Eleggere direttamente i dirigenti: una proposta oscena
Enrico Maranzana - 11-02-2013
L'affidare al Collegio dei Docenti l'elezione del dirigente scolastico è un'ipotesi anacronistica, ascientifica, illegale.
Un'idea astratta, indipendente dal campo in cui nasce il problema. Una proposta che non fa tesoro dell'esperienza, del vissuto dell'istituzione.
Un'idea che mortifica la professionalità del docente.
Una materia che è stata ridimensionata da Fabrizio Reberschegg a nome della Gilda: "Noi non vogliamo sostituire i dirigenti scolastici o eliminarli, vogliamo affiancare al dirigente scolastico una figura che rappresenti il collegio dei docenti l'abbiamo chiamata preside elettivo per semplicità. Separare l'amministrazione e gestione di tipo burocratico amministrativo dalla gestione del pof che deve essere in capo del collegio dei docenti".

La situazione è il frutto della mentalità di molti esperti che presumono d'aver la verità in tasca, che pensano d'affrontare un terreno inesplorato, che recidono i vincoli posti dalla legge e dalla scienza dell'organizzazione. Essi ignorano che le norme che disciplinano la vita delle scuole sono andate di pari passo con la dottrina: il decreto Brunetta del 2009, in riferimento alla dirigenza pubblica, afferma la necessità di "rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza".

Il verbo RAFFORZARE è, per la scuola, molto, molto significativo in quanto la distinzione tra gli organi politici e gli organi direttivi è stata posta, nel lontano 1974, a fondamento dei decreti delegati.

Per ridare credibilità, prestigio e incisività al servizio scolastico si devono studiare e comprendere le scelte compiute nel passato, individuare e rimuovere le cause che ne hanno limitato l'efficacia, capitalizzare l'esperienza. Un comportamento in antitesi con quanto avviene oggi: si fa derivare il fallimento delle innovazioni dalla loro inconsistenza logica e funzionale, dall'impreparazione di chi le ha proposte.


In rete sono consultabili alcuni scritti che interpretano le norme, ne mostrano il fondamento razionale, ne descrivono la finalità, smascherano chi le ha sterilizzate: "Coraggio! Organizziamo le scuole" - discute sulla struttura decisionale introdotta nel 74; "La scuola rivedrà le stelle" - mostra come il concetto d'autonomia sia stato stravolto; "A scuola .. govenance: assente" - individua i virus che infettano la scuola; "Valutare la democraticità di una scuola" - un test per misurare il grado d'anarchia; "Primo comandamento: studia e applica le regole del sistema scolastico" - "Riformare la scuola media: perché?" bollano le persone che parlano senza sapere.


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 Franco Labella    - 18-02-2013
Sottoscrivo in toto il commento di Dore ed aggiungo un solo elemento che non mi pare di contorno.
Maranzana mi pare confonda due temi diversi.
Il primo è la tendenza diffusa ed agita dalla quasi totalità dei DS (per lo meno quelli che direttamente ed indirettamente conosco e sono veramente tanti) a confondere autonomia con anomia.
Lo so che le generalizzazioni sono stupide ma in questo caso vedo, leggo e sento pochi distinguo.
Il secondo tema è la oggettiva necessità di un quadro normativo coordinato e comunque diverso da quello attuale.
Ma il 24 ed il 25 si vota anche per questo con la speranza che ci siano cambiamenti di rapporti di forza e che prevalgano forze poco parolaie e molto pragmatiche relativamente al mondo della scuola.
Come ha scritto Pascuzzi in un altro post le premesse non paiono esaltanti ma si spera ci sia un contributo di quelli che si battono e sperano in cambiamenti non di facciata.
Ci risentiamo il 26.

 Enrico Maranzana    - 18-02-2013
Ringrazio per i commenti e preciso. Il modello organizzativo scolastico non è affine a quelli richiamati da Franco Dore: la disposizione di legge che ho citato separa la funzione politica da quella dirigenziale e colloca la struttura decisionale in uno spazio tridimensionale. Inoltre, per quanto riguarda l’università: non si possono e non si devono comparare due istituzioni aventi mission profondamente differenti. Il commentatore non considera che nella scuola è il consiglio di Istituto, organo strategico, a essere elettivo. Sarebbe stato necessario porsi la questione: perché i dirigenti scolastici non hanno mai inserito all’ordine del giorno adempimenti obbligatori e vitali quali ad esempio “l’elaborazione e l’adozione degli indirizzi generali” da esprimere in termini di capacità e di competenze generali? [i riferimenti che avevo proposto giustificano l’asserzione]. L’argomentazione sull’autonomia, inoltre, poggia su un’idea personale in quanto essa “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione”. Franco Dore offusca la domanda: perché non si trova una scuola dal cui POF emerge la sua maturità, il superamento lo stato di dipendenza che l’ha sempre caratterizzata?
Concordo con l’asserzione di Franco Labella sull’anomia la cui conseguenza è l’elusione del quadro normativo vigente che ha carattere unitario, finalizzato, sinergico, coordinato, controllato. Lo scritto “valutare la democraticità di una scuola” dovrebbe imbarazzare gli operatori scolastici. Concludo dicendo che discutere dell’eleggibilità del dirigente altro non è che mettere fuori scena il bubbone che infetta la scuola.

 Riccardo Mauri    - 19-02-2013
Ho l'impressioni che i commenti critici si riferiscano solamente al titolo dell'articolo. L'argomentazione sviluppata nello scritto non è intaccata dalle osservazioni fatte.