breve di cronaca
Lucilla e Marcos
La Repubblica - 18-11-2002
BUENOS AIRES - Lucilla e Marcos sono morti di fame ieri. Lei aveva appena un mese, lui 2 anni ma non pesava nemmeno 6 chili. Gerarda e Miguel, entrambi di un anno e mezzo, erano morti domenica. Jesus, invece, se ne era andato sabato fra i conati di bile nel piccolo ospedale di Bella Vista, a 25 chilometri da Tucuman. Aveva 6 mesi e la pancia piena di vermi. Sono 9 in meno di una settimana i bimbi morti per denutrizione fra Tucuman e Misiones, due regioni nel Nord dell´Argentina.
Ogni giorno ci sono almeno dodici decessi infantili: uno ogni due ore
ormai l´allarme è nazionale: secondo fonti sanitarie nella sola provincia di Tucuman l´80 per cento dei bambini, 300mila, è affetto da parassitosi intestinale; mentre in Catamarca, la regione della Cordigliera andina nel nord-ovest, ci sarebbero duecento ragazzini in «stato critico». La denutrizione e le pessime condizioni igieniche formano un mix agghiacciante. La maggior parte dei bambini sono morti asfissiati dai vermi che dall´intestino invadono la gola e l´esofago. Vermi lunghi anche trenta centimetri che si impossessano dei loro corpicini e li divorano.
Emilio Baubse, il medico della clinica pediatrica di Tucuman, allarga le braccia: «Quando arrivano qui da noi - dice - sono già in condizioni critiche. Molte volte è impossibile salvarli». Nella saletta di rianimazione dell´ospedale ci sono Pablo, quattro anni, e Facundo, tre mesi. Sono i fratellini di Maria, la prima bambina morta di fame mercoledì scorso. Forse loro ce la faranno a vivere ma ormai i nuovi casi aumentano in forma esponenziale. È una emergenza che rende furioso Juan Carr, il responsabile di Red Solidaria, una delle organizzazioni umanitarie più attive in Argentina: «I dati ufficiali - afferma Carr - finora nascondevano la verità. Ogni giorno muoiono di fame almeno dodici bambini. Uno ogni due ore». Però spesso - aggiungono Carr e Silvia Baez, la pediatra responsabile dell´équipe di Red Solidaria -, i decessi vengono registrati in modo che non si sappia che sono una conseguenza della denutrizione. Arresto cardiaco, infiammazioni intestinali. Nessuno scrive "fame" sul referto. «Noi - confessa Silvia - siamo terrorizzati da quello che può succedere nei prossimi mesi. L´aumento degli indici di denutrizione infantile è stato incredibile dall´inizio del 2002».
Su Jesus, il piccolo morto sabato, è scoppiata una vergognosa battaglia burocratica. Il governatore di Tucuman, Julio Miranda, messo sott´accusa, è insorto: «Ma chi l´ha detto che è morto di fame. L´unico che può confermarlo è il medico forense, quello che fa l´autopsia. Non possiamo mica stare dietro a tutte le stupidaggini che dicono i pediatri». Ma Carr lo incalza: «Non capisco perché chi sta al governo si stupisca di quello che sta accadendo. Non vi guardate intorno? Non leggete nemmeno le statistiche? Dall´inizio della crisi (dicembre 2001) in Argentina ci sono sei milioni e mezzo di nuovi poveri, stiamo fabbricando dodici disperati ogni minuto. Per cui c´è poco da meravigliarsi se i bambini muoiono di fame. Noi lo denunciamo da un pezzo».
Tucuman è una delle regioni più povere dell´Argentina. La sua morfologia montagnosa e selvatica non lascia molto risorse alla vita. Ma povera, anzi poverissima, Tucuman è rimasta anche per la sua storia di regione ribelle. Territorio di guerriglieri e di sangue. Qui, a mille chilometri da Buenos Aires, nacquero le bande armate dei Montoneros, i famosi "ragazzi di Peron", sterminati poi nelle caserme dai militari alla fine degli anni Settanta. Una volta la terra era buona per la canna da zucchero ma, dopo il crollo dei prezzi delle materie prime, a Tucuman si coltivano soprattutto limoni. Limoni verdi da esportare in Giappone. Oggi uomini e donne vivono di limoni. Da aprile ad agosto, la stagione del raccolto. La paga per i braccianti, i jornaleros, - come sono i genitori dei bambini morti - è misera: 18 pesos al giorno. Meno di cinque dollari.
