La scuola pubblica è stata messa a morte
Cristina Braila - 29-06-2012
Dopo una prima "ipotesi di lavoro" di Fioroni, dopo i proclami della Gelmini, in perfetta continuità, stando ai principali giornali nazionali, ora ci prova Profumo: la terza prova all'Esame di Stato, quella interdisciplinare, sarà sostituita dai test standard preparati dall'Invalsi. A nulla sono servite, quindi, polemiche e contestazioni inscenate a maggio dagli studenti. Non a caso i soliti "volontari" pronti a far da cavia già quest'anno sostengono i quiz sperimentali dell'Invalsi.
Chi decide - politici o tecnici non fa differenza - non tengono in alcun contro i problemi posti da chi a scuola ci va per studiare o insegnare. E' un potere assoluto che nega ai "sudditi" il diritto di contribuire alla definizione del proprio futuro, di potersi esprimere e contare quando si decide come si vuole far funzionare la scuola. Complice il Miur, una scelta ideologica che fa della meritocrazia una sorta di manganello da suonare in testa a chiunque dissenta e premiando chi se ne sta zitto, la scuola dei premi e delle punizioni garantisce all'Invalsi e a ciò che c'è dietro il diritto di ridurre la scuola una sterile palestra in cui forgiare menti assuefatte a una vera e propria cultura della competizione. L'apprendimento, inteso come processo, il senso della cooperazione tra studenti e della solidarietà nel gruppo classe, l'ideale della scuola inclusiva, sono ormai messi al bando, così come nelle scuole elementari è proibito pensare a Don Milani Dewy e Freire. La scuola pubblica, quella che non aveva padroni, apparteneva a tutti, ma non era di nessuno, è stata messa a morte.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Stefano De Stefano    - 30-06-2012
Ma non sarà il caso di cominciare ad allertare gli studenti? Mi sembra che siano gli unici a poter impedire una simile deriva, visti il collaborazionismo e la codardia della maggior parte della nostra categoria. Sempre sperando che i nostri studenti non si siano fatti influenzare troppo dai loro insegnanti, che saremmo noi.

 Carla Giulia    - 09-07-2012
La scuola è stata messa a morte nell'indifferenza generale!
Solo movimenti di studenti e genitori, ha ragione Stefano, potrebbero far cambiare qualcosa!
Ma noi insegnanti non possiamo certo dirlo direttamente agli studenti e ai genitori, perchè significherebbe "criticare" le scelte del ministero e mi sembra di ricordare che non ci è consentito critcare i nostri "capi", pena il licenziamento!
Grazie Brunetta, ci mancava solo questo per completare il quadro anti-democratico del nostro Paese!