Bipartisan o inciucio
Marilena Morri - 20-11-2002
Da Lucca, vecchia maestra iscritta alla cgil-scuola, osservo.
C’è nel mondo politico una interessante ed inedita voglia di bipartisan. Il sospetto, però, che si scriva bipartisan ma si legga inciucio c’è. Oggi molti chiedono politiche bipartisan sulla giustizia . Ieri si dannavano in questo senso sulla scuola un po’ di personaggi della politica comparto scuola, non ultimo un tal Cominelli, pare radicale, che straparla di bidellizzazione dei sindacati scuola, immaginando, senza il conforto di un dato, adesioni bulgare dei bidelli. I dati ufficiali dicono, invece, che i bidelli iscritti ai sindacati sono una minoranza, ed in termini di rappresentatività inincidenti. Si informi il radicale all’ARAN .
Perché tanta voglia di bipartisan?
Approvata la finanziaria immaginaria ma dolorosa, fra tre mesi dovranno trovare i fondi, che non ci sono, per pagare gli stipendi ai pubblici e di conseguenza gli “avveduti” della politica ragionano o di elezioni anticipate (Berlusconi ci pensa perché così Prodi non può candidarsi) oppure di governo di salute pubblica o bipartisan per salvare l’Italia dalla bancarotta Potrebbe accadere poi che venga istituito un governo tecnico od un governissimo per poi andare a votare ad Ottobre.
In mezzo c’è un corpo estraneo: la società civile nelle sue proiezioni cgil, girotondi e new global.
C’è la questione sociale che questi politici senza cuore ( autonomia della politica a prescindere dagli uomini) vivono come un impiccio. Ora in questo contesto le uscite dei Bipartisan della scuola, sostenitori della stravagante teoria che Berlinguer e Moratti, Bertagna e Maragliano pari sono, acquistano un nuovo significato, accettano la segregazione dei ceti meno abbienti in un canale gestito dalle regioni. (Che non potrò mai condividere, sono, ahimè, di sinistra e pure docente, quindi doppiamente contraria per convinzione politica e per etica professionale). Vedono nel sindacato un ostacolo grosso all’ autonomia politica del governo bipartisan. Temono che se la scuola si rende conto della sua forza, 200 e passa giorni di resistenza contro la riforma Moratti, potrà domani usarla contro il governo bipartisan e condizionare anche un governo di centro sinistra Accusano perciò gli insegnanti ed i loro sindacati, cgil in testa, di non aver accettato la sfida della sperimentazione Moratti: Insomma i sindacati dovrebbero favorire sperimentazioni anche alternative e ritirarsi nello sperimentalismo didattico di poche e sparute eccellenze scolastiche, lasciando a loro il compito della politica scolastica. Si delineerebbe un patto delle “eccellenze”: quella politica e quella didattica che separate dal grosso degli insegnanti agirebbero indisturbate. Inedito equilibrio per una società di massa che presuppone un disprezzo per gli insegnanti alla lunga stucchevole e suicida: di sinistra quando si vota ed improvvisamente conservatori e corporativi quando si tratta delle proposte politiche che li riguardano.
In prima linea contro questa regressione pedagogica c’è il mio sindacato che era un sindacato minoritario fino a pochi anni fa e che oggi è il primo sindacato della scuola, la cgil.
Un sindacato che è cambiato, più di quello che lui stesso pensa, grazie alle RSU. Porto un esempio: riguarda la sperimentazione Moratti. Il segretario della cgil-scuola di Piacenza ha convocato le RSU ( elette con voto da tutti) della scuole elementare e infanzia prima dell’avvio dell’anno scolastico e queste hanno discusso ed hanno disapprovato la sperimentazione. Se al loro posto ci fossero state le tradizionali consulte della cgil- scuola, di fatto proposte dal segretario provinciale, forse il dibattito si sarebbe avvitato sul fatto che era utile accettare la sfida. La cgil si sarebbe proposta come una minoranza - in passato lo ha fatto, ad esempio, sul tempo pieno delle elementari – che imponeva una sfida didattica alla Moratti, salvo poi che, se ciò fosse avvenuto, la Moratti ne avrebbe capitalizzato gli effetti politici contro il sistema scuola, mentre gli sperimentatori si sarebbero beati della loro aristocratica capacità didattica . Questa è infatti la differenza. Il contesto politico oggi non può permettere di riesumare quella forma sindacale, minoritaria, dell’eccellenza delle consulte che un tempo fece la fortuna della cgil, oggi il compito è tragico e la cgil non può che assumersi la rappresentanza di tutta la categoria, compresa l’eccellenza, ed ha già un ottimo strumento: le RSU.

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