Tra il dire e il fare...
Emanuela Cerutti - 23-11-2002
Il proverbio ci mette in mezzo il mare, a dire la distanza che sempre c'è tra un progetto e la sua realizzazione, ma anche la vastità dei soggetti per i quali le parole scendono dal piedistallo teorico e diventano fatti, scelte concrete, organizzazioni e strutture.

Il mare qualche volta è in tempesta: succede quando le leggi non corrispondono agli eventi che vorrebbero interpretare e creano correnti contrastanti nei pensieri e nelle azioni.

Così la riforma di una scuola pubblica che chiede investimento in qualità, in arricchimento culturale, in sviluppo democratico al passo con i fondamenti di una conclamata "società della conoscenza", in apertura al cambiamento che mai come oggi si impone, si incaglia invece negli scogli del risparmio di risorse e di energie, nella selezione alternativa alla lbera scelta condivisa, nelle differenze culturali e sociali in contrasto con il pluralismo emergente, nell'aziendalismo rassicurante e dirompente, nell'autoritarismo di facciata.

L'autonomia, faticosamente conquistata, come tutte le nuove abitudini, si interroga sulla sua ragion d'essere e si chiede se per caso qualcuno non abbia dimenticato aperta una finestra: tremendo il maestrale, quando ci si mette.

Le finestre, però, si possono chiudere: i nodi possono tornare ai pettini di competenza e noi, gente di scuola, perchè ci lavora, ci studia, ci accompagna i figli, ci torna qualche volta con ruoli diversi, possiamo convocarci, autoconvocarci se nessuno lo fa per noi, ed esprimere il nostro punto di vista su quanto accade.

Possiamo confrontare gli obiettivi della riforma, le novità dichiarate, con le nostre storie quotidiane, i progetti che attiviamo, i piani per l'offerta formativa con cui ci presentiamo all'utenza, i significati che diamo alle parole educazione, formazione, istruzione, i problemi ai quali ogni mattina cerchiamo soluzioni, il futuro che vorremmo.

In quanto soggetti attivi e propositivi, possiamo dirci e dire se la riforma ci sta bene o no, discutendo, dibattendo, organizzando assemblee, incontri, comitati e raccogliendo i pareri.

Tra i moltissimi strumenti che possiamo utilizzare allo scopo vi proponiamo un QUESTIONARIO da compilare e spedire on line individualmente o in gruppo, formulato a partire dal grafico "Una scuola per crescere: cosa c'è di nuovo per famiglie, docenti e studenti ", predisposto dal Ministero.
Sufficientemente sintetico per un quadro di insieme, il QUESTIONARIO tocca tutti i punti-obiettivo del Disegno di Legge .
Vi invitiamo a commentarli in particolare alla luce dell'offerta formativa che la vostra scuola propone e della risposta che danno al vostro sogno educativo.
Le vostre risposte tratteggeranno la "scuola per" che vogliamo costruire.
interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Giorgio Dellepiane Garabello    - 24-11-2002
Carissimi tutti,

credo proprio che sia finalmente venuto il momento di lanciare un sondaggio come questo:



A) Perché una persona* normalmente dotata, sia mentalmente che fisicamente, dovrebbe fare l’insegnante?

B) Per quale motivo una persona che fa dell’informazione una sana pratica di quotidiano aggiornamento dovrebbe fare l’insegnante?

C) Per quale motivo una persona capace di innamorarsi, entusiasmarsi, incuriosirsi, apprendere. dovrebbe fare ...l’insegnante?

D) Per quale motivo una persona dovrebbe fare l’insegnante ...dato uno stipendio mensile pari a € 1.280 ?



(*) «persona» ovvero tutti gli uomini e le donne, escluse coloro che a casa fanno tutti i lavori domestici, magari perché schiave di un marito normale, ritenendo tutto questo “normale”; di conseguenza ritengono l’insegnamento un lavoro part-time, un vero e proprio secondo lavoro, utile soltanto per integrare il bilancio famigliare.



Affettuosamente vostro,

(doc di educazione musicale)

Giorgio Dellepiane Garabello