Scuola pubblica a garanzia dei diritti
Cgilscuola - 16-11-2002
“Scuola pubblica: garanzia dei diritti di cittadinanza nella società della conoscenza”

Nel villaggio globale, in una società complessa in cui i nuovi linguaggi e le tecnologie in continua trasformazione richiedono il possesso di sempre maggiori e sofisticati strumenti di conoscenza per orientarsi ed essere cittadini e non sudditi, il sapere non solo rappresenta la cifra con la quale si misura il grado di sviluppo di un paese, ma determina la sua tenuta democratica, il destino stesso di vita per troppi.
La lotta all’analfabetismo è l’obiettivo concreto al quale vanno finalizzate le scelte politiche ed economiche dei paesi più direttamente esposti e le azioni a sostegno dello sviluppo da parte dei paesi sviluppati. Entro il 2015, insieme agli altri sindacati aderenti all’Internazionale dell’Educazione, abbiamo l’obiettivo di garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini del mondo almeno l’equivalente della nostra licenza elementare.
Soltanto la scuola pubblica è in grado di sostenere diffusione e qualità, di produrre consapevolezza ed impegno su questi terreni, di ricercare le forme e i contenuti adeguati a questa sfida, che dobbiamo vincere se vogliamo realmente combattere alla radice le cause della marginalizzazione ed esclusione sociale, delle persone ma anche di interi Paesi.

La sala della CGIL Regionale Toscana è già piena. Sono presenti, tra gli altri, Tom Benettollo (ARCI), Alessio Surian (Ricercatore), Gianni Vattimo (filosofo), Fernando D'Aniello rappresentante degli studenti.

Con leggero ritardo prende la parola Alessandro Pazzaglia, Segretario Regionale della CGIL Scuola Toscana, per introdurre i lavori. Presenta i relatori e le scuse di Alba Sasso (era previsto un suo contributo) impegnata in questo momento nelle votazioni della finanziaria. Si è in attesa di una delegazione straniera spagnola e francese. Dopo i saluti di rito, si comincia. Prende la parola Maria Brigida, Segretaria Nazionale della CGIL Scuola, è sua la relazione introduttiva. "La scuola è parte del movimento." afferma Maria Brigida " La nostra battaglia per l'affermazione del diritto al sapere fa parte della battaglia più generale per il diritto alla vita. In ciò il ruolo della scuola pubblica è insostituibile. La scuola pubblica però va riformata, per essere all'altezza dei compiti che la Costituzione le affida. Il personale deve essere protagonista di questo processo di riqualificazione. La CGIL Scuola si batte per una scuola di qualità ". Pubblicheremo a parte la relazione completa di Maria Brigida.

Prende la parola Tom Benettollo (ARCI) : "Il neoliberismo implica una mercificazione della scuola per questo sapere e cittadinanza sono strettamente connessi. La globalizzazione, con la logica del profitto, non considera essenziale il diritto alla conoscenza. Vanno valorizzati tutti i saperi e bisogna rilanciare l'idea di una educazione permanente. Condivido il giudizio negativo sulla "riforma" Moratti, l'alternativa però non deve essere un ritorno al passato. Occorre invece una nuova proposta che innovi la scuola. Occorre un movimento unitario per la scuola e la CGIL Scuola ha un ruolo centrale, perché può sostenere culturalmente, politicamente e socialmente la battaglia. Fondamentale è far passare, nella scuola il principio dell'universalità dei diritti della conoscenza a partire dai contenuti culturali della disciplina scolastiche"

Tocca adesso a Alessio Surian (ricercatore) che si è soffermato molto sulla mercificazione dell'istruzione e degli accordi internazionali "sul libero commercio" che sviliscono il ruolo del pubblico a vantaggio del privato. "Nella scuola trovano cittadinanza i valori. La scuola è una comunità. Bisogna mettere al centro una riflessione metodologica sulla scuola. Bisogna "spiegare ed arrabbiarsi" perchè l'educazione è inserita nei GATS, conseguentemente diventa "merce di scambio". Dovevamo impedirlo. Parlare di scuola pubblica non ha senso in questo contesto. Bisogna indignarci per questo stato di cose e portare avanti una battaglia per l'educazione per tutti. Gli obiettivi decisi sull'istruzione, nella conferenza di Dakkar non vanno elusi. E' scandaloso che milioni di bambini e bambine siano oggi esclusi dall'accesso al sapere".

