Vita da precari
Alerino Palma - 06-09-2001
Gente mi ferma per strada, o in ascensore, o amici vecchi e nuovi che
sento per telefono, o mia madre, o mia zia. E tutti dicono in coro:
"Beh, adesso vi hanno sistemato a voialtri precari".
Sì, è vero. La Moratti ha immesso in ruolo 60 000 precari, quelli che De
Mauro ha riempito di chiacchiere e Visco voleva precari a vita
dichiarando - in piena campagna elettorale - che costano meno (anche se
rompono tanto). L'operazione precari - mentre si sta maneggiando per
smontare una scuola pubblica che non è mai stata totalmente in piedi -
sembra pienamente riuscita. E a buon mercato. Che sbraitassero i
sindacati che le nomine in mano ai dirigenti scolastici sono a rischio
di ogni arbitrio perché e per come, si parli pure in mezzo al tg del
ricorso di quei settanta precari di Latina. Quantunque l'impressione è
ben salda: la signora Moratti, manager dalle capacità inversamente
proporzionali alla conoscenza della scuola (questa molto limitata,
quelle assai di più) ha risolto il problema dei precari. Adesso non
romperanno più. Certamente non quelli che hanno avuto il posto, anche se
alcuni salutano nelle mailing list dei precari scrivendo: non vi
dimenticherò. E le famiglie sulla cattedra vedranno i docenti "di ruolo"
che sono meglio dei precari anche se fino a ieri - giovedì scorso, alle
15 - erano ancora precari. Ma io no, rispondo, non ancora. Non tutti i
precari hanno avuto la cattedra. Tutti tutti no.
Il calcolo è sbagliato. I precari continuano ad esistere come continua
ad esistere un problema dei precari. Come continua ad esistere un
problema di disoccupati. Sfruttati. Licenziati. Derubati. Bastonati.
Torturati. Buttati. Cancellati.
Benvenuti nell'era dell'ottimismo!
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