Misurare bene
Francesco Di Lorenzo - 21-08-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012



1.

C'è una vecchia canzone della tradizione popolare campana che afferma esplicitamente questo: la scuola è fatta per chi sta già bene. Se hai dei problemi, siano essi economici, sociali o psicologici, allora la scuola ti respinge, ti abbandona. Esagerato? Beh, mica tanto!
Non per ritornare sempre allo stesso punto, ma come si fa a non pensare che una quarantina d'anni fa, un certo don Lorenzo Milani, aveva messo bene in guardia su un sistema di meritocrazia malato all'interno, che respingeva - allontanava - sempre e solo gli stessi: guarda un po', gli studenti con qualche problema economico, sociale o psicologico.
Insomma, quando si parla di meritocrazia, e negli ultimi anni lo si fa spesso, siamo alle solite: ritornelli (che ritornano) puntuali come il rispetto tedesco per gli orari, insieme alle solite risposte vaghe e ondivaghe, senza storia e senza patria. Come se, nella nostra pur bistrattata scuola, non fosse mai accaduto nulla, come se ci fossero solo rovine fumanti con il pompiere di turno che si ferma a farsi fotografare davanti, e contemporaneamente si erge a salvatore della patria proponendo soluzioni che sono la scoperta dell'acqua calda.
Tutto ciò viene in mente a proposito del dibattito, seppure ormai mediocre (ma c'è di mezzo anche il ferragosto) che si sta verificando su voti e valutazione. Come se fosse normale accettare che il sistema di valutazione a quiz, messo a punto dal ministero per 'misurare' futuri dirigenti, docenti e discenti, faccia acqua da tutte le parti. È cronaca di tutti giorni la dimostrazione delle dimostrate defaillance di tali quiz, degli errori ammessi perché evidenti, ma anche della reiterata persistenza di un sistema che, in altre parti del mondo, ormai stanno tutti abbandonando.
Tanto che, se per assurdo si dovesse seguire il criterio che alcuni seguono per valutare i ragazzi, e valutare così il sistema italiano di valutazione (che bisticcio), con tutto quello che è successo, il voto sarebbe un bel due pieno. Anche se, come giustamente è stato rilevato, un semplice ma efficace quattro, che determina comunque la bocciatura, andrebbe lo stesso più che bene.


2.

Un'ultima notizia che sembra degna di nota, ma anche no, a seconda di come si intende la scuola e quindi anche, conseguentemente, alle idee che si hanno sulla sua funzione e sul suo sviluppo.
L'Italia dei Valori propone attraverso un disegno di legge in controtendenza l'azzeramento della funzione dirigenziale nella scuola. Si ritornerebbe alla figura del preside 'primus inter pares', non più quindi 'datore di lavoro', né più vincolato alle regole sulla privatizzazione del rapporto di lavoro. Inoltre, nello stesso disegno di legge, si propone anche l'istituzione di un'unica area di contrattazione che comprenderebbe Ata, docenti e presidi, appunto. Un ritorno a prima del 1993, che una parte del mondo sindacale, principalmente Unicobas, auspica da tempo. E che potrebbe trovare tra gli addetti una fetta di sostenitori. La domanda però è: quanta parte politica italiana al momento è disposta realisticamente a sostenerla? Questa l'incognita, questo il dilemma.

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