Il tempo perduto
Francesco Di Lorenzo - 12-05-2012
Dallo Speciale Notizie dal fronte 2011-2012


1.

Siamo talmente pieni di tagli che le ferite non sanguinano più. Nella scuola è finito il nutrimento - il sangue, ciò che mantiene in vita. Lo dice a chiare lettere il presidente dell'Anp (associazione nazionale presidi) Giorgio Rembado: "E' stato davvero tagliato già tutto", queste le sue parole. Anzi, prosegue dicendo che c'è bisogno del contrario (che non è una novità) e rivela che alcune scelte di risparmio si sono rivelate infruttuose. Le affermazioni, fatte dal presidente di un'associazione non certo dell'opposizione, fanno apparire le cose nella loro gravità.

Come è grave la notizia che l'aumento di cinque punti percentuali della spesa sanitaria, corrisponde proprio alla percentuale (ancora e sempre) tagliata alla scuola. Insomma, dopo questi messaggi, c'è da stare preoccupati, anche perché le guerre tra poveri e le dispute sulla poca o molta importanza di categorie e ministeri, non portano da nessuna parte.

Se i precedenti governi hanno distrutto, l'impressione è che questo, attuale, non stia affatto riparando.

2.

A Torino, doveva essere contestata la ministra Fornero, così si attendevano tutti, ed invece è toccato al ministro Profumo. Al centro congressi del Lingotto, durante un convegno organizzato da un'associazione vicina al terzo polo, un gruppo di studenti ha inscenato una protesta contro il ministro dell'Istruzione. Appena ha preso la parola, hanno srotolato uno striscione con normali scritte sulle ragioni dei precari, ma sono stati subito allontanati. Altri studenti che non erano riusciti ad entrare perché fermati all'ingresso, si sono uniti alla protesta, e com'era prevedibile c'è stata una carica delle forze dell'ordine. Alla fine, lo studente Nicola Maranga è rimasto ferito. Dopo la notizia viene spontanea una domanda: com'è possibile che ogni protesta in questo paese venga sempre scambiata per altro? Per abuso, per prepotenza e mai per una semplice divergenza di idee e di vedute. La colpa non è certo del ministro che stava dentro e non sapeva neanche ciò che stesse succedendo fuori, ma un cittadino che vuole manifestare il proprio dissenso, che cosa deve fare? Prepararsi al peggio? Vestirsi in modo adeguato? Tutto ciò è veramente sconcertante.

3.

Per finire, sono da segnalare due lettere ai giornali scritte da due donne di scuola. La prima è stata scritta da una insegnante precaria, Daniela Martellani, che espone la sua condizione.

Ha avuto una supplenza in un istituto comprensivo della provincia di Padova a gennaio. Il primo stipendio lo ha ricevuto a marzo. E da allora più niente, mentre continua ad insegnare regolarmente. È una lettera molto amara: sentirsi umiliata per le difficoltà economiche, avere problemi anche per pagare l'abbonamento dell'autobus per recarsi a scuola, e veder calpestato il diritto al lavoro non ricevendo il compenso per un'attività svolta, è veramente troppo.

L'insegnante si domanda con quale criterio il governo chiede 'sacrifici, partecipazione e comprensione' alla popolazione? Quando non rispetta addirittura la sopravvivenza dei suoi dipendenti?

La seconda lettera è di Simonetta Salacone, già dirigente scolastica di una scuola romana. Ella pone al sottosegretario Rossi Doria, inventore e realizzatore del progetto 'maestri di strada' di Napoli, alcune questioni sulle prove Invalsi. La premessa è che si rivolge a lui, in particolare, perché notoriamente, il solo fatto di aver avuto in mente di fare il maestro di strada, significa essere in possesso di una mentalità valutativa opposta a quella dei quiz, così come sono presentati dall'Invalsi. Insomma, le domande sono: la valutazione di persone e scuole, così come è stata concepita dall'Invalsi, cioè con quiz a risposta chiusa, in che posto colloca i soggetti più fragili? Che sono proprio gli studenti che hanno più bisogno di scuola? E' mai possibile che questo sia l'unico modo per valutare la scuola italiana? Un modo, tra l'altro, rifiutato da quasi tutti.

La richiesta che la dirigente Salacone fa al sottosegretario Rossi Doria, è quella di intercedere e di far cambiare idea al ministro. Chiede che le prove non vengano imposte a tutti e che diventino un percorso di ricerca su un campione, come avviene in altre parti d'Europa. Che siano fatte su base volontaria, rispettando il contesto in cui vengono calate. Perché una valutazione al di fuori del contesto e per di più con domande sbagliate e fuori tema, come dimostra l'articolo di Girolamo De Michele su questo stesso giornale, non servono a nessuno. Se non a farci perdere altro tempo (ma quest'ultima frase nella lettera non c'è).


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