Caro signor Giudice...
Marino Bocchi - 18-11-2002
...ho appena letto una notizia dell'ultima ora e ho
provato il desiderio impellente di comunicarLa proprio a Lei, si' a Lei,
che per mestiere e' abituato a ricavare dai fatti i teoremi (o l'inverso,
non mi ci raccapezzo in questa materia). Il fatto ha un antefatto. Secondo
quanto riferisce il Corriere della sera nella sua edizione online di oggi,
18 novembre, quattro mesi fa "il direttore di una scuola del TucumÓn, una
piccola provincia del nordest argentino" si accorse che "i ragazzi non
imparavano niente. Non potevano imparare perchÚ svenivano. Svenivano dalla
fame. Stare a scuola per quei cento bambini significava provvedere a una
necessitÓ primaria: tenere stretto il piatto di riso o l'intingolo che
veniva servito gratis nella mensa della scuola.". Indagando, indagando, si
accorse che "nelle loro case, cento grammi di riso, qualche pezzo di carne
con stufato, un poco di pane e un bicchiere di latte erano da tempo un
lusso: il 70% della popolazione del TucumÓn Ŕ povera e il 35% Ŕ al di sotto
della soglia di sopravvivenza, cioŔ almeno due pasti al giorno.". . .

Caro signor giudice,
Lei immagino sapra' che l'Argentina non e' un paese del Sud
del mondo, e' una nazione ricca di tecnologie, risorse e materie prime che
sta rimborsando i bond contratti con le banche che per decenni hanno
investito in quella terra prospera, un paese che ha saputo seguire con
zelante rigore i programmi di ristrutturazione del debito imposti da quella
benefica associazione che chiamasi Fondo Monetario Internazionale. E nel
frattempo:il dramma della fame che colpisce i bambini si e' allargato e
oggi interessa altre province e centinaia di casi. Questo per restare
all'antefatto. Il fatto, signor Giudice, e' che l'Argentina, sempre per
restare alla cronaca del Corriere che, come intuisco Lei sapra' non e'
l'edizione cartacea di Radio-Gap, "produce ogni anno cibo per 300 milioni
di persone, sufficiente ad alimentare tutta la popolazione italiana per
cinque anni consecutivi. Tuttavia, un bambino (0-12 anni) argentino su
cinque oggi Ŕ denutrito." Da qui la mia domanda, ovvia: se un paese ricco
produce la morte per fame, Lei come se lo spiega? E come si spiega la
morte di Jes¨s Carrizo Medina, che aveva sei mesi ed e' deceduto "mentre
dormiva nella sua culla vicino a Franco, il fratello gemello" perche' "era
da due giorni che sua madre Beatrice non gli dava il latte. Non aveva da
mangiare per i suoi figli. E, come tutti i giorni, neanche per sÚ."? Non
sara' che per avere una risposta a queste domande, invece dei Ros, forse
dovrebbe provare ad ascoltare i giovani che ha messo in carcere?

Cari saluti.
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