La ribellione al silenzio : un appello.
Giuseppe Aragno - 19-11-2002
Affido a Fuoriregistro questa mia protesta sperando che essa non rimanga una presa di posizione isolata ed estrema, ma trovi il consenso di chi, sottoscrivendola, le dia il valore e la forza di un appello.

Se alcuni decenni dopo Salò, il nostro paese non conosce la sua storia e consegna la cosa pubblica ad una coalizione di cui sono parte essenziale ex fascisti, razzisti e separatisti padani e nostalgici del craxismo, non c’è molto da discutere: la scuola della repubblica, ha le sue responsabilità nella caduta verticale dei valori della democrazia nel nostro Paese. Non a caso, ormai, essa è pubblica solo in senso deteriore, si lascia irretire dall’aziendalismo, trova negli ex capi d’istituto la più deprimente pattuglia di aspiranti manager che si sia mai vista all’opera nel nostro paese – un paese che in tema di sottosviluppo manageriale vanta tradizioni indiscutibilmente solide - e cede il passo alla scuola privata benedetta da Berlinguer, istituzionalizzata dalla Moratti e santificata dal papa in Parlamento.

Se le cose stanno così, perché meravigliarsi che un magistrato della repubblica trasformi il dissenso organizzato in propaganda sovversiva e cospirazione politica e ricorra al codice Rocco per puntellare istituzioni traballanti e sempre più minacciate da quel revisionismo che ormai non è più storico, ma politico e costituisce l’espressione peggiore di ciò che intende combattere: l’ideologia della “non ideologia”?

Per quanto mi riguarda, lo dico con chiarezza e mi assumo in pieno la responsabilità di quel che dico: signori giudici, se voi non la smettete di utilizzare la giustizia e le leggi come un’arma puntata contro uomini liberi, che liberi intendono rimanere, bene, sappiate che il nostro popolo ha già combattuto per difendere il diritto di avere opinioni e di esprimerle. Sappiate che la repubblica alla quale appartenete - e per conto della quale amministrate e non fate la giustizia – questa repubblica è nata dalla propaganda sovversiva e dalla cospirazione politica. E se a scuola non ve lo hanno insegnato, mettetevi in congedo e frequentate corsi di recupero per analfabetismo storico di ritorno. Perché di analfabetismo e di ritorno si tratta.
Ora se vi riesce, incriminate anche me e tutti coloro che vorranno sottoscrivere questo appello.


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 Attilio Wanderlingh    - 21-11-2002
Esprimo la mia adesione e sottoscrivo ogni parola dell'articolo. Quello che sta accadendo è davvero sconcertante. Si può e si deve protestare.

 Alessandro Hobel    - 21-11-2002
La protesta non riguarda evidentemente tutti i giudici, ma quelli che hanno colpito il dissenso organizzato di cui i no global arrestati sono espressione. Concordo e sottoscrivo

 Emanuela Cerutti    - 23-11-2002
Nome in codice: reati d'opinione.
Incredibile esistano ancora, dopo un cammino di liberazione dalle dittature e dai totalitarismi.
Sottoscrivo perchè credo alla democrazia come legge, alla giustizia come diritto, alla vita come espressione di libertà. Alla possibilità di una convivenza tra diverse e diversi, nella costruzione di un sogno possibile.

 Moretti Maria Rosa    - 23-11-2002
Felice che in questo universo docente, muto cieco e sordo, si alzi una voce che grida nel deserto!!!
E' ora che ci si alzi in piedi e si urli il dissenso che tutti proviamo!

 fioretta    - 23-11-2002
concordo, dare voce a tanti silenzi mi pare segno di crescita civile e responsabile.

 Caelli Dario    - 23-11-2002
Garda caso sono le parole di Berlusconi che si sente minacciato e preso di mira da una magistratura che opera in modo politico, anche se nessuno lo ha richiesto. Allora forse le proposte di riforma della giustizia (separazione delle funzioni e delle carriere) non sono tanto male. Almeno i PM non arebbero certe sciocchezze o se le fanno si sa di chi è la colpa politica. Invece in Italia ci sono poteri non eletti democraticamente che pensano (e forse a ragione, viste le conseguenze) di poter comadare più del governo, del parlamento e del capo dello Stato.
La magistratura deve rimanere indipendente e terza, non schierata politicamente, né a sinistra, né a destra. E quando lo fa SBAGLIA!
Quanto alle farneticazioni dell'articolo lascio all'intelligenza di ciascuno il valutare accuse di tale portata.

 Natale Musarra    - 01-12-2002
Leggo in ritardo, ma condivido e sottoscrivo. Devo aggiungere che trovo l'appello tempestivo e coraggioso. Fazioso, pesante e gratuito il commento di Caelli Dario, che dovrebbe spiegare a se stesso, prima che agli altri, cosa lo spinga ad arrischiarsi in valutazioni del tutto estranee al contenuto dell'articolo. Forneticante chi, farneticante cosa? Bossi, forse, al Caelli Berlusconi consentono di smantellare il paese?

 Gloria Chianese    - 03-12-2002
Si può aderire senza fare commenti, semplicemente perché si condivide in pieno. Come stavolta

 Salvatore Casaburi    - 03-12-2002
Ci sono silenzi davvero colpevoli e su questa vicenda si è troppo taciuto.

 Sergio Manes    - 10-12-2002
Dopo le "cospirazioni triestine" ci ripenso e firmo. E devo dirlo: c'è qualcosa di seriamente inquietante nel modo in cui alcuni magistrati danno da qualche tempo corpo ai fantasmi.

 Giuseppe Masi    - 10-12-2002
Caro Geppino, leggo solo ora il tuo appello e aderisco senza esitare.

 Caelli Dario    - 01-02-2003
Forse è opportuno spiegare a tutti il mio pensiero.
Non che mi sia particolarmene simpatico il modo di agire del presidente del Consiglio, ma da anni dice che la magistratura invece di agire secondo la legge agisce al di fuori in base a disegni politici. La vicenda dei giovani no global incarcerati è un'esempio che la magistratura agisce in questo modo. Che poi anche nel caso di Berlusconi sia solo questo il motivo io non mi arrischio a dirlo. Anzi, se ci sono colpe, è bene che la giustizia chiarisca. Ma che la giustizia in Italia agisca in modo strano è un dato di fatto.
Come mai mani pulite e la corruzione ci sono solo in poche procure italiane? Come mai in certe città tutto è stato risolto senza tanti clamori (a Bologna sulle coop rosse non c'è stata nemmeno la centesima parte del movimento che c'è stato a Milano o Torino).
Il malcostume della corruzione era un fenomeno diffuso e molto tollerato nella prima repubblica e va perseguito in tutta Italia. Non solo da alcuni giudici, non solo contro alcuni personaggi, ma secondo la legge.