La Rivoluzione francese: caratteri generali
Gennaro Tedesco - 07-06-2012
Dallo Speciale Il tempo e la storia



La fine del XVIII secolo è contrassegnata dalla massiccia e ingombrante presenza di un evento capitale per la storia contemporanea, la Rivoluzione francese che ancora oggi getta le sue terribili ombre e le sue abbacinanti luci sul corso degli avvenimenti umani.
La Francia della fine del XVIII secolo è una nazione schiacciata dal peso di una monarchia assoluta dedita agli sprechi finanziari, dall'apparato fastoso, sfarzoso e dispendioso di una corte improduttiva e parassitaria e da una aristocrazia laica ed ecclesiastica non meno vorace e dissipatrice dei re e della corte.
Gli spaventosi deficit accumulati dalla monarchia francese nelle lunghe e costose guerre coloniali e continentali, l'esenzione fiscale accordata ai corpi privilegiati dello Stato quali nobili ed ecclesiastici, l'abbandono o la cattiva coltivazione del latifondo aristocratico ed ecclesiastico, lo sperpero finanziario della corte e della burocrazia, spesso soltanto strumento di arricchimento e potere attraverso la rapina delle risorse finanziarie dello Stato, la pressione fiscale in continua progressione sui ceti produttivi del Paese, quali la borghesia commerciale e imprenditoriale, riducono la Francia a mal partito.
Non meno tartassati, sfruttati e disprezzati sono i contadini, in gran parte non proprietari delle terre che coltivano e costretti ad umilianti e rapaci corvées feudali.
La Rivoluzione americana e la monarchia costituzionale inglese forniscono validi modelli politici alternativi alla monarchia assoluta francese: non pochi intellettuali e politici francesi guardano ad esse con sempre maggiore interesse ed entusiasmo.
Tutto l'illuminismo francese non è altro che una serra di coltura per la nascita e la formazione di una critica distruttiva nei confronti dello Stato monarchico assoluto, nei confronti della religione e nei confronti dei due corpi privilegiati della società francese, nobili ed ecclesiastici.
Paradossalmente la Francia dell'Ancien Régime non è una nazione in crisi produttiva, essa, al contrario, è attraversata da una crisi fiscale, istituzionale e politica. Il carico fiscale non è adeguatamente ripartito, come si è detto. La borghesia commerciale ed industriale continua a produrre, ma il peso fiscale grava ormai esclusivamente su di essa. I suoi intellettuali cominciano a bersagliare il parassitismo e il privilegio di nobili ed ecclesiastici.
D'altra parte la monarchia assoluta e le sue istituzioni non danno alcuna rappresentanza politica alla borghesia francese e ai suoi intellettuali.
Non parliamo dei contadini che non sono neanche presi in considerazione. Dal processo di formazione della volontà politica nazionale la borghesia, gli intellettuali e i contadini sono esclusi. Essi producono, pagano le tasse, ma il re, la corte, gli aristocratici e gli ecclesiastici, che non lavorano, non producono e non pagano le tasse sono quelli che hanno il diritto di prendere decisioni anche per gli altri.
La presa della Bastiglia non è che un momento del lungo e tormentato processo politico, economico e sociale che porterà al Termidoro.
La borghesia liberale e conservatrice prende il potere grazie all'apporto determinante della media e piccola borghesia, dei contadini e dei sanculotti parigini. Ma essa non sa e non vuole andare oltre certi limiti politici e sociali : in questa fase la Rivoluzione francese crea uno Stato su base censitaria, che esclude gran parte dei protagonisti della Rivoluzione, media e piccola borghesia, contadini e sanculotti.

Ma nel momento del pericolo e del disastro imminente l'ala destra dello schieramento borghese viene eliminata: al suo posto subentrano Robespierre e i giacobini. Contro i nemici esterni, le monarchie assolute europee e l'Inghilterra monarchico-costituzionale e contro la destra girondina, realista, aristocratica e sanfedista, Robespierre e la Montagna adottano un programma rivoluzionario che non lascia spazio alle mezze misure : centralizzazione rapida e massiccia del potere politico ed economico, salvaguardia degli interessi del proletariato operaio di Parigi, i sanculotti, ridistribuzione ancora più profonda e radicale della proprietà fondiaria a favore dei contadini, intensificazione della laicizzazione dello Stato e della società, la creazione di un esercito di soldati ed ufficiali non aristocratici fedeli alla Repubblica e per interessi di carriera legati indissolubilmente alle sue sorti.
La politica economica, sociale e militare di Robespierre salva la Repubblica francese. La democrazia radicale dei giacobini si consolida, consentendo ai contadini e sanculotti una prima reale partecipazione alla vita politica della Francia.
La Riforma agraria profonda e radicale della Rivoluzione giacobina lega i contadini indissolubilmente alle sorti della neonata Repubblica.
Ma una parte rilevante della borghesia francese, cresciuta e ingrassata negli appalti e nelle commesse militari e nel subdolo clima dell'affarismo politico della Rivoluzione, desiderosa di nuove avventure militari apportatrici di notevoli introiti finanziari, sospettosa nei confronti del puritanesimo moralizzatore dei giacobini più fervidi e intransigenti, stronca l'esperimento democratico-radicale di Robespierre. La Rivoluzione francese sfocia nella repressione borghese e reazionaria del Termidoro.
Punti fermi delle conquiste rivoluzionarie della Francia rimangono la riforma agraria, il tentativo democratico e il processo di laicizzazione dello Stato. Riforma agraria e democratizzazione sono strettamente legate: la riforma agraria ridistribuisce la proprietà fondiaria a favore dei contadini che così hanno tutto l'interesse a difendere la Rivoluzione e a partecipare attivamente alla vita politica della Repubblica francese. E la Rivoluzione francese rompe la stretta connessione esistente tra trono e altare, tra Stato e Religione cattolica.

discussione chiusa  condividi pdf