Interviene Gianni Vattimo, parlamentare europeo; si capisce subito che si sente come a casa sua. Riprende il tema della scuola pubblica e della cittadinanza, critica un'idea di sviluppo, quella "dominante" in cui tutto è competizione. La formazione non deve essere finalizzata solamente al lavoro, infatti, la scuola ha una "missione" ben più ampia che non quella di essere funzionale al mercato del lavoro. La competizione sta diventando una guerra, bisogna competere fino allo sfinimento. Il capitalismo si nutre delle proprie crisi, ma mangia anche tutti noi. Tradizionalmente, il settore "pubblico", in Italia è stato neghittoso e mal pagato. La scuola la si riforma a partire dalla formazione degli insegnanti che fanno un lavoro socialmente squalificato e mal pagato, mentre sono, in effetti, la classe intellettuale del paese e la CGIL Scuola deve avere un ruolo forte nella riforma. Siamo in trincea rispetto ad una maggioranza di cultura berlusconiana. Occorre accentuare le discipline formative.

Fernando D'aniello, rappresentante degli studenti prende la parola. Il movimento studentesco ha incontrato difficoltà nel connettere i temi della scuola e della riforma con i temi generali come la guerra, ma la scuola è il luogo dove questo deve avvenire. Noi lo vediamo in un'ottica generale. Bisogna ridefinire il concetto di scuola pubblica, dove pubblico debba voler dire gestione collettiva, ma spesso per pubblico si è inteso quasi un segmento del mercato. La scuola deve diventare un luogo di accesso alle conoscenze indipendentemente dall'utilizzo che ne facciamo ma questo non tutti lo capiscono. E' necessario sostenere una nuova idea di scuola che, non eludendo il problema delle competenze, non le trasformi tutte in lotta e competizione. Bisogna battersi per un'idea collettiva dei saperi sapendo che essa è fortemente contrastata dalle logiche di mercato. La privatizzazione dei saperi è alla base della privatizzazione della scuola. Un'idea di scuola diversa implica un'idea di società diversa, basata sulla uguaglianza e quindi fuori da logiche di mercato e di competizione.

Tocca a Vittorio Cogliati Dezza. Senza peli sulla lingua il suo intervento, decisamente fuori dal coro. Solleva dubbi sulla questione, così come viene posta, della mercificazione dell'istruzione. "Non possiamo correre il rischio di semplificare i problemi" afferma Cogliati Dezza, " Il privato non è certamente la soluzione, però non possiamo tacere il fatto che è la nostra scuola, quella pubblica, che non funziona. Il nostro obiettivo quindi è cambiare questa scuola. La dispersione scolastica è frutto di questa scuola non di quella della Moratti che ancora non esiste." ed ancora: " Gli insegnanti che non fanno un lavoro di qualità, andrebbero estromessi dalla scuola pur con tutte le garanzie del caso." " Bisogna dirci tutto ciò con chiarezza. Nel terzo mondo la scuola è un elemento di promozione sociale. I nostri figli non hanno spinta sociale, non hanno motivazione, ma essere istruiti è un elemento di forza " ed infine conclude Cogliati Dezza "Per cambiare occorre intervenire nel clima di rassegnazione che c'è nella scuola ricostruendo pezzi di dignità professionale e mobilitare il paese che deve scendere in piazza per la scuola, non la scuola per la scuola."

Ecco le conclusioni di Beniamino Lami della Segreteria nazionale della CGIL Scuola. Dalla giornata di oggi, rileva Beniamino Lami, sono emersi molti stimoli anche contradditori su cui la CGIL Scuola farà una riflessione: "il diritto all'istruzione è la chiave di accesso agli altri diritti". La CGIL Scuola, infatti, è fortemente impegnata nel campo dei diritti: non sono sufficienti gli scioperi. Bisogna entrare nei processi, capirli, fare proposte alternative insieme agli altri soggetti. La riforma universitaria, con la spinta alla competizione ha innescato processi degenerativi sul controllo del sapere e questo è il processo di privatizzazione che rischia di devastare la scuola pubblica. L'abolizione dei bacini d'utenza nella scuola è stata causa di cambiamenti aventi lo scopo di catturare l'utenza. Qual'è la nostra proposta? Per cominciare occorre affermare un principio: che la scuola non è un servizio. E', invece, una funzione dello Stato e perciò non appaltabile al privato. La scuola va riformata, andando dentro i problemi. La qualità degli insegnanti, afferma Beniamino Lami, non si affronta in modo sanzionatorio ma con gli strumenti che servono per riqualificare i docenti. Occorre infine individuare i contenuti fondamentali: laicità della scuola, il principio di responsabilità degli operatori scolastici. Con l'autonomia si è invece introdotto il principio di autorità. In conclusione occorre costruire un movimento che elabori positivamente e collettivamente un pensiero sulla scuola e una manifestazione nazionale sulla scuola che non riguardi solo gli insegnanti.

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