D´altra parte non è proprio necessario arrivare a San Miguel de Tucuman per osservare l´abisso in cui scivola l´Argentina: bastano le villas miseria, le baraccopoli della cintura urbana di Buenos Aires. A La Matanza, a Quilmes o a Lanus, le più grandi e famose, il 40 percento dei bambini sotto i dodici anni è ormai classificato tra gli indigenti, l´80 per cento vive in famiglie considerate povere. Un terremoto che ha fatto schizzare a livelli africani l´indice della mortalità infantile dell´Argentina. Nazione bianca, nazione europea, nazione un tempo ricca. Infatti basta sapere che l´Argentina è al quinto posto nel mondo tra i paesi che esportano alimenti (carne, latte, frumento), oppure che è considerata dall´Onu, viste le sue potenziali risorse, un territorio di quelli strategici per affrontare il deficit alimentare del pianeta, per restare almeno stupefatti.
Purtroppo, come spiega l´economista Daniel Muchnik, in due decenni la società argentina s´è disintegrata. «All´inizio degli anni Ottanta la differenza di reddito tra il 20 percento più ricco della popolazione e il 20 percento più povero era pari a sei volte. Oggi un ricco ha un reddito medio superiore di trenta volte rispetto a quello di un povero». È la classe media che affonda. Ci sono venti milioni di poveri su trentotto milioni di abitanti. E un terzo di questi poveri sono nuovissimi, sprofondati sotto la linea del reddito minimo per la sussistenza negli ultimi sei mesi, dopo il default di gennaio e l´esplosione della crisi finanziaria. E non sono disoccupati. Lavorano. Ma per l´inflazione impazzita dopo lo sfarinamento del valore della moneta (il peso argentino) non guadagnano abbastanza per vivere. Quella dichiarata supera il trenta per cento quest´anno. Ma l´inflazione reale è almeno quattro volte di più.
Ed è sulla nuova fame che si gioca anche la partita elettorale dei prossimi mesi. Quella del voto presidenziale che, previsto per marzo, è slittato al 27 aprile. Governo, Caritas e Forze Armate, litigano sulla distribuzione dei fondi e la primogenitura delle mense gratuite perché esse garantiscono influenza e consenso politico. Il presidente in carica, Duhalde, ha messo sua moglie "Chiche" alla testa dei programmi governativi per l´emergenza alimentare. E Chiche s´è scatenata. Prima della tragedia dei bambini di Tucuman era lanciatissima per correre come vice-presidente. A metà settembre, indomita e avventata, ha detto al Clarin che avrebbe cancellato la fame in Argentina in due settimane. Ora, Chiche, maledice Tucuman. Ma le sarebbe bastato mettere la testa fuori dalle finestre della Casa Rosada, la sede del governo, per capire che il compito affidatole era improbo. Anche lì, dopo il tramonto, sedute sui marciapiedi, ci sono intere famiglie che rovistano nella spazzatura.

(Ha collaborato Jorge Damian Liotti)
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 una mamma    - 04-12-2002
Sono venuta a coniscenza dell'ospedale di tucuman tramite uno speciale della trasmissione Terra su canale 5 e da quel momento ho ricercato varie notizie su questa situazione; io sono mamma di tre bambini e quando sento e vedo quello che sta' succedendo il mio cuore piange si certo non si puo' che provare rabbia per quelli che stanno al governo ma il sentimento piu' grande e' quello rivolto a questi piccolii angeli innocenti venuti al mondo nell'ignoranza di chi li ha fatti nascere per morire senza aver mai provato nemmeno per un piccolissimo istante la gioia di vivere. Io non so scrivere bene ma so quello che sento : mi piacerebbe poter adottare tutti quei piccoli cuccioli vorrei dare loro anche solo un piccolo attimo di felicita' , so che queste mie parole non serviranno a niente ma era l'unico modo per esprimere cio' che provo . Grazie una mamma