Una onorevole uscita di scena
Francesco Di Lorenzo - 29-09-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2012-2013



Sommersi come siamo dalle notizie sul concorso e dal mezzo putiferio nato dopo le parole del ministro Profumo sull'insegnamento della religione, rischiamo di non percepire a dovere che intorno a noi un sistema politico sta franando inesorabilmente. La spiegazione più ovvia di questa valanga, tanto per tornare a qualche minimo principio pedagogico, è da ricercare in un paio di decenni di esempi venuti dall'alto, i quali hanno provveduto a far crescere migliaia di piante storte che ora hanno invaso la piazza.
Peccato, per noi, che non ci sia stato nessuno ad opporsi a questo scempio e peccato per quelli che si sono opposti ma non hanno trovato voce; per coloro, cioè, che sono stati subito messi a tacere.
Peccato, ancora di più, per quelli che hanno continuato a lavorare 'zitti e muti' non derogando dai loro principi e lo hanno fatto nella più completa solitudine. Questi ultimi, se li chiamiamo eroi scadiamo nella retorica (e in fondo non lo sono) ma in qualche modo andranno menzionati.
Il problema è che anche loro finiranno nel calderone, triturati da una maggioranza di politici (colleghi ?) che con i loro comportamenti hanno decretato la fine della politica.
Se ci fate caso, il degrado è così dilagante che intervistati in televisione e sui giornali, tutti dicono che bisogna ridare la parola ai cittadini e che il governo tecnico ha fatto il suo tempo.
Intanto dimenticano di dire che loro stessi, quelli che parlano, sono stati votati e hanno già disatteso la fiducia di chi li ha scelti. Certo, non c'è solo questa tipologia, tra gli eletti c'erano e ci sono anche i rappresentanti visibili dei disonesti e dei delinquenti, ma questo allargherebbe ancora di più il discorso e non è il caso di farlo qui. L'unico rimedio onorevole sarebbe una generale semplice uscita di scena, in massa. Ma figuratevi la ressa.

Tutto questo che c'entra con la scuola? Intanto, sarebbe bello se non c'entrasse, ma non è così. Invece c'entra, eccome. Fermiamoci un momento a pensare. Negli ultimi vent'anni non si è riusciti a dare uno straccio di identità alla scuola italiana. Gli insegnanti che hanno lavorato cercando di pensare con la loro testa sono stati lasciati soli, inesorabilmente soli a lottare contro una miriade di fesserie burocratiche e una invasione di pseudo-innovazioni che al solo pensiero vengono i brividi. Mentre ogni ministro che si è succeduto sul trono ha provveduto a smantellare come primo atto quello che aveva fatto il precedente, sentendosi in diritto di apportare modifiche il più delle volte inutili e dannose. Alcuni (Gelmini) addirittura le hanno autodefinite, le loro modifiche peggiorative, 'epocali'. Con il risultato finale che si è distrutto quel poco di buono che esisteva nella scuola italiana. E adesso si brancola veramente nel buio.
Che fare allora? Difficilissimo dirlo. Probabilmente non ci resta che fidarsi della saggezza di chi continua a 'lavorare' nella scuola malgrado tutto, e nell'intelligenza di tutti quei ragazzi che scansando ostacoli, difficoltà e barriere che una classe dirigente mette sistematicamente loro davanti, riescono ancora a porsi obiettivi, a deviare cercando il nuovo, a costruire sulla macerie sempre presenti. E speriamo che queste tipologie crescano sempre di più di numero.

Come notizia che rafforza l'insicurezza sul futuro della nostra scuola si può leggere questa.
Nel testo della legge che è in preparazione per sostituire i vecchi organi collegiali, il Consiglio dell'Autonomia che prenderà il posto dell'attuale Consiglio di Istituto, non prevede la rappresentanza degli studenti. Un deciso passo avanti verso il decisionismo manageriale. Molti passi indietro, però, per quanto riguarda il controllo dal basso, la gestione democratica della scuola e la fiducia nei giovani.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Carla Giulia    - 30-09-2012
Già già già...
Analisi lucida, condivisa ... almeno da me.
Grazie per aver avuto la "voglia" di scriverla.
Vuol dire che la speranza nonostante tutto non è ancora morta!
Io insisto a pensare e a far pensare ma la solitudine è la sensazione che più mi fa compagnia.

 Francesco di Lorenzo    - 30-09-2012
E' vero, a sentire e a vivere quello che viviamo nella scuola, a volte prevale il senso di solitudine... ma non possiamo regalare, a chi non aspetta altro, la nostra auto-esclusione...

 Claudia Fanti    - 30-09-2012
Infatti, stiamo vigili e non facciamoci abbattere! I birilli prima o poi saranno loro. Grazie Francesco per la tua puntuale e appassionata informazione. E grazie anche a Cara Giulia per le sue parole vere.