Sapere o reality-show? Come cambia la scuola italiana
Stefania Buosi - 26-08-2012
Perchè molti ragazzi hanno sempre meno interesse per lo studio e soprattutto molta arroganza, anche verso professori, disponibili e aperti a nuove idee e proposte?
Scrivo per raccontare la mia esperienza di insegnante di liceo, che si è trovata e si trova talvolta a dover gestire aule piene di "bambini" con un'età media di...3/4 anni.

Tempo fa le decisioni disciplinari dell'insegnante (note, richiami, ecc.)erano appoggiate dai genitori senza possibilità di replica alcuna. Sono a favore della parità dei diritti e dei doveri, per cui non ritengo tale situazione autoritaria ottimale per un corretto sviluppo della capacità critica nei giovani.
Mi trovo però a dover testimoniare che siamo arrivati alla situazione opposta, quella in cui se noi insegnanti ci azzardiamo a dire una parola dura verso un comportamento dannoso per il singolo e per l'intero gruppo, ci ritroviamo sovente o accusati di non riuscire a coinvolgere i ragazzi o con il genitore attaccato alla gola o, nei casi di scuole con pochi alunni, con svariati genitori più o meno coalizzati che si spalleggiano, attaccati alla gola.

Ritengo che la responsabilità principale di questa situazione sia attribuibile agli stessi genitori, ai quali spetta innanzitutto la responsabilità educativa dei propri figli e che confondono per primi il concetto di libertà con quello di licenza, la competenza con la rigidità e il ruolo di un insegnante all'interno della scuola con la sua vita privata. Forse, alcuni genitori, al posto di accusare terzi delle proprie incapacità educative, potrebbero insegnare ai ragazzi a prendersi qualche responsabilità in più fin da piccoli. Forse influisce sul mio pensiero il fatto che ho insegnato molto ai figli dei "nuovi ricchi", alla cui posizione economica non sempre corrisponde l'adeguato sviluppo culturale. E forse ancora questi "nuovi ricchi" si sono affermati attraverso "la politica del furbetto", che è quella che trasmettono ai propri figli...

Mi metto in discussione con questo articolo una volta di più, accettando di essere un insegnante imperfetto ma che crede nel suo lavoro e si "fa il mazzo ogni giorno" in una situazione di precariato lavorativo, per cui senza un adeguato riconoscimento economico e senza un adeguato riconoscimento sociale, ma chiedo: quanti genitori, accettano di essere genitori imperfetti? Quanti genitori accettano di avere figli imperfetti?

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 francesco di lorenzo    - 26-08-2012
Brava Stefania, per il coraggio dimostrato a mettere in piazza un problema che potrebbe generare equivoci, ma che comunque va rilevato. E approfondito.

 Gigi Monello    - 06-09-2012
Nella faccenda entra in gioco una notevole "concausa", e cioè la mancanza di solidarietà e sostegno da parte di un ragguardevole numero di colleghi, che cerca quieto vivere e "facile gradimento" (quello "difficile" costa assai). Di fronte ad un CdC compatto ho visto genitori e pargoli farsi piccini piccini. Ma capita di rado. Sei nel giusto? Tira dritto.

 Stefania Buosi    - 07-09-2012
grazie francesco e gigi dei preziosi commenti.è vero, il problema risiede nella comunicazione e nelle paure e rivalità insite in tutti noi.bisognerebbe che ci fosse maggiore solidarietà tra genitori e insegnanti (a volte succede, ovvio si parla sempre del problema da risolvere...) e tra colleghi.e soprattutto ci vorrebbe a livello sociale (ma questo si sa) maggiore riconoscimento dell'operato dei docenti e più mezzi per gli aggiornamenti.nel frattempo...tanto fegato...per lottare, parlare e migliorare! ;-)

 Ambra Prearo    - 09-09-2012
Stefania, il problema viene da lontano, viene dalla scuola media (dove io insegno lettere, nove/dieci ore a settimana per classe), non parliamo delle elementari.
Il problema nasce dalla sostanziale poca voglia dei genitori di essere tali: anch'io come te, e senza peli sulla lingua, mi accorgo ogni giorno di come gli adulti si sentano il più delle volte inadeguati di fronte ai ragazzini, se non addirittura spaventati, senza la voglia e la forza di impostare e far rispettare le regole più elementari. Perché fare questo costa fatica e impegno quotidiano.
Anch'io ti dico vai avanti senza paura, ricorda sempre che i genitori devono fare il loro mestiere, e che tu sei...un tecnico. Basta con la retorica del maestro onnipotente!