando ti trovi in una classe in cui come insegnante ci sei o non ci sei ha lo stesso identico valore? Perché, e questo lo sanno tutti, stimolare un gruppo già per conto suo stimolato, è molto semplice. La fatica, o meglio, la 'sfida' sta tutta nello stimolare dal basso, partendo dal gruppo che non funziona e farlo salire. E spendere ore di lavoro a fare e disfare, a provare, a cercare soluzioni. A volte, anzi spesso, senza neanche riuscirci, ma avendo la coscienza di averci provato.
Ma poi, già il solo fatto di decretare in base ad un test il futuro, appiccicando addosso agli studenti etichette assurde, in un'età assolutamente in evoluzione, è oltremodo antipedagogico. Questo lo dovrebbero sapere tutti gli operatori della scuola. E lo dovrebbero sapere principalmente i dirigenti di questi istituti, che con tutta probabilità saranno infatuati dell'idea del management. Si sentono dei manager che però giocano sporco truccando dall'inizio i risultati. Cosa passa per la mente di queste persone, è un mistero. Forse il loro scopo è farsi invitare in un talk-show televisivo per argomentare sulla loro bravura. E magari vedere scelta per un 'reality' la loro eccellente scuola. Come dire, all'idiozia non c'è mai fine.

Un paio di notizie dal mondo sindacale. La Cgil ha fatto rilevare come gli effetti della riforma Fornero abbiano dimezzato, di fatto, i pensionamenti nella scuola. Vale a dire che se lo scorso anno erano andati in pensione 20.000 persone, quest'anno lo hanno fatto solo in diecimila. Altro che sviluppo. Se non c'è ricambio attraverso i pensionamenti, i vincitori dei concorsi vecchi e nuovi che cosa devono sperare? Che scoppi una guerra?
La Uil, invece, attraverso il suo segretario generale Di Menna, ha posto il problema dell'accesso all'insegnamento in Italia. La trafila è questa: un laureato deve superare i test preliminari per accedere al tirocinio. Ma prima deve aver frequentato l'Università per imparare la parte teorica; poi, per la parte pratica deve andare in una scuola dove viene assistito da un insegnante. Alla fine arriva il concorso con: quiz iniziale e a seguire prova scritta e orale.
Se il candidato supera tutta la trafila, allora entra 'in prova' nella scuola. Attenzione, è ancora 'in prova', per la scuola italiana non è ancora pronto.
Praticamente dopo tutta questo calvario che sembra (ed è) piuttosto una corsa ad ostacoli, dove gli ostacoli sembrano messi lì per dar fastidio, il torturato deve ancora provare di essere capace di insegnare. Chiunque, dopo tutte queste prove si sarà già stancato, magari proprio di insegnare. Ma sorge la domanda: e se fosse proprio questo lo scopo?

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