La malascuola
Giuseppe Aragno - 22-09-2012
I numeri anzitutto: 30.000 operatori fermi (stipendio medio 76mila dollari l'anno), 350-400 mila alunni senza docenti dall'asilo alla high school, 700 scuole chiuse, 114 a orario ridotto: niente scuola a Chicago per sette giorni. Insegnanti in sciopero generale.
Non ce l'hanno detto perché nelle colonie vige il coprifuoco, ma nell'eden della valutazione i docenti hanno bocciato il sindacato - la Chicago Teachers Union - e rifiutato accordi penosi che qui da noi diventano dono della provvidenza. Il bello è che nessuno s'è scandalizzato, neanche i genitori, per i quali lo sciopero è stato una mazzata. Il sogno americano produce incubi e fuori dalle scuole non c'è ragazzo che non rischi di trovarsi nei guai. Senza puntare l'indice, i genitori si sono organizzati e se non s'è trovato dove mandarli, se ne sono stati a casa con i figli.
Intendiamoci, non è stato un gioco e sul fuoco s'è soffiato: "i nostri ragazzi non meritano questo, il loro posto a Chicago è la scuola!", ha frignato alla Cnn Rham Emanuel, sindaco ed ex capo staff alla Casa Bianca, ma nessuno gli ha dato retta e i giornali non hanno attizzato il qualunquismo. Quando la coscienza sussulta e la gente s'unisce, hai voglia di mentire: se la scuola pubblica ti stava a cuore, ci pensavi prima. Ma a chi interessa ormai la scuola pubblica? La risposta è facile: agli insegnanti bravi. E sono tanti ovunque. Certo, a stare alle leggi, i ribelli rischiavano grosso, ma le cose hanno un senso: coi sindacati scavalcati e la gente disperata, meglio badare a dove metti i piedi.

Per il New York Times, gli insegnanti non sono impazziti. Negli Usa, che da noi vanno per la maggiore, non è come raccontano i Soloni nostrani e la scuola è messa così male, che non è stato difficile raccogliere consensi attorno a una prolungata interruzione del servizio. E' che ormai non c'è sicurezza del posto di lavoro, manca il personale di supporto alla didattica, i ragazzi in classe sono tanti che non ci stanno e i soliti discorsi sul "merito", hanno consentito modalità di valutazione degli insegnanti che producono "malascuola", licenziamenti e precariato. Per chi non l'avesse capito, "merito" e "modernizzazione" hanno partorito una valutazione dei docenti legata in maniera automatica ai risultati dei test standardizzati degli studenti e il tentativo di dare maggiore autorità ai presidi. I riformatori naturalmente giurano che è tutta scienza e non c'entrano nulla manager e banchieri che, dopo aver provocato il disastro con l'incapacità e la corruzione, hanno ottenuto tagli alla formazione e licenziamenti dei docenti per questioni di "merito". Pare di sentire Profumo i suoi più o meno "alti esperti."
I docenti - ecco il punto - contestano la valutazione del "merito" perché, dicono, la "riforma totale" della scuola è nata per far fronte a un debito pubblico che qualcuno dovrà pur pagare e il sospetto è fondato: pagherà la povera gente. Non a caso Chicago, che è il terzo polo più grande del sistema formativo a livello nazionale, diventa un laboratorio.

Lo sciopero, a sentire il sindacato, s'è chiuso con "an honest compromise", un onesto compresso con alcune concessioni sulla valutazione degli insegnanti e sulle condizioni di sicurezza del lavoro, che dovranno superare il vaglio degli iscritti. Non è detto che sia finita, però. La pietra dello scandalo è l'imposizione dei test standardizzati che durano sempre di più - dopo i due giorni aggiunti l'anno scorso, ora ne son venuti fuori altri otto - con i docenti che protestano per il tempo sottratto alla formazione di coscienze critiche e sospettano che si stia cancellando la scuola vera, unica, eccezionale opportunità di crescita civile e riscatto sociale, mentre aumentano le società create apposta per far soldi a palate valutando il "merito".
Di fronte a un sistema che nega i diritti di tutti e produce profitti per pochi, gli studenti e molti genitori si sono uniti ai docenti in lotta per il lavoro, il rispetto e la dignità. Ci sono timori fondati di una Caporetto del sistema formativo, di classi mandate allo sfascio e abusi di un meccanismo che controlla ma non è controllato. Non a caso, da un po' ottimi docenti sono licenziati in nome di un delirante "giovanilismo".

Come spesso accade, però, nella lotta emergono verità che da noi la stampa, quasi tutta schierata col governo, si guarda bene dal riferire. In un sondaggio, il 97 % dei genitori ha bocciato la "modernizzazione" e in quanto ai miracoli della decantata "oggettività anglosassone", in primavera, quando sono venuti fuori i punteggi dei test, le scuole stimate a "basso rendimento" - "scheletri" le definivano tracotanti i gemelli statunitensi dell'Invalsi e dell'Anvur - hanno ottenuto i migliori punteggi e dalla Waterloo dell'alta qualità s'è salvata solo la scuola gestita da amici del sindaco "innovatore". Nell'eden della valutazione la scuola pubblica licenzia i docenti che godono della maggior fiducia dei genitori, degli studenti e della collettività, perché hanno il grave demerito di pensare e di far pensare.
I nostri americanologi l'hanno fatta sparire in un cono d'ombra, ma esiste un'America in cui i "miracoli" della valutazione sono giunti prima che qui arrivasse il disastro Profumo, un'America in cui i docenti si sono levati in armi per chiedere rispetto ed è necessario che qualcuno la racconti, che qualcuno ci dica come e perché la globalizzazione s'è trasformata in un furto di diritti e la formazione è nell'occhio del ciclone.
Mentono i ministri, quando dicono che il problema è economico e si cerca il merito: il merito non c'entra. Qui si vuol prendere a schiaffi una categoria che, se lavora con dignità, produce dissenso. Si mortificano i docenti, gli si toglie il rispetto, perché una classe docente rispettata ha un costo smisurato per un sistema che vuol produrre servi. E' per questo che si impongono test standardizzati, perché ignorano pensiero critico e creatività e colpiscono i buoni insegnanti, quelli che agevolano la crescita culturale e sociale di uno studente.

Se a Chicago la lotta degli insegnanti trova consensi, qui da noi, purtroppo paura indifferenza e quieto vivere rendono muto e complice un Paese che già una volta ha visto morire la democrazia. In questo clima, con ferocia squadrista, il governo strappa a forza dalle disastrate biblioteche scolastiche i docenti addetti a mansioni diverse dall'insegnamento per ragioni di salute, bandisce concorsi a danno di chi concorsi ne ha già vinti per scatenare guerre tra poveri, moltiplica gli alunni nelle aule per abbassare gli organici, creare docenti soprannumerari e mandarli sulle cattedre di chi va in pensione, senza badare a lauree e abilitazioni. E' in atto un imbarbarimento. Se sei laureato in italiano, si dice, qualcosa di latino la saprai e se gli studi umanistici bastano quasi per tutto - dalla geografia alla filosofia - una laurea in materie scientifiche copre ciò che ancora c'è da sapere.
S'è scatenata una furia che sembra pazzia e viene in mente Macbeth: "qualcosa di sinistro sta per accadere".
Accade nel silenzio, come sempre quando una tragedia si compie.

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