Colpire chi non si può difendere
Lorenzo Picunio - 16-06-2012
Si diffonde in certi ambienti l'idea che ogni intervento sull'handicap è antieconomico, e che il cittadino disabile è un peso e non una risorsa per la società. Non a caso, quando si è aperta la discussione sull'art. 18 sono state poche le voci che hanno fatto presente come le prime vittime della libertà di licenziare sarebbero stati lavoratori disabili, donne incinte, lavoratori vicini alla pensione. Immancabilmente si sono visti arrivare gli effetti di questo "nuovo modo di pensare". Alla ricerca della "spending rewiew" la fantasia italica di molti Uffici Scolastici Regionali si è scatenata nel cercare di tagliare insegnanti di sostegno inventando nuovi limiti, variegati, per le certificazioni. Chi ha rispolverato l'idea di "disabilità uguale invalidità", chi si è lamentato di un'eccessiva disponibilità della Magistratura rispetto alle richieste dei genitori, e così via.

E questo in un contesto che sembra, attraverso i tagli ai bilanci degli enti locali, voler togliere motivazione ai genitori: riduzione del personale addetto all'accudienza, classi sempre più numerose, sempre meno interventi di logopedia e psicomotricità.

Di nuovo, è un colpire chi non si può difendere. Di nuovo, occorre che tutti ci mobilitiamo per tutelare un diritto che è di una minoranza, senz'altro, ma che rappresenta l'attuazione dell'art. 3 della Costituzione Repubblicana. Di nuovo, aspettiamo voci istituzionali forti, anche dagli enti locali oltre che dal parlamento, che dicano chiaro che l'inserimento dei bambini e dei ragazzi con handicap nella scuola di tutti (quello previsto dalla legge 517/1977) è una ricchezza e non un limite della scuola italiana, come può testimoniare chiunque abbia studiato in questi trent'anni in una scuola pubblica con inseriti alunni disabili.
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