Che cosa vogliamo davvero?
Francesco Di Lorenzo - 09-02-2013
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Farsi largo nella confusione, si sa, non è semplice. Invece, pur non essendo una novità, è proprio ciò che bisogna fare nel mondo della scuola. Così, mentre il ministro Profumo continua 'l'opera di distruzione di scuola e università iniziata dalla sua precedente collega Gelmini', una serie infinita di sigle (associazioni, sindacati, altro?) tutte riferibili alla scuola, si affrettano a chiedere tutto e il contrario di tutto. E lo chiedono a chi sarà chiamato a gestire l'istruzione dopo le elezioni. Una speranza, un investimento...chissà?
Certo che gli esempi precedenti non sono favorevoli. Ci fu, all'epoca del secondo governo Prodi, un appello firmato da uomini/donne di scuola, affinché fosse scelto come ministro della Pubblica Istruzione una persona competente, cioè che 'si intendesse di scuola'. Alla fine la scelta cadde su Fioroni, secondo l'eterna logica spartitoria. Ma lì, allora, comunque si intravedeva un senso. Quello che dovrebbe, forse, far pensare adesso, è che gli appelli e le richieste vengono rivolti a tutti, senza nessuna distinzione. E qui qualcosa non va, qualcosa stride. Se si chiede tutto a tutti, e non si comprende che qualche differenza di visione esiste tra chi si contende la vittoria alle elezioni, non si fa altro che aumentare la confusione. E, con la confusione, la nostra (italiana) naturale tendenza al populismo, che sembra non abbia confini ideologici.

Tendenze che vanno, tendenze che vengono. Mentre è confermato il calo di iscrizioni alle Università italiane negli ultimi dieci anni, aumentano invece le iscrizioni agli istituti alberghieri. Frutto, secondo gli esperti (ma anche di altri), delle tantissime trasmissioni televisive che parlano di questo argomento. Insomma, diventare chef è oggi il sogno di moltissimi giovani (come una volta era diventare medico o architetto, professioni che hanno perso qualsiasi attrattiva). Sembra che ci sia anche, in questo settore, al momento, uno spiraglio in più di possibile lavoro. E questo è un bene. Il fatto è che come tutte le mode indotte e fittizie, il loro cammino è di breve durata. La poca programmazione e la saturazione sono sempre in agguato. Allora, come per i 'reality', l'argomento diventerà buono per giraci un film? Almeno!

Notizia veloce. Studiare in gruppo rende di più. La ricerca, eseguita da una Università Californiana, mette in rilievo che chi studia insieme agli altri ha più possibilità di apprendere meglio e di superare gli esami. Il gruppo è inteso in senso generale: sia quello reale che quello virtuale, attraverso i social network. Insomma, la cooperazione dà i suoi frutti, quante più interazioni si fanno, tanto più si fissano gli argomenti e si apprende. Si deve dire anche in modo piacevole e con meno fatica. (Per onestà, qualcuno che si intende di gruppi lo aveva già detto).
Ecco allora che incentivare l'uso concreto e produttivo dei social network diventa per la scuola una tappa obbligata. Insomma, al posto di erigere barricate contro qualcosa, vediamone gli aspetti positivi e utilizziamoli per scopi utili e formativi.

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