La solitudine della scuola
GIuseppe Aragno - 29-08-2012
L'esaltazione dei "giovani docenti" da assumere come rimedio all'inefficienza biologica dei vecchi ha le tinte fosche di un occulto razzismo. Forse per questo ho ascoltato con rabbia impotente le parole che desidero condividere con chi avrà voglia di leggere e ascoltare. E' un messaggio che non giungerà certo ai "tecnici scienziati politici" cui sono rivolte, ma questo è il male minore. Monti e compagni sono figli di una sorta di impalpabile sospensione della democrazia, realizzata grazie a un ex comunista, ormai sacerdote del neoliberismo, e ad un patto scellerato tra maggioranza e opposizione, apertamente fuse in maggiominoranza nel tradimento del mandato elettorale. Condividendole, dirò fino in fondo ciò che penso: credo che un paese - e scrivo apposta con la minuscola - un paese che non sente la gravità dei colpi inferti alla scuola, estremo baluardo di civiltà contro la barbarie che incombe, meriti il peggio. Sì, credo proprio che meriti il peggio e lo scrivo a futura memoria. Credo anche che l'assenza dei mille movimenti che rappresentano poco più di se stessi dal terreno su cui i precari della scuola lottano da anni assuma, a questo punto, la dimensione sciagurata della diserzione o peggio ancora, della complicità. Attorno agli insegnanti cacciati dalla scuola con motivazioni che assumono toni da propaganda totalitaria, si sarebbe dovuto far quadrato subito. E' accaduto il contrario, i docenti precari, come del resto gli studenti, hanno portato in ogni lotta la loro bandiera, ma sono stati sempre lasciati soli. Troppo borghesi, forse, per i rivoluzionarissimi che attendono le barricate per mostrare chi sono. Vorrei sbagliarmi, ma temo che quella dei docenti sia una solitudine che pagheremo tutti. Battuta la scuola, ogni partita sarà persa. Un popolo di ignoranti non solo si lascia ridurre in servitù, ma ringrazia i padroni.

Il messaggio di Marcella Raiola merita una rispettosa lettura e un attento ascolto :

Mi scuso con gli alunni e con gli amici per aver messo "in piazza" cose delicate e intime, cose da conservare nello scrigno del ricordo cui attingere quando manca la forza per continuare... Non è mio (nostro) costume, ma credo che alla comunicazione sul concorso manchi il dato relazionale, umano, deontologico e psicologico, da cui l'approccio ministeriale prescinde, per appigliarsi, invece, al dato giuridico ed al legalismo esumato dopo dieci anni di assunzione per prassi "consuetudinaria"... Diceva bene Petrarca quando sosteneva che la malafede degli uomini suole pervertire l'uso delle leggi. Io mi sono "forzata" perché la legge si modella sul sentire delle coscienze persuase del giusto; vi prego di raccontare anche le "vostre" storie, di argomentare il vostro personale "no", di fornire anche il vostro contributo per fare "controinformazione" sul concorso e sui suoi presunti vantaggi. Se non riuscite a fare il video, mandate un breve testo con la vostra foto. Ne faremo un "album" che la grancassa del potere non potrà non sfogliere con imbarazzo. Grazie!

Marcella Raiola: concorso: perché no.

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 Maria Antonia Stefanino    - 29-08-2012
Marcella, da ciò che dici e quel poco che ho visto incrociandoti, non conosco nessuno più giovane del tuo sapere, slancio e sopratutto della tua libertà. E' a questo che attentano i padri dei curricula costruiti a tavolino (ricordate le parole della ministra Fornero "per mia figlia parlano i suoi curricula") , dei sottosegretari alla Michel Martone. Si necessita di sostituire l'affidabilità con la fidelizzazione estrema. E' un percorso che viene da lontano, comincia con le varie leggi Bassanini. Questo è il paese dei nominati non solo in Parlamento, ma nei punti più nevralgici della P.A., eserciti di dirigenza a contratto prorogate all'infinito.
Porte girevoli e onerosamente retribuite, per soliti noti e tutto il mondo fuori, a raccogliere se va bene qualche briciola; che altro da dire se non conta su di me, anche se nulla conto, noi ormai inutili a questo paese ma non ancora domi.