Il bisogno di un sindacalismo più reale
Francesco Paolo Catanzaro - 17-11-2002
Le assemblee sindacali contemporanee ( ed i propositi di quelle passate, che fine hanno fatto?) nascono dal bisogno d’informazione dei docenti sulle proposte e sulle azioni di rivendicazione circa le politiche scolastiche “ elimina- docenti” o “ sforna- abilitati” attuate dai governi prima di “ sistemare” professionalmente quelli “ anziani” nel precariato.
Certo, perché è inutile affermare che l’abilitato di ultima generazione è più preparato se tutti i docenti per anni sono stati alunni di corsi di aggiornamento, seminari di studi etc., si autoaggiornano anche a loro spese, e se lo Stato per tanti anni tramite i provveditorati ha assegnato incarichi annuali a colleghi che hanno portato avanti il loro lavoro con passione, determinazione e a volte, sofferenza.
Si vuole forse dimenticare il lavoro dei “servitori dello stato”, quali sono riconosciuti i docenti nella loro azione didattica e di educazione alla legalità per la formazione del cittadino futuro?
E sì, che poi in sede contrattuale si tende ad ignorare tale compito e la professionalità che sta dietro e si contratta con rapporti sempre tra “Imprenditore Stato ed Impiegato” sullo stesso tavolo che accoglie i docenti ed altre componenti o politicamente si ignora il precario,illudendolo che è imminente il passaggio in ruolo ma che, contrariamente,non arriva mai.
Ora i sindacati nascono con il precipuo compito di difendere i lavoratori, per cui anche quelli scolastici, dalle disfunzioni amministrative, combattendo le ingiustizie, denunciando i “ colpevoli” e proponendo alternative per ristabilire una dignità professionale alla categoria. Ma l’Ordine professionale dei docenti, che aveva animato in passato le diatribe sindacali, che fine ha fatto?
E quando in una scuola arrivano tre personaggi, che si vantano di aver difeso i docenti e di non aver firmato alcuni contratti in sede di trattativa e tutto finisce lì, mancando in essi una proposta valida di forme di lotta, proponendo, altresì, riunioni tra docenti in associazioni dalla sola valenza di felice corporativismo, al docente, entusiasta di partecipare in un primo momento tanto da lasciare per alcune ore la sua azione didattica pur di essere presente all’Assemblea sindacale, cadono le braccia, si sente amareggiato dai discorsi inutili ed offeso dalla presa in giro verbale dei personaggi di turno.
Ai sindacalisti di nuova generazione, pertanto, non chiediamo solo belle parole, “ comizi alla Antonio la Trippa” volendo citare un tipo politico impersonato dal comico Totò, non chiediamo di avere una bella tessera da mostrare agli amici assieme a quelle dei supermercati e dei grandi store ma auspichiamo che portino avanti delle piattaforme rivendicative reali, evitando che possa scoppiare la Prima guerra del Precariato scolastico o che i docenti si sentano coinvolti solo in qualche sciopero pilotato politicamente.
Non vogliamo un sindacalismo alla Acqua Velva, ipocrita e nobiliare ma vogliamo essere “ difesi” come gli operai che rivendicano il loro diritto al lavoro quando la fabbrica minaccia il licenziamento.
Solo così, forse, i sindacati vedranno aumentare i loro iscritti e si accorgeranno di essere serviti ad una categoria che di anno in anno ha visto perdere il suo prestigio sociale e si accinge a perdere credibilità remunerativa, vedendosi precipitare nei bassi fondi della povertà dei compensi, visti gli stipendi non più adeguati alle esigenze della vita e al lavoro anche sommerso, svolto nelle istituzioni scolastiche.

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