Polillo: un'inconfessata pulsione autopunitiva
Giuseppe Aragno - 05-12-2012
E' molto difficile capire che intendono, quando parlano di scuola e lavoro, i ministri di un governo che ha per programma solo una miserabile lettera della Banca Centrale Europea. L'altro ieri, alla Camera, Patroni Griffi ha dichiarato che per il 2013 sono previsti 7.300 esuberi tra gli statali e ha aggiunto che, tenuto conto dei mille volti della flessibilità, ci sono almeno 260mila precari. E poiché il governo tiene alla partita doppia e ai cacciabombardieri molto più che alla qualità della vita dei cittadini, il ministro ha prontamente puntualizzato: "impossibile pensare a una stabilizzazione di massa".
Per quel che riguarda la sorte della scuola, quindi, mentre i 130mila precari non hanno alcuna speranza di lavorare, sulla qualità del servizio da offrire al bestiame votante, sulla religione del merito e sulle chiacchiere amene del trio Profumo, Ugolini e Rossi Doria cala inesorabile una pietra tombale.
La sera, poi, presente a Ballarò, l'ineffabile Gianfranco Polillo, che in un anno di sospensione della democrazia s'è meritato a pieni una delega al qualunquismo, ci ha invitato senza mezzi termini a piantarla coi piagnistei. Se le cose vanno così, infatti, ha urlato, spazientito, al malcapitato Landini, è perché gli italiani sono una banda di scansafatiche. A questo punto non ci sono più dubbi: occorrerà chiarire a Polillo qual è il confine hegeliano tra rappresentazione e concetto. A costo di lasciarsi trascinare in tribunale per renderglielo più chiaro, qualcuno dovrà spiegare al sottosegretario che sentimenti e passioni, desideri e pulsioni, sono solo rappresentazioni e metafore di pensieri e se non lo sa, l'impari: in una democrazia parlamentare, il limite invalicabile per un uomo di governo è quello che fa dire alla gente sbigottita "non so più che pensare!".
Intendiamoci, Polillo può anche essere così povero di concetti e privo di pensieri strutturati, da "rappresentarsi" la crisi economica del Paese che governa come una semplice questione di voglia di lavorare. In una seduta di psicanalisi, anzi, l'affermazione sembrerebbe probabilmente all'analista un fortunato lapsus freudiano, la manifestazione evidente di un forte senso di colpa che si proietta dall'inconscio verso l'esterno: io non ho fatto mai lavorato - questo è un Paese debosciati. Floris però non fa l'analista e gli studi televisivi non hanno nulla a che vedere con la psicanalisi.
Il ben pagato Polillo, che in passato è stato Capo Dipartimento per gli affari economici, segretario di varie Commissioni parlamentari e consigliere economico del gruppo del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati, ha motivi indiscutibilmente buoni per fare a pugni coi suoi sensi di colpa, per sapere e allo stesso negare di essere stato parte non piccola nella tragedia che vive il Paese. Questo, però, riguarda la sfera delle sue sensazioni intime, dei rapporti tra la coscienza, che molto spesso mente a se stessa, e l'autocoscienza, che è il peculiare regno della verità o, se si vuole, la verità negata dalla coscienza. Pur volendo essere solidali col suo terribile dramma psicologico, è evidente che il Sottosegretario Polillo non può pensare di spiegare la crisi economica dell'Italia con la "rappresentazione" che egli ha di se stesso. Sul terreno psicologico l'inconscia verità - io non lavoro - si può legittimamente trasformare nella convinzione bugiarda che l'italiano sia sfaticato. In politica no. La politica non è un'inconfessata pulsione autopunitiva e, data la corruzione del secolo, Polillo non può permettersi di ignorare, proprio lui, sottosegretario di un governo di non eletti, che la pubblica moralità, praticamente scomparsa nell'assemblea di nominati che lo sostiene, sopravvive solo nelle classi lavoratrici che ancora lo lasciano parlare senza rivoltarsi. Polillo non può e non deve confondere moralità e rassegnazione. Farebbe bene piuttosto a ricordare ciò che Robespierre prima predicò e poi sperimentò su se stesso: spesso i popoli traditi insegnano all'arroganza del potere che dove muore la tirannia nasce la giustizia sociale.


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 Adelfia Franchi    - 09-12-2012
Sei unico ...povero Polillo ... la sua autostima è finita ... anzi diciamolo pure ...potrebbe finire lui sotto i piedi ...