Lettera aperta
Mosaico di Pace - Paxchristi - 18-11-2002
Cari lettori,
è inusuale per noi scrivervi una lettera aperta, l'abbiamo fatto in poche circostanze. Ma vogliamo condividere con voi alcune preoccupazioni e riflessioni. E vogliamo insieme prendere posizione, dire una parola sugli arresti e sui provvedimenti ordinati dalla procura di Cosenza. Perché venerdì mattina siamo rimasti sgomenti. Avevamo ancora negli occhi e nella testa le emozioni dei giorni del Forum Sociale Europeo di Firenze e le notizie che sono arrivate dal Sud d'Italia sono state un colpo durissimo. La prima reazione è stata di sgomento per la gravità delle accuse e dei provvedimenti adottati (non solo avvisi di garanzia, ma 20 arresti, di cui 13 in carcere). Poi sono subentrati sbigottimento e amarezza perché accuse tanto pesanti non sono sostenute da fatti consistenti.. Ci saremmo aspettati di leggere notizie di reato circostanziate, prove documentate e indagini convincenti, ma da quello che è emerso non c'è nulla di tutto questo.

E allora?

Potremmo aspettare, come si dice, che la giustizia faccia il suo corso. Aspetteremo, certo. Ma, per il lavoro che facciamo, crediamo che la responsabilità non sia soltanto quella di stare a guardare, ma conoscere, approfondire, e prendere posizione.
Siamo tra quelli che credono che l'indipendenza della magistratura sia un valore imprescindibile per uno Stato democratico. Ma difendere l'indipendenza della magistratura non significa chiudere gli occhi o abdicare al principio di responsabilità: mezzi di informazione e lettori hanno il diritto/dovere di entrare nel merito delle indagini, di verificare la fondatezza delle accuse, delle prove, dei metodi utilizzati. Questa attenzione fa parte del nostro lavoro e della nostra passione. La dobbiamo ai tanti che ci leggono e che condividono con noi l'impegno per un "mondo altro". E allora diciamo che c'è qualcosa di anomalo e di inquietante in quello che sta avvenendo a Cosenza.
Molti dei reati contestati si prestano ad una strumentalizzazione politica. Uno di questi è "la cospirazione politica mediante associazione al fine di turbare l'esercizio di governo" previsto dall'articolo 305 del codice penale. Scrive Giuseppe D'Avanzo su "Repubblica" del 16 novembre: "La cospirazione politica è un reato che Alfredo Rocco ha elaborato per il codice fascista del 1930; permette di liquidare, come ha fatto in un lontano passato, sindacati, partiti, ogni forma di libera associazione… Il giudice di Cosenza brandisce il senso autoritario di quella norma come un'arma. Nella cospirazione politica mediante associazione, scrive, è sufficiente che il pericolo sia presunto. Quel reato 'non esige né un numero di adepti determinato, né la consitenza di mezzi idonei alla realizzazione dei fini, né concreto pericolo per lo Stato essendo il pericolo presunto… la costituzione dell'associazione'".

Tutto questo ci preoccupa, perché, tra l'altro, rischia di mettere sotto accusa tutti i movimenti che si oppongono all'attuale modello economico che produce miseria, ingiustizie, guerre, degrado ambientale. Proprio perché il nostro primo obbligo è di capire, nei prossimi giorni cercheremo di mettere a disposizione sui nostri siti l'ordinanza del giudice di Cosenza (quelle 390 pagine che, per il loro numero, sono sembrate a qualche commentatore e a qualche politico già prova "quantitativa" di un ottimo lavoro d'indagine); e gli articoli di colleghi giornalisti che conosciamo per l'affidabilità del loro lavoro. Non solo opinioni quindi.

A Firenze c'eravamo, abbiamo seguito i lavori del Forum e, da cronisti, abbiamo percorso più volte la grande manifestazione di sabato. Ci è sembrato, in quei giorni, di assistere alla nascita di qualcosa di nuovo.
A quelli che a Firenze c'erano diciamo che bisogna continuare, che le intuizioni per un "mondo diverso", più giusto e solidale stanno aprendo delle brecce nel muro di indifferenza e dogmatismo delle opinioni pubbliche, degli organismi internazionali, dei politici. Diciamo anche che bisogna continuare ad avere fiducia nelle regole democratiche e nelle istituzioni.
A Firenze il dialogo, anche serrato, anche aspro, ma leale e responsabile fra movimento e istituzioni è stato fertile di risultati e, credevamo, di un nuovo clima politico. Gli arresti di Cosenza sono un brusco risveglio.

Agli arrestati e agli indagati dalla procura di Cosenza -alcuni dei quali abbiamo conosciuto o incrociato- in questo momento diciamo che siamo vicini e solidali con tutte le nostre forze. Con loro non sempre siamo stati d'accordo su idee e metodi e, probabilmente, non lo saremo neanche in futuro. Ma stanno subendo accuse che ci sembrano ingiustificate, come ingiusta è la carcerazione inflitta ad alcuni di loro. E' anche per dare concretezza ed efficacia a questa solidarietà che scriviamo questa lettera con la promessa di continuare a occuparci di questi fatti così preoccupanti.

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