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Corona, l'edonismo e l'Italia
Laura Alberico - 26-01-2013
"C'era una volta e adesso non c'è più"." Male o bene purchè se ne parli"...modi di dire, luoghi comuni ormai datati e desueti. Questa è un'altra storia dove i re sono decaduti, non più potere e titoli, corone simboli di supremazia e rispetto, l'onere di di un dovere per guidare il popolo. C'è un uomo, adesso, che detiene il potere dell'informazione e lo fa nel bene e nel male, che in questo periodo storico sembra dividere l'Italia in mille pezzi. Appare lo spaccato di un paese decadente e povero di risorse, uno Stato in cui l'informazione si sottomette, ogni giorno, a quella pubblicità che è sempre stata, e ora lo è ancor di più, l'anima del commercio. Tiene banco una persona che domina ed è dominata dalla fragile e inutile leggerezza dell'essere, dalla vacuità dell'esistenza, tatuata e scolpita sui muscoli di un corpo che si vende al miglior offerente. E noi qui a sperare in un cambiamento vero, in un credo politico in cui riporre le ultime speranze, noi poveri mortali che non crediamo più nei diritti e nei doveri, nella filosofia e nella religione perchè la razionalità e la spiritualità non trovano menti capaci di di abbracciarle e difenderle, nel nome di un'idea, di un mondo diverso e di uomini veri. Corona di spine, unico e inutile sacrificio che non può cancellare il consumismo dei sentimenti nè farci sentire migliori e capaci di detetestare la mediocrità. La comunicazione si serve spesso di messaggi fuorvianti e amorali che ci fanno desiderare un re senza corona, l'ideale personificazione dell'umiltà e dell'intelligenza, doti personali che hanno perso il loro intrinseco valore e chiedono, a gran voce, il riscatto.

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