Ilva: tra salute e lavoro il Parlamento sceglie i padroni
Giuseppe Aragno - 20-12-2012
Per sei milioni di euro Benigni racconta a un Paese instupidito la favola bella della Costituzione. Senza chiedere un soldo Calamandrei sarebbe stato chiarissimo: l'Assemblea Costituente si assunse "il compito di costruire giuridicamente un congegno di governo che avesse la forma repubblicana al luogo di quella monarchica, purché, al disotto di quella nuova forma politica, rimanessero invariate, [...] le strutture economiche e sociali dell'Italia prefascista". Benigni racconta, invece, il libro dei sogni e fa passare così sottotraccia l'agonia della democrazia. Mentre il telespettatore si compiace e la retorica patriottarda leva fitte cortine fumogene, le agenzie battono a toni smorzati la notizia che sa di beffa: l'università è a rischio default, ha avvertito Profumo, impegnato nella discussione del bilancio. Mentre il comico toscano si sforza di volare alto, ma il tema è sempre Berlusconi, il diritto allo studio è ormai cancellato. Benigni non lo dice, ma il Parlamento si dichiara sereno: i fondi alla formazione privata sono garantiti.
Sull'articolo undici l'artista naturalmente sorvola. Meglio lasciar perdere la guerra ripudiata, se in Afghanistan spendiamo in razzi, cartucce e blindati quanto basterebbe a rifare tutte le scuole pericolanti.
Ad ascoltare i tratti concisi, scolpiti su pagine consegnate al futuro, sembra di volare: "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli..., difendere il [...] lavoro, tutelare la salute come fondamentale diritto dell'individuo". Chi tra noi, tuttavia, uomini e donne di scuola, andrà domani a raccontare agli alunni che le cose stanno così, che si può star tranquilli?
Noi, che non raccontiamo frottole agli studenti - e per questo il potere ci teme e ci fa la guerra - noi segneremo col lapillo nero sui calendari delle nostre aule il 19 dicembre del 2012, giorno in cui la Camera dei Deputati, di fronte alla tragedia del lavoro negato e della salute violata, non ha trovato di meglio che schierasi col governo e coi padroni.
Ieri un decreto legge ha ufficialmente certificato la gravissima crisi di legalità in cui è stato impunemente trascinato il Paese. Un governo che nessuno ha eletto ha cancellato con un colpo di mano il provvedimento di sequestro firmato a Taranto da magistrati che hanno constatato il disastro ambientale e l'attentato gravissimo alla salute pubblica operato dall'Ilva. Il provvedimento governativo non solo calpesta la Costituzione esaltata da Benigni, ma non espropria, non nazionalizza, non colpisce minimamente la proprietà responsabile della sciagura. Da questo momento ogni avventuriero sa che un governo amico dei padroni potrà autorizzare qualsivoglia illegalità. S'è trovata, infatti, la definizione miracolosa che cancella il reato e vanifica l'intervento della Magistratura: "la fabbrica riveste un interesse strategico nazionale". E' un atto profondamente eversivo.
Invece di fare il tifo pro o contro Berlusconi e andare in solluchero per un comico che legge una Costituzione tradita, sarà bene ricordarlo: chi ha votato questo scempio si accinge a chiedere il nostro voto.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Alessandro Marescotti    - 21-12-2012
Il voto parlamentare aveva lo scopo di dissequestrare gli impianti che la Procura di Taranto aveva sequestrato in quanto reputati dannosi per la
salute dei cittadini e dei lavoratori e per l'ambiente, sulla base di perizie della magistratura e di un incidente probatorio a cui avevano potuto partecipare anche i periti dell'Ilva. Sulla base di queste ricerche
ambientali ed epidemiologiche si è appurato un eccesso di mortalità pari a trenta decessi annui, che gli esperti della Procura attribuiscono alle emissioni industriali. La black list è formata dai deputati che hanno votato per il decreto del governo che limita le prerogative della magistratura in tema di sequestro degli impianti in stabilimenti (come l'Ilva) ritenuti di interesse strategico per la nazione.
Paecelink lotterà perché questa normativa venga al più presto cancellata. Non sarà invece cancellata la macchia morale sul curriculum politico dei parlamentari che sono stati accondiscendenti. Questa macchia se la ritroveranno presto nella loro pagina di Wikipedia e già ora sui social network si stanno diffondendo con rapidità i loro nomi e le loro facce, a futura memoria, per gli elettori più attenti.
Per quel che riguarda la Camera, ecco la black list:

peacelink