La scuola del dopo Monti
Giuseppe Aragno - 26-01-2013
Mettiamola così, per farla breve: se non soffre di vocazione al suicidio, non c'è malato al mondo disposto ad affidarsi al medico che ha sbagliato diagnosi e l'ha mezzo ammazzato di farmaci inutili e rimedi peggiori del male. Fa eccezione l'Italia che studia, ma non è cosa normale perché il medico s'è imposto al malato. Al capezzale della scuola politici e tecnici hanno chiamato tutti tranne gli insegnanti. Riuniti a consulto, si sono visti all'opera maghi della comunicazione, economisti ed esperti di marketing e, in quanto ai vertici dell'equipe, in sala rianimazione è stato il trionfo dei dilettanti: un'esperta di razionalizzazioni d'azienda, un medico, un avvocato e un ingegnere con la vocazione del manager, per fermarsi al più recente passato. Uno dopo l'altro, da Moratti a Profumo, tutti neoliberisti: privatizzazione, libero mercato, mercificazione del sapere. Un disastro annunciato, ma alla paziente sempre più malmessa nessuno ha mai chiesto lumi e persino adesso che siamo al collasso e si rischia il funerale la ricetta non cambia.
Francesca Puglisi, candidata al Senato e responsabile istruzione del Partito Democratico, è, manco a dirlo, laureata con lode in economia e si è sempre occupata di marketing e comunicazione. Promette cambiamenti di rotta e novità da capogiro, ma in una recente intervista, ha esordito copiando pari pari l'esordio dell'avvocato Gelmini: "stipendio più alto per i professori". Subito dopo.ha lanciato il proclama: "basta riforme calate dall'alto, la scuola è stata stravolta e ha bisogno di fiducia e quattrini, perché Berlusconi ha aperto il libro delle favole e Monti ha proseguito con i tagli.
Peccato che per un anno il Partito Democratico abbia votato tutti provvedimenti del governo Monti, che Bersani e soci hanno sostenuto, guarda caso, assieme al vituperato Berlusconi. Peccato soprattutto che, mentre promette una grande stagione di "collaborazione con la comunità della scuola" e l'immancabile "fase costituente con una grande consultazione nazionale", l'esperta in marketing s'avventuri nell'esposizione di un programma già pronto, definito e confezionato, in cui spicca la scelta sadomasochista di concedere lo stipendio più alto solo a quei docenti che accettino di lavorare "intra moenia" di pomeriggio invece che a casa, per correggere compiti, preparare lezioni e occuparsi di aggiornamento tra le macerie di scuole cadenti e deprivate. Poiché la fantasia non manca, ecco però la promessa mirabolante: niente paura, signori docenti, il governo vi stima e vi rispetta; per intervenire sui guasti dell'edilizia scolastica tirerà fuori un'elemosina da un maquillage al patto di stabilità e addosserà agli Enti Locali - ai quali manca ormai persino l'aria per respirare - il compito di fare da volano della crescita, investendo quattrini a palate per ristrutturare e addirittura costruire nuove scuole. Temete forse che le risorse possano rivelarsi inadeguate? Potrebbe darsi, certo, però abbiate fede. I "democratici" son capaci di trovate generose e perfino geniali. E' vero, il futuro governo non troverà i fondi riducendo le insostenibili spese militari, vendendo caserme e smobilitando dai fronti di quella guerra che la Costituzione ripudia; è vero anche che non bloccherà i quattro miliardi di euro graziosamente "prestati" da Monti ai suoi amici banchieri alle prese coi bilanci ballerini del pasticciaccio Montepaschi. Il PD, però, che non accetta l'immobilismo, sa il fatto suo e non si lascerà cogliere certo impreparato. Affiderà perciò la scuola al buon cuore dei cittadini, offrendo loro la possibilità di destinare l'8 per mille all'edilizia scolastica. Uno scialo inatteso e - ciò che più conta - davvero rivoluzionario.
In quanto ai precari, che si attendono da un governo che "collabora con la comunità della scuola" una qualche stabilità, gli studi sul mercato condotti dal partito dell'aspirante senatrice puntano tutto su un equilibrio precario tra i possibili bacini elettorali: ai "giovani migliori laureati" un concorso di assunzione riservato, parziali stabilizzazioni ai precari, non importa se avventurose e lente, in un futuro indefinito che prima o poi, per forza d'inerzia diventerà presente. Né più, né meno che Profumo riveduto, corretto e presentato in salsa elettorale.
E' vero, ha ragione l'aspirante senatrice Puglisi, che di comunicazione s'intende molto: "l'Italia giusta si prepara a scuola". Il suo programma, però, ci aiuta soprattutto a capire perché il nostro Paese è stato e sarà ancora ingiusto.

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