A.A.A. osservatori Invalsi cercasi
Luca Perissin - 11-03-2013
Cari colleghi,

riparte la "macchina carrozzone mangiasoldi" dell'Invalsi alla ricerca di Osservatori da affiancare agli insegnanti somministratori che siano preparati, che si rendano disponibili ad un corso di preparazione, ma soprattutto "che condividano gli scopi della rilevazione".
Operazione questa che prevederà un rimborso lordo all'Osservatore di circa 200 euro omnicomprensivo per ciascuna giornata di somministrazione ( 600 euro circa in tutto ).
Pur non condividendo l'impianto dell'intero Invalsi, pur ritenendo uno spreco di soldi pubblici per mandare avanti il solito burocratico carrozzone all'italiana che si avvale di incarichi esterni, di numerose strutture amministrative e di commissioni varie, pur non accettando l'impianto docimologico delle prove ( e, tuttavia, riconoscendo la necessità di valutare il sistema scolastico italiano), mi sembra corretto che chi viene incaricato di svolgere un lavoro "aggiuntivo" venga retribuito.
Ora se l'Invalsi venisse svolto a campione, come nei primi anni in cui diversi Istituti avevano aderito a livello sperimentale, l'annoso problema di chi deve somministrare le prove, correggerle e reinviare all'Invalsi, sarebbe risolto. Ma invece no; si insiste a portare avanti una rilevazione censuaria, obbligando, in certi casi, i docenti ad aderire alla somministrazione, addirittura ipotizzando l'incarico come "funzione docente" ( leggasi sentenza del Tribunale di Trieste).
Quindi niente soldi ai docenti per il lavoro aggiuntivo, o qualora venga proposto un compenso forfettario per tale attività di somministrazione, correzione e tabulazione, questo è tolto dal FIS, quindi a carico delle scuole ( usando gli stessi soldi tolti a suo tempo dal contratto degli insegnanti) mentre quello dell'Osservatore viene elargito direttamente dall'Invalsi.
Ma il problema di fondo è un'altro: dopo aver "osservato censuariamente" tutte le scuole della penisola italica, dopo aver speso una barca di soldi pubblici, dopo aver stabilito eccellenze e/o necessità di intervento per raggiungere i livelli OCSE, avete mai sentito parlare concretamente di quali saranno gli interventi che verranno adottati e, nel caso di scuole e/o Istituti in difficoltà, con quali soldi verranno sostenuti (come si spera) gli interventi d'aiuto?
A me sembra tutto ( opinione prettamente personale ), un affare all'italiana, un gran polverone per far credere ai Paesi UE che in Italia si fanno le cose come si deve, mentre invece si parla e si agisce sempre in "politichese".
Accanto a tutto ciò, un governo, sfiduciato alla grande alle ultime elezioni dai cittadini ( la Lista Civica Monti ha preso un misero 10 % ), con le valige in mano sull'uscio del portone di Palazzo Montecitorio, con un ultimo colpo di coda, con il Ministro Profumo intende portare avanti il suo Sistema di Valutazione Nazionale e un nuovo concorso a cattedre.

Tags: Invalsi Vales


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 Franco Dore    - 17-03-2013
La valutazione sull''opportunità che una scuola adotti il sistema INVALSI è di competenza del Collegio Docenti di quella Istituzione; questo prioritario elemento deve essere pacificamente riconosciuto.
Altro è il tema del diritto al compenso per lavoro, ben riconosciuto e quantificato dall'articolista come sopra (200 euro forfetarie prodie procapite); eppure non vi è chi non riconosca che il lavoro reale è svolto dai maestri sia per somministrazione, che per correzione e tabulazione risultati. Sul tema offro l'esperienza maturata lo scorso anno perchè possa essere utilizzata.
Come segretario provinciale della FLC.CGIL della provincia di Olbia ho dovuto affrontare, insieme alle RSU e sigle sindacali CGIL-CISL-UIL, una lunga e complessa vertenza in una scuola elementare. Da una parte il rifiuto della Dirigente a includere nella trattativa sul fondo di istituto circa 23mila euro di fondi residui e dall'altra il preteso misconoscimento del diritto a far valere la delibera del Collegio che non voleva svolgere le prove INVALSI nella scuola con motivazioni squisitamente afferenti alla didattica.
In aperto contrasto con la delibera del Collegio, la Dirigente ha inteso imporre comunque, con ordine di servizio, l'attività all'intera scuola; a tale disposizione abbiamo indicato l'utilizzo della rimostranza ex DPR n.3/57 provocando reiterazione di ordine individuale scritto. Le prove INVALSI si sono quindi svolte, pur nel mugugno e con segnalazione da parte nostra dell'abuso di potere all'Ufficio Scolastico Regionale e riserva di adire vie legali. A fine maggio (quindi ormai fine anno scolastico), il tavolo regionale ex CCNL certificava il diritto alla inclusione fra le risorse disponibili della scuola dei 23mila euro residui.
La preoccupazione della Dirigente di dover retribuire il lavoro delle maestre, dimostrabile dalla emissione degli ordini scritti, DI TASCA PROPRIA, in mancanza di appositi stanziamenti MIUR, ha consentito la stipula di un accordo sindacale che ha compensato ciascuna maestra che ha svolto effettivamente il lavoro dietro ordine scritto con importo pari a 200 euro prodie procapite esattamente come i c.d. "sommministratori" esterni (generalmente Dirigenti Scolastici); il tutto a carico di quei fondi residui di cui prima parlato .
Ecco, qui sta il ruolo del sindacato: questo soggetto non entra nel merito della validità o meno della proposizione di un lavoro perchè ciò spetta al Collegio ; ma se il lavoro viene svolto esso va pagato senza meno.
Il principio è esattamante pari a quello, ad esempio, del comparto edile (è molto utile conoscere casa d'altri, si capisce subito cosa non funziona in casa tua): se in un cantiere viene fatto un gettito di calcestruzzo che ha bisogno du 10 ore anziche di 8 ordinarie, le maestranze sono tenute a svolgerlo (è previsto dal loro contratto di lavoro) ma il datore di lavoro è tenuto al pagamento di straordinario aggiuntivo e ciò e pacificamente accettato.
Perchè nel Comparto Scuola, dove si fa ancora tantissimo encomiabile volontariato, i DS pretendono di imporre lavoro ancora gratuito ? Il primo diritto del lavoro è quello della retribuzione .

 Leonardo Altieri    - 17-03-2013
Da anni mi occupo di valutazione in vari campi (cfr. il mio libro: Valutazione e Partecipazione, Franco Angeli, Milano). Sono stato per 6 anni nel Nucleo di Valutazione dell'Università di Bologna.
Penso che la valutazione si DEBBA fare e DEBBA essere una cosa seria, nell'impostazione, nei criteri, nella metodologia.
Nell'impostazione: occorre partire da una VALUTAZIONE DI SISTEMA, cioè cominciare con una valutazione degli effetti delle politiche ministeriali, cioè se raggiungono davvero gli obbiettivi desiderati (invece si valutano scuole, corsi, insegnanti, ma MAI il Ministero!).
Poi devono essere chiari gli obbiettivi (e non è un obiettivo il generico "merito", che premia solo coloro che partono da posizioni privilegiate).
La metodologia deve essere rigorosa e integrata. E' ultra sbagliato usare una solo metodologia, cioè i test!
Infine perché la valutazione serva a migliorare, ci vuole CONSENSO e NON imposizione autoritaria. E chi propone valutazione deve essere CREDIBILE!!!!