Marta: trent'anni di lavoro e una dichiarazione
Claudia Fanti - 02-07-2012
Con il permesso dell'autrice della dichiarazione di voto che incollo qui, sono fiera di poter rendere onore alla sua voce coraggiosa, sapiente e onesta. Molti oggi cercano di mascherare la situazione reale di tante scuole, le quali hanno tentato di difendere negli anni tempo scuola e scuola a misura di bambini e bambine, però essi non possono nascondere la verità a chi ha esperienza e vero merito. Onore delle armi alle generazioni di maestre che per trent'anni, tra mille difficoltà e scarsità di risorse, hanno fatto grande nel mondo la scuola elementare nel più totale disinteressamento di persone che a vario titolo l'avrebbero dovuta valorizzare, ma anche proteggere dagli attacchi di politiche dissennate, preferendo o piegare la testa... o rincorrere il potere, i ministri e le scelte modaiole che continuano a schiacciare sia la pedagogia sia la psicologia sia una didattica attenta a favorire e a coniugare conoscenza, saper fare e saper essere di ogni persona dentro la scuola.
Ecco la dichiarazione di voto della collega Marta Gatti nel Collegio della sua scuola:

"Ho partecipato a tutte le riunioni di organizzazione per definire la struttura oraria che permetterà alla nostra scuola di aprire a settembre. Ci viene richiesto di far funzionare questa scuola coprendo 110 ore la settimana di maestre mancanti.
Ci viene richiesto di organizzare una scuola primaria attraverso complicati calcoli matematici e non attraverso progetti, programmazioni, metodologie, passione.
Nelle riunioni ho vissuto un clima teso, inverosimile, colleghe rabbiose con chi si trova per puro calcolo matematico una mezz'ora in più di compresenza, colleghe che si affannano a trovare soluzioni, strategie, incastri per rendere più agevole il proprio orario settimanale, malumori, rancori, recriminazioni,voci alte.
Mors tua, vita mea.
Io non ci sto.
Dove è finita la scuola della collegialità, della contitolarità, della pari dignità professionale? Questa non è la mia scuola. È la scuola dell'individualismo, del si salvi chi puó.
Io non ci sto.
Ore e ore usate per comprendere e perfezionare un'organizzazione strutturale che nulla ha a che fare con un impianto pedagogico ma che si manifesta sempre di più come un' alchimia architettonica pronta a cadere al primo imprevisto.
E ciò che è ancora più grave e sconvolgente per me è che nessuna di noi nel fare questo ha nominato nè inserito nel proprio immaginario i bambini e le bambine a cui questa struttura organizzativa dovrebbe rivolgersi.
I bambini non esistono più. Dentro questa scuola non hanno luogo.
La scuola non viene fatta per loro.
Invece di utilizzare il tempo per progettare, programmare, prevedere azioni e contesti, siamo obbligatoriamente coinvolte nel gestire la sottrazione di personale, la dequalificazione del nostro operato: conteggio sterile di ore prestate in più classi, continuità didattica inesistente, precarietà strutturale e ogni anno si ricomincia da capo.
Io non ci sto.
È profondamente umiliante.
Tutte noi dovremmo sentirci umiliate da queste richieste.
Dove sono gli sprechi nella nostra scuola? Dove sono le maestre inutili nella nostra scuola? Voglio saperlo.
Lavoro da trent'anni nella scuola statale. Credo di poter dire di aver dato l'anima per il tempo pieno. Ho occupato la scuola anche di notte per ottenerlo, ho lottato insieme con altre perchè non venisse cancellato per legge, ho lottato insieme con altre contro la modularizzazione, contro l'eliminazione delle compresenze, il tutor, l'uso delle compresenze per fare supplenza, l'eliminazione dei Nuovi Programmi, le ore facoltative, la scuola delle 24 ore, il maestro unico, l'Invalsi...
E, ci dovete dare atto, tutte queste nefandezze nella scuola a tp di Concorezzo non sono mai state applicate, mai.

Ora abbiamo perso, ho perso.
Le riforme della scuola negli ultimi 15 anni sono state sempre improntate alla sottrazione di risorse mai all'arricchimento.
Ma questi ultimi due ministeri ci hanno dato la batosta finale.

Questa scuola non è più la mia scuola.
Non voglio accettare di modificare la mia impostazione pedagogica buttando a mare 30 anni della mia vita.
Non mi rassegno a parlare di scuola in termini di numeri o frazione di ore, non mi rassegno ad accettare che nel mio vocabolario esista il termine "le undiciste", i contratti a ore, l'illegittimità delle compresenze, la maestra prevalente, le classi sovraffollate, il merito, l'Invalsi.
Questa scuola non è la mia scuola.
Non mi rassegno.
Io ho lavorato nel tp e so distinguere quale modello strutturale può garantire qualità e quale modello invece è un semplice risultato di scellerate scelte politico economiche.
Io non mi rassegno.
Sono consapevole che si debba resistere anche prestando attenzione al proprio immaginario e al proprio linguaggio.
E siccome sento la responsabilità di dover conservare intatta dentro di me e per quello che potrò nelle mie pratiche quotidiane , la fiammella della qualità della scuola statale che si prende cura dei bambini e delle bambine accompagnandoli nel difficile compito di diventar grandi...
... dichiaro di votare contro questa organizzazione oraria perchè non voglio sentirmi collaborante nè corresponsabile, neppure in minima parte, alla distruzione di un bene prezioso e insostituibile perchè un'altra scuola è possibile. Io l'ho sperimentata!"
Marta Gatti
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